VIA AD MORTEM "Requiem I: Through the Path Over The Ruins" (Recensione)
Full-length, Northern Darkness Records
(2026)
Debuttare nel black metal nel 2026 non è certo semplice. Tra nostalgici della seconda ondata norvegese e gruppi che cercano disperatamente di reinventare il genere, trovare una propria identità è diventato quasi più difficile che scrivere buoni riff. I Via Ad Mortem ci provano con "Requiem I: Through the Path Over The Ruins", primo capitolo di un percorso artistico che punta molto sull'atmosfera, sulla spiritualità e su una visione del black metal intesa più come espressione filosofica che come semplice genere musicale.
Fin dalle prime battute di "The First Steps Towards the Unknown" si percepisce la volontà della band di costruire qualcosa che vada oltre l'impatto immediato. Le influenze del black metal atmosferico europeo emergono chiaramente, ma il gruppo evita di trasformarsi nell'ennesima copia sbiadita dei nomi più celebrati della scena. Le trame chitarristiche si sviluppano lentamente, creando paesaggi sonori malinconici e contemplativi che trovano una buona sintesi tra aggressività e introspezione.
Tra i brani più convincenti spicca "Worshipper of Death", probabilmente il pezzo più immediato dell'intero lavoro. Qui la componente più feroce del sound emerge con maggiore decisione, sostenuta da riff efficaci e da un'atmosfera costantemente opprimente. Molto interessante anche "Into the Bardo", che approfondisce il lato più ritualistico e meditativo del disco, mentre "Over the Ruins" riesce a condensare in pochi minuti gran parte dell'identità musicale della band.
Uno degli aspetti più riusciti dell'album è sicuramente la sua coerenza. Ogni traccia sembra parte integrante di un unico viaggio spirituale, senza dare mai l'impressione di essere stata inserita come semplice riempitivo. Brani come "Voragine di Luce" e "The Grace of Gnosis" contribuiscono ad ampliare ulteriormente la dimensione evocativa del lavoro, dimostrando una notevole attenzione alla costruzione delle atmosfere.
Anche la produzione curata da Mattia Nidini svolge bene il proprio compito. Il suono conserva una certa ruvidità che ben si sposa con il genere, ma senza sacrificare eccessivamente la chiarezza degli strumenti. Le chitarre mantengono il ruolo centrale all'interno della narrazione sonora, mentre la sezione ritmica sostiene il tutto con efficacia senza risultare invadente.
Non mancano tuttavia alcuni limiti. A tratti il disco sembra privilegiare l'atmosfera rispetto alla memorabilità dei singoli brani. Terminato l'ascolto, restano impresse soprattutto le sensazioni e le immagini evocate piuttosto che riff o passaggi realmente distintivi. Inoltre, alcuni episodi centrali tendono a rallentare leggermente il ritmo complessivo e rischiano di apparire troppo simili tra loro agli ascoltatori meno pazienti.
Si tratta comunque di difetti comprensibili per un debutto che dimostra idee chiare e una visione artistica ben definita. "Requiem I: Through the Path Over The Ruins" non cerca scorciatoie commerciali né facili effetti d'impatto: preferisce costruire lentamente il proprio universo fatto di morte, trascendenza e decadenza spirituale. Forse manca ancora quel guizzo capace di trasformare un buon disco in un'opera memorabile, ma le fondamenta sono solide e lasciano intravedere margini di crescita molto interessanti per il futuro dei Via Ad Mortem.
Recensione a cura di Checco 78
Voto: 77/100
1. The First Steps Towards the Unknown
2. Through the Path…
3. Worshipper of Death
4. Muchita – Night in Lima
5. Into the Bardo
6. Voragine di luce
7. …over the Ruins
8. Rib for a Rib
9. The Grace of Gnosis
Line-up:
Gibil – Drums
Hiems Silens – Guitars, Bass
Santamuertero Sinister – Vocals, Keyboards
Web:
Bandcamp

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