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L'umana stirpe: VENEREGRIDA (Intervista)


I calabresi Veneregrida sono in giro dalla fine degli anni Novanta e quindi hanno già esperienza da vendere nel mondo della musica pesante. Il loro ultimo album, "L'umana stirpe" (recensione QUI) si è meritato uno spazio come TOP ALBUM sul nostro sito. Tutti elementi che ci hanno spinto ad indagare maggiormente su questa band. Alle domande del nostro John Preck ha risposto Vein, cantante della band. Buona lettura!

01 – Ciao ragazzi. Per iniziare questa nostra chiacchierata vi chiederei di parlarci un po’ della storia dei Veneregrida, una storia ultraventennale che inizia a fine anni Novanta…
Innanzitutto salve a tutti e grazie di questa intervista, qui Vein il cantante della band, ma torniamo alla domanda… Vero… 23 anni di arte, musica, concerti, dischi divertimento, tour, festival pub, fiere, contest. Questa domanda è così complessa che credo che questa lista di esperienze fatte sia più che esaustiva, potremmo fare questa intervista rispondendo solo alla prima domanda viste le infinite storie da raccontare, lascerei al pubblico la voglia di scoprire chi siamo, ascoltando la nostra band e seguendoci nelle nostre prossime avventure.

02 – Ho letto che avete partecipato recentemente alle finali di San Remo Rock. Come sono andate? Che impressione avete avuto di quell’ambiente? Cosa avete riportato a casa da quest’esperienza?
Quando ci iscriviamo ad un contest, festival, ecc ecc, la prima cosa che guardiamo non è il nome dell' evento, ma se ci siamo tutti e cinque per organizzare una bella vacanza. Comunque divertimento, tanti gruppi validi e con molto da dire, un ambiente alla fine consono con la nostra attitudine che ci ha fatto tornare a casa con la voglia di gettare le basi per un nuovo album. La canzone che abbiamo portato lì difatti non è stata ancora registrata perché farà parte del nuovo disco.

03 – Fare un certo tipo di hard rock in Italia oggi è molto difficile. Cosa vi spinge a continuare dopo tutti questi anni? E credete che una certa vittoria all’ultimo Festival di San Remo possa aprire qualche porta in più a band come la vostra?
Guarda.. Non credo che per fare musica o arte in generale ci sia bisogno di una motivazione o di una meta, credo più sia un bisogno inconscio di rappresentare se stessi e lasciare qualcosa che vada oltre la tua vita terrena, l'uomo ha un timer che scorre e che arriva volenti o nolenti allo zero, l'arte parte dallo zero per arrivare all’ eternità. Se fai business e spettacolo le porte si aprono sempre a prescindere da che genere fai… e volenti o nolenti, come disse qualcuno, il gusto si impone.

04 – Come nasce un album come L’umana Stirpe? Quanto tempo avete impiegato per scriverlo ed arrangiarlo?
Diciamo che l'umana stirpe è una conseguenza, rappresenta la quadratura di “un cerchio", è il terzo di una trilogia che dimostra che il nostro intelletto cerca sempre di superare i suoi limiti rappresentando senza giudicare pregi e difetti della stirpe umana..

05 – Durante l’ascolto si sente una tensione costante sia da un punto di vista strumentale che vocale. Cosa volete esprimere con la vostra musica?
La necessità e la volontà di un evoluzione personale e collettiva.


06 – Ho trovato i testi davvero interessanti e molto ben costruiti, che si inseriscono perfettamente all’interno tessuto sonoro. Ascoltandoli si percepisce una rabbia ed a volte amarezza. Cosa avete voluto esprimere? E quanto i testi sono legati tra di loro nel loro umore generale?
Quando scrivo i testi, tutto è collegato… scrivo per ispirazione ma ho bisogno di un concetto da cui partire. Solitamente non mi ammazzo più di tanto a trovare le idee, le aspetto cercando di capire i segnali che “il mondo visibile e invisibile” mi donano. Nei testi esprimo la mia visione del tutto cercando di essere spettatore più che protagonista, tutto qui….. Credo che riuscire a staccarsi dal concetto di fautore del tuo destino e divenire al contrario spettatore di ciò che il destino mi ha riservato sia un punto d arrivo ancora lontano nella mia vita, ma almeno giusto o sbagliato che sia ci sto provando…

07 – Vivere a Reggio Calabria quanto influenza la vostra musica? E quanto è difficile gestire ed organizzare vivendo così a sud?
Diciamo che ancora non abbiamo compreso appieno che i confini o i limiti non sono più fisici o legati a luoghi o cose, ma bensì mentali, puoi postare un bel brano da Reggio Calabria ed arrivare in America in meno di 3 secondi

08 – A distanza da alcuni mesi dall’uscita de L’umana Stirpe, quali sono stati i riscontri, sia di critica che di vendita?
Ahahhahhahah… non ne ho idea, ma spero bene, io voglio solo scrivere testi e creare canzoni, di questi aspetti se ne occupa il nostro batterista “kronos” Natale Scopelliti…E' lui il nostro "smanettone digitale”... Io non ho neanche profili social.

09 – Come pensate di promuovere il vostro album, in questo momento così particolare che stiamo vivendo?
Questi sono tempi in cui la “rete” è divenuta la più grossa forma di comunicazione immediata e universale, e noi siamo dentro la rete…. Certo, noi vorremmo essere il ragno che si muove in questo “web" e non la mosca impigliata che resta statica fino alla sua morte.

10 – Se qualcuno che sta leggendo l’intervista ed ha letto la nostra recensione fosse interessato ad acquistare il vostro album, come può fare?
Nova Era Record, la nostra etichetta, e su tutti gli store digitali…. O mandandoci una richiesta sulla nostra pagina Facebook o social vari.

11 – A voi l’ultima parola…
OK… la nostra è un'arte “addizionista”, come cerco di spiegare nel mio Manifesto Addizionista; una forma mentis dove esiste un mondo e un “nuovo uomo”, una visione aurea dell “uno”,.... è dalla somma che si ottiene il singolare. Detto questo, vi ringrazio a nome della band per l'opportunità dataci e spero che "L‘Umana Stirpe" possa entrare con prepotenza nella mente dei suoi ascoltatori, regalandogli spunti di riflessione e voglia di continuare ad evolversi…In meglio ovviamente, ahahhahahha.


Intervista a cura di John Preck

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