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Nothgard "Warhorns of Midgard"

Full-length, Black Bards, 2011
Genere: Pagan Metal


Sì, lo ammetto. Anch'io ero visibilmente deluso dopo l'ultima uscita degli Equilibrium. Anch'io non ero proprio soddisfatto dal cambio di vocalist avvenuto dopo Iron negli Ensiferum. E sì, diciamolo, ero pure stufo del viking\folk da battaglia, quello composto da epiche tastiere, riff di una semplicità francamente al limite dell'offesa, e dagli inserti di violino, copiati impunemente dai maestri del genere. 
Poi un giorno, ascoltando i Menhir, precursori del movimento, mi viene proposto, da quella macchina malefica che è Youtube da cui però non si può prescindere, un gruppetto tedesco (ma guarda), che va sotto il glorioso nome di Nothgard.

La prima impressione non è stata di quelle memorabili, anzi. Mi sembravano una mossa studiata a tavolino per compiacere i fan rimasti a bocca asciutta dopo Rekreatur, oppure per cavalcare l'onda finchè essa è al suo apice. Ho comunque preso il disco, il full lenght d'esordio, piazzato lì senza nemmeno una demo, senza nemmeno un EP, insomma la solita, necessaria gavetta. Superbi, penso, dannatamente superbi. Nemmeno i più grandi gruppi della scena si sono permessi di presentarsi sull'uscio difettando di rigorose presentazioni.
Eppure, ponendolo sul lettore, Warhorns of Midgard funziona. Trascina. Scuote. Non c'è nulla di nuovo sul fronte occidentale: Ancient Warriors\Modern Heritage offre un simpatico quanto banale riff in legato, steso su tappeti in tremolo e doppio pedale, Under the Serpent Sign una melodia di tastiera e fisarmonica (originali nevvero?), che sfocia in un terribile ritornello (perchè vi resterà impresso, tanto da riapparire anche nei momenti meno opportuni), Victory una cavalcata in pieno stile scandinavo. Nemmeno la voce del singer riesce a caratterizzare in modo sufficiente la proposta, avvicinandosi ora a Jari Maenpaa, ora a mille altri vocalist impegnati in ringhiati, urla guerresche.

I pochi inserti in growl non fanno altro che rammentare il dialogo presente in Blut im Auge di Sagas.
Quindi perchè mai avere in discoteca un'uscita del genere, in cui il minimo particolare è assolutamente, insindacabilmente derivativo? Un motivo valido potrebbe essere questo: è divertente. E' ben curato. E' prodotto magnificamente. E' epico da causare diabete ai predisposti. La traccia in chiusura, Ragnarok, presenta orchestrali ,quasi power ad esser pienamente sinceri, arrangiati con estrema, lodevole perizia.
Probabilmente i Nothgard non saranno il futuro della Germania in campo pagan: non hanno le qualità per ergersi a portabandiera di un movimento, né, e qui ci sarebbe parecchio da dire, l'originalità, essendo una copia, seppur a regola d'arte, di combo di spicco ben più notevole. Conquistano, incredibilmente,  l'orecchio del neofita mostrandosi ricettivi alle richieste del mercato, strutturando le loro canzoni in forma lineare, classica, inserendo qua e là accattivanti assoli, qualche cavalcata in terzine, qualche grido di battaglia. 
Accarezzano la tentazione degli esperti con rimandi al passato, toccando sapientemente le corde della nostalgia (maledetta!).

In sede live devono essere devastanti, con tutto quel picchiare sulle percussioni, con quella carica ferale.
Dopo questa ondata di pensieri in libertà, molti di voi, capitati su queste righe, si staranno chiedendo, annoiati, il sunto, la morale che ne voglio trarre. Non c'è nessuna frase ad effetto, ad attendervi al termine della recensione. Non c'è nessuna rivalutazione del prodotto. Solo una piccola, innocente constatazione: siamo davvero costretti a dover attingere a delle immagini riflesse per soddisfare il mercato? Siamo davvero a questo punto? Ci è sufficiente quel po' di divertimento dato da un dischetto viking qualunque? Questa è la musica moderna, la musica libera come osano chiamarla i teorici, e certi utenti che hanno spostato la residenza nel forum dove ottengono maggiori consensi? So benissimo che qualcuno potrà obiettare. Ma chi mi conosce, sa che non sopporto trovate commerciali del genere. Non sono contro il gruppo in sé, per carità, svolge con parecchi picchi tecnici il suo compitino. In ogni caso non si tratta di semplice musica, ma di decadimento del gusto. Sembra veramente che con poche felici intuizioni sia concesso a chiunque di apparire al “Concerto dei Grandi”.
Pensiamoci.

Nota a margine: spero vivamente che i ragazzoni teutonici escano dai clichè imposti. Hanno talento, sotto la patina di superficialità. Pezzi come quelli sopracitati, ma anche Spirit per esempio, hanno poco da invidiare, sul lato pratico, a pilastri.
E' necessario però che le generazioni successive affinino le lame e portino ventate di aria fresca ai movimenti, non si limitino ad una sterile riproposizione. E penso che la potenza dell'intelletto ai giovinastri non manchi.

Recensione a cura di: Thanatos
VOTO: 50/100
(è una bocciatura allo “spirito”).

Tracklist 
1. Lex Talionis 04:38
2. Arminius 05:14
3. Under the Serpent Sign 04:08
4. Einherjer 05:33
5. Shadows Arise 02:09
6. Blackened Sky 06:02
7. Victory 03:57
8. Warhorns of Midgard 05:29
9. Spirit 03:38
10. Ancient Heritage/Modern Warriors 05:08
11. Rise After Falling 04:25
12. Ragnarök 05:31

DURATA TOTALE: 55:52

http://www.metal-archives.com/bands/Nothgard/3540325606
http://www.myspace.com/nothgard

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