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SKYBLOOD "Skyblood" (Recensione)


Full-length, Napalm Records 
(2019)

Dopo una vita spesa a prestare la propria voce a dischi altrui, finalmente il talentuoso Mats Leven corona il suo sogno di dar vita ad un progetto personale. E' già interessante che non abbia pubblicato questo lavoro sotto il suo nome, preferendo adottare un altro monicker anche se, a conti, fatti, non si tratta di una vera e propria band, in quanto lui si occupa (non so dire se completamente o parzialmente) anche di chitarre e tastiere, oltre che delle composizioni. 

La prima cosa che salta all'orecchio è che ci troviamo su territori molto simili a quelli cui ci aveva comunque abituato: si tratta di un heavy/doom a tinte fosche ed epiche, non troppo pesante come suoni ma decisamente metallico, in cui non è difficile scorgere echi dei Candlemass, degli At Vance, degli Abstrakt Algebra, o anche qualcosa di Malmsteen o dei Trans Siberian Orchestra, per le punte neoclassiche e progressive che si scorgono qua e là. Non so se l'artista svedese abbia voluto giocare sul sicuro, strizzando l'occhio a chi già conosce la sua carriera, o se semplicemente ha sempre avuto la fortuna di lavorare con artisti che rispecchiavano la sua sensibilità musicale: come sempre, penso che la verità stia nel mezzo. 

Di sicuro, è un lavoro in cui si è speso duramente, e lo si vede dalla cura nelle composizioni e negli arrangiamenti: questi, in particolar modo, rivelano da subito come si tratti del disco solista di un cantante, perché i pezzi non sono affatto una collezione di riff con una melodia costruita sopra, ma pongono al centro le linee melodiche con gli altri strumenti che fanno da caldo supporto, senza mai essere invasivi e mai rubare la scena. 

Se per gli intenti e per la realizzazione l'approvazione non poteva essere più completa, nutro però qualche riserva sotto il profilo squisitamente compositivo. Ho ascoltato il disco più volte, ed anche se non mancano ottime idee, l'album soffre di qualche calo; ogni tanto un po' di noia fa capolino, e l'impressione generale è che il disco sia un po' più lungo di quanto avrebbe dovuto, e che la preziosità degli arrangiamenti abbia qualche ruolo di troppo nel coprire qualche buco qua e là. Forse i tempi non erano maturi? O forse semplicemente avrebbe tratto giovamento dal condividere gli oneri compositivi con qualcun altro (anche se magari è pure successo, i ghost writer non esistono certo solo nel mondo dell'editoria)? 
Di sicuro, quello che abbiamo tra le mani è sì un disco gradevole, ma anche un'occasione un po' mancata.

Recensione a cura di Fulvio Ermete
Voto: 72/100

Tracklist:

01. Skyblood Manifesto
02. The Voice
03. The Not Forgotten
04. Wake Up to the Truth
05. Once Invisible
06. One Eye For An Eye
07. Out of the Hollow
08. For or Against
09. Le Venimeux

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