DESOLUS "Dweller of the Twilight Void" (Recensione)
Full-length, Hell Headbangers Records
(2026)
Seconda prova dopo “System Shock” del 2024 per gli statunitensi Desolus provenienti da Washington D.C. I thrasher della capitale da 2 anni stanno mettendo a soqquadro gli U.S.A., sintetizzando la precisione del thrash metal a stelle e strisce e la fredda violenza della scena tedesca. I Kreator e i Destruction, nonostante le qualità pionieristiche, spesso avevano difficoltà ad incanalare quel caos in una direzione precisa. “System Shock” era debitore soprattutto dei Kreator di “Pleasure to Kill”. Passati da un terzetto a un quartetto in “Dweller of the Twilight Void”, i Desolus ampliano gli obiettivi dando continuità a quanto proposto sul finire degli anni ’80 da Demolition Hammer, Sadus e Morbid Saint.
Portare questa musica, altresì urgente e muscolare, a un ulteriore step, sganciandola definitivamente da ogni retaggio della NWOBHM, evitando però di trasformarla nel nascente death metal floridiano dei Morbid Angel o nel pop metal stile Black Album dei Metallica, evitandone la morte. Un’operazione non semplice se si pensa che il thrash metal nella sua forma più matura, cioè post 1987, a livello ritmico è più vicino alla furia grindcore che all’oscurità controllata del death metal di Tampa.
I Desolus cercano di restare nei territori del thrash metal puro facendo propri vari elementi del genere: la violenza programmatica del thrash tedesco è affiancata da sezioni più West Coast orientate al mosh, l’oscurità è supportata dalla potenza hardcore. I riff sono tecnicamente competenti e i tempi ritmici non ortodossi trascendono i 4/4 della musica rock. La voce del leader e chitarrista Jimmy Froster è un rimbombante abbaio hardcore, una rabbia da strada che evita i falsetti heavy metal di Tom Araya, grazie a uno stile sì schizofrenico e vicino a Mille Petrozza, ma più evoluto e minaccioso.
Ciò che stupisce è però l’abilità di tessere oscure melodie tra le varie strutture. Non bisogna dimenticare che lo scheletro di questa musica è composto da linee di basso poderose e tom di batteria devastanti. Tutto il superfluo è eliminato in favore di un’essenzialità che non è sinonimo di mancanza di mezzi ma di lungimiranza artistica: quello che ne viene fuori è caos ragionato, violenza calcolata.
Alcune sezioni lambiscono il groove, inteso come ritmo forsennato a tempi medi. Queste fungono da materiale di collegamento con i riff più caotici, consentendo ai brani di non fossilizzarsi esclusivamente sulla velocità ma di condurla a un punto focale. Il lavoro chitarristico è incentrato sull’essenzialità e sulla tonalità più che sul virtuosismo tipico dello stile. Nonostante la velocità, i riff hanno un’andatura quasi meccanica, tanto che ogni entusiasmo dell’heavy metal (il punto debole di molto thrash) viene allontanato. Anche ogni richiesta di sviluppo in senso progressivo (spesso sintomo della fine di un genere) è rigettata al mittente. La cover di un brano proto-thrash come “Show No Mercy” degli Slayer adatta l’originale agli sviluppi che il thrash avrebbe rapidamente avuto nel giro di pochi anni.
Questa non è solo musica estrema ma una dichiarazione di intenti, tanto più sincera perché proviene dalla capitale degli Stati Uniti, una nazione che dal 2016 il trumpismo ha ripiombato in una situazione non dissimile al reaganismo. Probabilmente quando la criticità della situazione politica lo richiede, un genere come il thrash metal riemerge ed esprime i suoi frutti migliori. Nell’epoca di generi “core” iperprodotti e amorfi, opere di questo tipo acquistano un valore ancora più elevato.
Molti, alla fine degli anni ’80, decretarono prematuramente la morte del thrash. Nonostante proprio alla fine del decennio il genere raggiunse la piena maturità, in parte questi sviluppi furono oscurati dalle sirene più estreme provenienti dalla Florida e dalla svolta pop rock del Black Album e di Countdown to Extinction. Ma un genere non muore mai finché ci sono artisti disposti a suonarlo e persone disposte a comprare i loro dischi. Intanto “Dweller of the Twilight Void” è finora il capolavoro dell’anno.
Recensione a cura di Gabriel Althos Aldo
Voto: 85/100
1. The Portal
2. Dweller of the Twilight Void
3. Trespass the Threshold
4. The Pact (Sealed in Blood)
5. Threading the Atom
6. Visages of Death
7. Woman of Infernal Beauty
8. Primordial Evil
9. Show No Mercy (Slayer cover)
10. Nefarious Dominion
3. Trespass the Threshold
4. The Pact (Sealed in Blood)
5. Threading the Atom
6. Visages of Death
7. Woman of Infernal Beauty
8. Primordial Evil
9. Show No Mercy (Slayer cover)
10. Nefarious Dominion
Line-up:
Vivek Rangarajan - Bass, Vocals
Travis Stone - Drums, Guitars
Jimmy Frost - Guitars, Vocals
Bileh Dougsiyeh - Drums
Web:
Bandcamp
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