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Anubi "Kai Pilnaties Akis Uzmerks Mirtis"

Full-length, Danza Ipnotica, 1997
Genere: Avantgarde/Black Metal

“Quando la Morte chiude gli occhi della luna piena” : è questa la traduzione in italiano del titolo di questo album degli Anubi, gruppo lituano formatosi nel 1992. Il titolo dell’album così tradotto potrebbe benissimo lasciar pensare ad un gruppo black metal; così come il logo del gruppo (a parte il simbolo egizio, che è comunque invertito).
E invece qui ci troviamo di fronte ad un gruppo sì di metal estremo ma sicuramente non è black, ed anche la copertina dell’album, sembra più un quadro di Munch che la copertina di un album black metal. Stilisticamente non è possibile dare all’album una definizione diversa da questa: avantgarde, a tratti progressive, ma senza rinunciare ad atmosfere e sonorità assolutamente originali, specialmente per l’uso (talvolta un po’ eccessivo) di tastiere e strumenti a fiato e per la prevalenza delle vocals in pulito.
Gli Anubi con questo loro lavoro riprendono le atmosfere cupe dei primi Valefar (sempre lituani) di “Frigus Ex Tenebris Venit” e le uniscono a sonorità stravaganti e psichedeliche (si pensi che usano perfino lo xilofono) senza mai proporre accelerazioni.

Quest’album è una continua sorpresa, dalla prima all’ultima traccia, e l’ascoltatore ne rimane incantato, dalla prima traccia all’ultima, passando per una “Kai Pilnaties Akis Uzmerks Mirtis” dove la tastiera sembra quasi dissonante, e per una “Kai Pilnaties Akis Uzmerks Mirtis II”, che è come una marcia caratterizzata da un ipnotico arpeggio. Il brano più melodico è senz’altro “ A Naujà Galybae”, la sesta traccia, ammesso che per melodia intendiate un qualcosa di un po’ meno cupo e cervellotico rispetto al resto dei brani; mentre altrettanto melodica è la traccia seguente che però presenta sonorità molto “orientaleggianti” e diciamo pure rilassanti. Colpisce moltissimo per le atmosfere la prima e soprattutto l’undicesima traccia, cioè l’ultima, che con i suoi quindici minuti di suoni psichedelici (lo xilofono in primis e le tastiere dalle sonorità molto cupe) e con le sue linee vocali quasi parlate fa venire in mente un rituale misterioso celebrato ai tempi degli antichi egizi ( e dico proprio gli egizi per il nome della band, Anubi, la divinità egizia rappresentata con la testa di cane) mentre la nona traccia è molto folk e sembra presa da un album dei primi Skyforger. Che dire poi di “Mirtis” e “Ozirio Adventas”, dove sono soprattutto le sonorità della chitarre a dare quel tocco di misterioso e ipnotico a questo brano avantgarde...? e che dire delle altre tracce, tutte caratterizzate da atmosfere magiche e psichedeliche, date dalle vocals pulite( prevalenti) e in scream e dalla molteplicità degli strumenti usati o, se preferite, dalle sonorità usate..?

C’è da dire, e con questo concludo la mia recensione, che questo lavoro degli Anubi è una creatura partorita da una idea di black metal in stile Valefar, ma che poi si è evoluta percorrendo sentieri sperimentali, risultando così assolutamente originale e spingendosi dove nessuno o forse pochi hanno osato spingersi. Tuttavia, si tratta di un lavoro generalmente poco conosciuto oppure di un lavoro che a volte nelle sue sperimentazioni risulta eccessivo: Ho sentito dire che sono inascoltabili perché “troppo strani”, ed io a queste persone ho risposto: “non è un album che può piacere dal primo ascolto, né è un album per i puritani, che non tollerano contaminazioni…ma avete mai ascoltato qualcosa del genere?” E mi fu risposto di no.

Recensione a cura di: Volturnja
Voto : 90/100


Tracklist:
1. Savo Kelyje 01:27
2. Kai Pilnaties Akis Uþmerks Mirtis 03:35
3. Mirtis 05:34
4. Kai Pilnaties Akis Uþmerks Mirtis II 03:55
5. Gyvenimo Kritimà Dovanosim Krankliui 02:54
6. Á Naujà Galybæ 04:51
7. Ir Saulë Neteko Savo Pusës Veido 04:24
8. Ozirio Adventas 04:50
9. Folklorinë Daina Apie Mirtá 00:52
10. Ið tuðtumos Á Akmens Tylà 06:40
11. Tarp Akmens Ir Veidrodþio 15:04
Total playing time: 54:06

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