15/07/10

Strapping Young Lad "The New Black"

Full-length, Century Media Records, 2006
Genere: Death/Thrash Metal/Industrial

Ogni nuova uscita degli Strapping Young Lad era accolta con un misto di impazienza, eccitazione e curiosità. Questo perchè oramai, e anche i muri credo lo sappiano, si parla di uno dei gruppi più geniali ed innovativi degli ultimi quindici anni.
Una creatura capace di riversare in musica scenari apocalittici, visionari e violentissimi, dove il poliedrico Devin Townsend dà libero sfogo al suo estro più rabbioso e nichilista, coadiuvato dalla presenza in line-up di nomi del calibro di Byron Stroud (Fear Factory) e soprattutto da quel mostro sacro della batteria che risponde al nome di Gene Hoglan (Dark Angel, Death), autore, anche in questo caso, di una prova assolutamente devastante e di gran classe.

Bene, a solo un anno di distanza dal precedente, e più che buono "Alien" (2005), Mr. Townsend tornava a martoriare il nostro povero udito con un lavoro che spingeva ulteriormente in avanti il discorso di genio puro già imbastito coi precedenti album, inglobando questa volta nel proprio sound alcuni elementi melodici che negli ultimi dischi erano stati un po' trascurati.

“The New Black” è stato inciso negli Armoury e nei Profile Studios di Vancouver e mixato da Mike Fraser, produttore noto per le sue collaborazioni con bands del calibro di AC/DC, AEROSMITH e METALLICA, tra gli altri.
Entrando nell’universo sonoro di questa ultima fatica (e successivo split-up della band) marchiata Strapping Young Lad è possibile udire, seppur adattate al contesto del gruppo, atmosfere rintracciabili anche nelle altre innumerevoli creature del famoso cantante-chitarrista, per dar vita ad un album che lascia piacevolmente stupiti, sia per l'enorme quantità di idee sviluppate, sia per una varietà compositiva che, se possibile, è ancora maggiore rispetto alle precedenti opere in studio della band. Prove tangibili di quanto detto finora sono, ad esempio, l'opener "Decimator", che rivela un livello espressivo fuori da ogni schema prestabilito: una song dove possiamo ammirare un interessante connubio tra riffs pesantissimi e parti vocali stralunate ma allo stesso tempo armoniose. La seguente "You Suck" invece si presenta in tutta la sua brutale potenza, un vero massacro sonoro dove Gene Hoglan dimostra tutta la sua immensa bravura, in un divincolarsi tra tempi serratissimi che a volte sfociano in blast beats assassini. Riprendiamo fiato con "Antiproduct", brano più lento, con una parte centrale che si avvale dell'incredibile apporto di atipici strumenti a fiato come il sax e il flauto.

Questo disco è una vera dimostrazione di arte intesa nel senso più ampio del termine, dove ogni canzone brilla di luce propria, tanta è l'eterogeneità riscontrabile nell'arco dei quarantatrè minuti della sua durata. Difficile individuare, quindi, episodi migliori o peggiori rispetto ad altri e, di conseguenza, continuare a fare una dettagliata quanto canonica analisi di ogni singolo brano sarebbe un errore, perché andremmo ad intaccare un’opera che ha bisogno di essere assaporata nella sua totalità, ma che necessita anche di molteplici ascolti e di un alto grado di attenzione per essere assimilata come si deve.

Da segnalare, come spesso accade quando si ha a che fare con i lavori di Devin Townsend, la presenza di un atipico e sottile senso dell’ironia, sempre pronta ad arricchire di imprevedibili sfumature brani già strabordanti di ottimi spunti compositivi, come nel caso di "Hope", sorretta da un riff simil-sludge e guarnita da porzioni di contorta melodia che sfocia in un finale che rasenta la follia, soprattutto per quel che riguarda le esasperate urla di un Townsend che sembra voglia far esplodere sull'ascoltatore tutte quelle paranoie e turbe psichiche che qualche anno fa lo portarono sull'orlo di un crollo nervoso. Ironia che sembra emergere in maniera ancora maggiore nella successiva "Far Beyond Metal", travolgente nelle sue incalzanti ritmiche, dove però irrompono innesti in voce pulita che si mescolano a giri di tastiera di grande atmosfera e ad un riffing che ricorda molto da vicino il Metal classico.
Ancora doveroso menzionare l'anomala "Plyophony", un lento scorcio della durata di poco meno di due minuti che funge da prologo ideale per la velenosa, conclusiva, title-track.

In conclusione, possiamo dire che questo lavoro riconfermava gli Strapping Young Lad come band assolutamente estranea ad ogni tipo di classificazione e autentico punto di riferimento per gran parte della scena Heavy Metal odierna. Ultima testimonianza di una band unica, purtroppo.

Recensione a cura di: Kosmos Reversum
Voto: 85/100

Tracklist:
1. Decimator 02:54
2. You Suck 02:40
3. Anti Product 03:56
4. Monument 04:12
5. Wrong Side 03:35
6. Hope 05:02
7. Far Beyond Metal 04:36
8. Fucker 03:54
9. Almost Again 03:44
10. Polyphony 01:55
11. The New Black 06:16

Total playing time 42:44

http://www.myspace.com/strappingyounglad

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