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DEVANGELIC "Xul" (Recensione)

Full-length, Willowtip Records
(2023)

Attivi da più di dieci anni, i Devangelic hanno fatto un percorso di continua evoluzione, che li ha portati dal brutal death quasi classico degli esordi, fino ad arricchire il proprio sound con soluzioni "technical" che potrebbero ricordare quanto fatto prima di loro da maestri come Nile ed Hate Eternal. In particolare i Nile sembrano essere coloro che più hanno influito sulle scelte stilistiche di questo loro quarto lavoro intitolato "Xul". L'impronta della band di Karl Sanders & company è innegabile, ma "Xul" ha tante qualità che lo fanno brillare di luce propria.

Una produzione brutale ma nitida fa assaporare un album che in alcuni episodi lascia un po' la velocità per buttarsi su qualcosa di malato e pesante, come succede ad esempio in "Udug-Hul Incantation", brano che trascina l'ascoltatore nelle epoche dei sumeri e dei loro misteri, in un turbine di oscurità che poi viene ampliata in intermezzi dal sapore etnico come "Famine of Nineveh". Per il resto dell'album la band si esprime su velocità considerevoli, che rimandano l'ascoltatore ai Nile di album come "Annihilation Of The Wicked" o "In Their Darkened Shrines", ma tutto questo si alterna ai mid tempo ben piazzati (ascoltare "Sirius, Draconis, Capricornus" per credere). I musicisti sono tutti incredibili nel costruire un album tanto complesso, tecnico, intenso e brutale, ma nel quale la forma canzone non viene mai meno. La voce di Paolo Chiti si mantiene sempre su registri gutturali e gravi donando oscurità al disco, mentre le chitarre del mastermind della band Mario Di Giambattista sono ispirate ed hanno un sound granitico e distruttore. E che dire della sezione ritmica? Marco Coghe segue la lezione dei grandissimi batteristi death metal e offre una prova superlativa, ben supportato dal basso di Alessio Pacifici. 

Se dovessi scegliere un episodio su tutti, forse opterei per "Worship of the Black Flames" uno dei pezzi più violenti dell'album, che polverizza tutto senza pietà. Ecco, a me piace quando la band rallenta, ma credo che nelle parti più dirette sia micidiale. A fronte di tutto ciò, questo è un album che forse paga un po' troppo l'influenza dei Nile, ma si riscatta alla grande con un songwriting di altissimo livello e per una brutalità forse maggiore di quella dei Nile. Sul lato prettamente tecnico poi, i Devangelic non hanno nulla da invidiare a nessuno. Disco ultra consigliato ai fans del brutal-technical death metal e dei suoi maggiori esponenti. 

Recensione a cura di Sergio Vinci
Voto: 80/100

Tracklist:
1. Scribes of Xul 
2. Which Shall Be the Darkness of the Heretic 
3. Udug-Hul Incantation
4. Famine of Nineveh 
5. Sirius, Draconis, Capricornus
6. Worship of the Black Flames 
7. Ignominious Flesh Degradation 
8. Hymn of Savage Cannibalism 
9. Shadows of the Iniquitous 
10. Sa Belet Ersetim Ki'Am Parsusa

Line-up:
Mario Di Giambattista - Guitars, Songwriting, Lyrics
Paolo Chiti - Vocals
Marco Coghe - Drums
Alessio Pacifici - Bass

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