MONSTROSITY "Screams from Beneath the Surface" (Recensione)
Full-length, Metal Blade Records
(2026)
Un nuovo album dei Monstrosity è sempre un evento per chi frequenta le sonorità più estreme del metal. I floridiani non sono infatti famosi per la loro prolificità. Se consideriamo la loro nascita nel 1990 e la pubblicazione del loro primo monumento “Imperial Doom” nel 1992, questo “Scream From Beneath The Surface” è il loro settimo album, il primo post covid, e segue “The Passage Of Existence” del 2018.
L’evoluzione del loro death metal nel tempo, a differenza di band come i Cannibal Corpse, ha diminuito l’elemento brutal, in favore di un suono più groove, senza mai rinunciare alla violenza di fondo, ma sfruttando altre caratteristiche, quale un riffing più diretto e meno articolato, una produzione moderna, un cantato growl profondo e feroce, con una ritmica potente e tentacolare del grandissimo Lee Harrison, anima e custode di questa storica band estrema. Allo stesso tempo la distanza tra una pubblicazione e l’altra ha permesso alla band di evolvere, questo anche in virtù di importanti cambi di line up, come gli arrivi di Ed Webb alla voce e Justin Walker alla chitarra, senza dimenticare il rientro nei ranghi dello storico bassista Mark Van Erp dopo oltre venticinque anni. Da queste considerazioni partiamo con l’ascolto di queste dieci nuove canzoni.
Da subito si percepisce una produzione moderna che si esalta con un suono compatto ed evidenzia tonalità basse, donando profondità all’insieme (“The Atophied”). Ed Webb entra da subito bene nella sua parte con un growl efficace e feroce (“Spiral”). I Monstrosity confermano le ottime qualità tecniche, con la base ritmica che riveste un ruolo centrale (“Vapors”). La lunga e tentacolare “Banished To The Skies” apre le danze non con ferocia ma con un ritmo marziale e un riffing ripetuto che si staglia subito nella testa, si potrebbe dire quasi “orecchiabile” se questo termine non fosse avulso al termine death metal, ma la sostanza è proprio questa, anche se nei limiti del genere. Già dalla successiva “The Colossal Rage” si torna ai più consueti ritmi aggressivi e si viene assaliti dalla frenesia e da continui cambi di tempo, con un brutal death metal di grande impatto. Sfido a restare indifferenti davanti a un pezzo come “Fortune Engraved In Blood”, in cui la ferocia del death metal è assoluta, e viene perfezionata da una prestazione magistrale di tutta la band, con un cantato growl convincente e una linea vocale dannatamente efficace.
“Scream From Beneath The Surface” non ha brani deboli e risulta compatto dall’inizio alla fine, tenendo un minutaggio contenuto in modo da lasciare le canzoni solide e feroci, senza essere necessariamente ripetitivi ma sfruttando tante sfaccettature (“Blood Works”). In “The Dark Aura” aprono a ritmi lenti, generando un’atmosfera straniante, con suoni di tastiera ad ampliare l’effetto vorticoso. “Veil Of Disillusion” posto alla fine si pone tra i brani più violenti ed efficaci e ribadisce il posto di rilievo che da sempre i Monstrosity rivestono tra gli amanti del death metal più pesante e tecnico. “Scream From Beneath The Surface” non è un album scontato, ma vive di tante sfaccettature dentro un suono monolitico, composto da idee valide e suonato da una band stellare.
Recensione a cura di John Preck
Voto: 83/100
1. Banished to the Skies
2. The Colossal Rage
3. The Atrophied
4. Spiral
5. Fortunes Engraved in Blood
6. Vapors
7. The Thorns
8. Blood Works
9. The Dark Aura
10. Veil of Disillusion
2. The Colossal Rage
3. The Atrophied
4. Spiral
5. Fortunes Engraved in Blood
6. Vapors
7. The Thorns
8. Blood Works
9. The Dark Aura
10. Veil of Disillusion
Line-up:
Mark van Erp - Bass
Lee Harrison - Drums
Matt Barnes - Guitars
Ed Webb - Vocals

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