FORBIDDEN "Forbidden" (Recensione)


Full-length, BLKIIBLK Records
(2026)

“Forbidden” sancisce ufficialmente il terzo ritorno in vita della band di San Francisco. Attivi a periodi alterni dal 1985, dopo la prima fase terminata con il controverso “Green” del 1996, erano tornati in modo estemporaneo nel 2010 con il buon “Omega Wave”. Da qui in poi l’oblio li aveva avvolti, almeno fino a oggi. Non sappiamo quale sia stata la scintilla che abbia fatto ritornare in vita i californiani, ma, visti i risultati della proposta, siamo felici del loro ritorno. Alla band guidata da sempre da Craig Locicero e dal fido bassista Matt Camacho si affiancano oggi, oltre allo sconosciuto Jeremy Von Epp alla seconda chitarra, il cantante Norman Skinner (Imagika) e Chris Kontos (Machine Head di “Burn My Eyes”). I due nuovi innesti portano un’incredibile ondata di energia ed entusiasmo. Se la voce di Skinner, con la sua varietà stilistica e la sua potenza, è centrale nel definire l’eterogeneità di questo lavoro, Kontos è ancora quel motore ritmico potente e fantasioso che avevamo imparato a conoscere a metà degli anni Novanta. Credevo si fosse perso nei meandri nebulosi del tempo e ritrovarlo quest’oggi così in palla è un piacere immenso.

“Forbidden” è un album corposo, lungo, articolato, variegato, pieno di idee, che l’esperienza dei musicisti coinvolti riesce a convogliare in modo perfetto all’interno dei brani, senza dispersioni, mischiando thrash metal, groove e oscurità, a cavallo tra i Testament degli anni Duemila e i Nevermore più teatrali (“Mutually Assured Dysfunction”). In questo contesto, l’interpretazione sopra le righe di Skinner diviene uno strumento per diversificare e aumentare la qualità di un lavoro eccellente già sul piano strumentale. L’ottima produzione conferisce alle canzoni un sound potente e moderno, facendo emergere appieno la dinamicità della band (“Sycophantasy”).

“Forbidden” si sviluppa attraverso undici canzoni di media-lunga durata, per un’ora abbondante di musica. La partenza al fulmicotone, affidata al dirompente trittico di “Single Point Failure”, “Burning The Lungs Of Earth” e “Divided By Zero”, mette subito le cose in chiaro. Siamo di fronte a un feroce assalto thrash metal da headbanging. È un metal diretto, ma allo stesso tempo articolato, grazie a repentini cambi di tempo e rallentamenti in salsa groove che portano alla luce anche le qualità tecniche dei musicisti coinvolti. I diversi registri vocali accentuano la dinamicità dell’insieme. All’interno di questo viaggio troviamo anche brani più orientati al groove, come “DCLXVI” e “Psyclops”, che richiamano gli anni Novanta e l’album “Green”, oltre che certe sonorità dei Machine Head. Risultato? Notevole. Un’atmosfera particolare si respira durante “Jisei”, una breve ballad dai toni quasi psichedelici per via dei suoni utilizzati.

“Forbidden” è un lavoro moderno, che non guarda con nostalgia agli anni d’oro del thrash metal, ma si pone nel modo giusto, portando i Forbidden nella contemporaneità: nessuna operazione nostalgia, quindi (“The Burden”). Come non segnalare, infine, la titanica “Flower Of Life”, posta in chiusura, che con i suoi nove minuti dimostra quanto la band sia in palla e abbia lavorato duramente. Alla fine dell’ascolto non possiamo che constatare l’alta qualità di questo album e sperare che questa volta la band resti e ci proponga negli anni altri lavori di questo livello e, soprattutto, che continui a farci saltare e pogare dal vivo con la sua musica.

Recensione a cura di John Preck
Voto: 85/100 

Tracklist:

1. Single Point Failure 
2. Burning the Lungs of Earth 
3. Divided by Zero 
4. DCLXVI 
5. Psyclops 
6. Jisei 
7. Mutually Assured Dysfunction 
8. Sycophantasy 
9. The Burden 
10. Sol Grave 
11. Flower of Life (Chaos by Design)

Line-up:
Craig Locicero - Guitars
Matt Camacho - Bass
Chris Kontos - Drums
Norman Skinner - Vocals
Jeremy Von Epp - Guitars

Web:
Bandcamp
Facebook
Instagram
Spotify

Nessun commento