CRIPPLE BASTARDS "La Fine Cresce Da Dentro" (Recensione)


Full-length, Relapse Records 
(2018)

Sono sempre stati una band che si fa aspettare, i Cripple Bastards, perché sono sempre stati, per musica ed attitudine, l'antitesi del music business corporativo. Pubblicano un disco solo quando è pronto, solo quando ne sono convinti, solo quando i pezzi sono stati provati e riprovati dal vivo oppure addirittura anticipati in studio, in qualche ep o split, e sono perfettamente consapevoli del loro valore. Ed è ironico che i loro lavori, manifesto della misantropia e del cinismo più acidi e violenti, sono sempre comunque figli di un amore artigiano per le cose oneste, sentite e belle. Non c'è un singolo dettaglio che la band originaria di Asti non curi in maniera maniacale e sentita: dalle copertine ai testi, dagli arrangiamenti alle composizioni in senso stretto.

Ed è così che i Cripple Bastards hanno da sempre evitato il tedio di un genere che, ipercompresso com'è, rischia sempre di sfociare nella monotonia. Questo “La fine viene da dentro” è sempre lavoro di un maturità acquisita, cresciuto nell'humus di una formazione finalmente stabile – gli ultimi arrivati, il batterista Raphael Saini ed il secondo chitarrista Wild Witto, sono nella band già da quattro anni – di contratti discografici duraturi, di una produzione ancora una volta stellare. Ed è in particolare la rinnovata scelta di avvalersi dei Fredman Studios a legare strettamente questo ultimo lavoro sia al precedente “Nero in metastasi” (più sporco nei suoni ma migliore nel missaggio) che a “Variante alla morte”, il disco della consacrazione. Se dal punto di vista compositivo “Variante...” rimane del tutto inarrivabile (così come l'epocale “Misantropo a senso unico”), questo ultimo lavoro se la gioca davvero ad armi pari con il precedente “Nero...”, da cui non se ne discosta poi troppo stilisticamente, se non per una maggiore asciuttezza a livello di arrangiamenti ed una maggiore, sfumata, propensione alla melodia e le sfumature armoniche, e contro cui forse perde ai punti di strettissima misura.

I Cripple Bastards melodici: sembra un ossimoro, ma sotto blast beat e voci gutturali il riffing non si vergogna di certo di non pensare solo al massacro sonoro, che comunque rimane il fulcro attorno cui gira questa nuova trottola nichilista. Inferiori solo ai Brutal Truth, superiori anche rispetto ai fondatori Napalm Death: i Cripple Bastards sono una band con tantissimo carattere e personalità: e noi siamo pronti ad aspettare ancora una volta...

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
Voto: 80/100

Tracklist:
Side A
1. Suicidio assistito 00:16
2. Non coinvolto 02:04
3. La memoria del dolore 01:50
4. Passi nel vuoto 01:55
5. Ombra nell'ombra 00:46
6. Due metà in un errore 01:53
7. Chiusura forzata 05:08
8. Dove entra il coltello 00:56
 
Side B
9. Crimine contro l'immagine 01:44
10. Narcolessia emotiva 01:50
11. Nervi in guerra 01:04
12. Sguardo neutro 01:37
13. Equilibrio ansiogeno 00:04
14. Interrato vivo 00:05
15. Quali sentieri 00:07
16. Decessi per cause sconosciute 01:20
17. Recidive 01:33
18. Crociati del mare interno 04:40
 
DURATA TOTALE: 28:52
 
WEB:

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