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DESASTER "Churches Without Saints" (Recensione)


Full-length, Metal Blade Records
(2021)

Come molti di voi avranno potuto notare, la mia presenza su questa webzine negli ultimi mesi si è purtroppo molto diradata: gli impegni di lavoro stringono ma finalmente vedo le ferie all'orizzonte e trovo il tempo per recensire “Churches without saints", l'ultima opera dei thrasher tedeschi Desaster che ha reso la stagione più calda dell'anno bollente come le fiamme dell'inferno.

Il disco si compone in tutto di undici tracce (inclusa la intro “The grace of sin") per un totale di 46 minuti e 5 secondi di ascolto ed è uscito il 4 giugno 2021 per Metal Blade Records. I Desaster in “Churches without saints" propongono un thrash metal di grande personalità, estremamente tagliente ed aggressivo, costruito sulla via tracciata da band storiche del thrash teutonico come Kreator e Destruction: dalla prima grande band traggono spunto per le melodie epiche e a tratti malinconiche, dalla seconda le strutture grezze e pesanti. L'album è nel complesso molto vario in quanto alterna pezzi di diversa velocità, dalle mazzate thrash rapidissime e senza fronzoli (si ascolti a tal proposito il brano “Hellputa", che include inoltre un cafonissimo campionamento di orgasmo femminile), a brani più lenti e riflessivi (in questo caso si prenda a riferimento “Aus asche", cantato in lingua tedesca e dal vago sapore industrial); resta in ogni modo, come comune denominatore di tutto l'album, un sound profondamente oscuro e pesante, orientato anche verso un death metal europeo di stampo Vader. 

Se la scuola thrash tedesca può in qualche modo avere una certa specularità con quella statunitense, i Desaster potrebbero rivestire in Germania il ruolo che negli USA è attribuito ai Demolition Hammer: entrambe la band infatti, spesso sottovalutate dai più, essendo nate qualche anno dopo rispetto ai gruppi colleghi delle rispettive scene, raggiungono la notorietà solo intorno ai primi anni ’90, proponendo una sottile rielaborazione dello stile delle band seminali, tuttavia senza discostarsi dal sound di queste ultime. “Churches without saints" è l'ennesima dimostrazione di come il thrash metal non muoia mai e sappia sempre rinnovarsi a partire dagli esempi dati dalla vecchia scuola. Mi sento infine di consigliare l'ascolto di questo album davvero valido sia agli amanti del thrash in generale che (soprattutto) a tutti coloro che hanno una particolare predilezione per i Kreator e i Destruction. Come voto finale un pieno 80/100 “Churches without saints" se lo merita tutto.

Lupo Thrasher
Voto: 80/100

Tracklist:
1.The Grace of Sin (Intro) 00:52 
2.Learn to Love the Void 03:58 
3.Failing Trinity 03:25 
4.Exile Is Imminent 05:34 
5.Churches Without Saints 06:31 
6.Hellputa 02:52 
7.Sadistic Salvation 04:12 
8.Armed Architects of Annihilation (In Clarity for Total Death) 03:41 
9.Primordial Obscurity 04:57 
10.Endless Awakening 07:07 
11.Aus Asche (Outro) 02:56 

DURATA TOTALE: 46:05

Weblinks:
Bandcamp
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Line-up:
Infernal: Guitars
Odin: Bass
Sataniac: Vocals
Hont: Drums

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