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Intervista: QUIET RIVER


Quiet River è una one man band italiana che propone un blackened heavy metal molto interessante, ovvero basato su una parte strumentale prettamente devota al metal classico ma con delle vocals acide e tipiche del black. Ne parliamo con Luke Vincent, mastermind del progetto!
PS: A questo link potete trovare la recensione del debutto, "Echo Chamber"!

1 - Ciao e benvenuto su Heavymetalmaniac! Presenta il tuo progetto!
Grazie a voi per l'intervista e il supporto! Allora, iniziamo: Quiet River è il mio progetto solista ed è la concretizzazione di un'idea che covavo da molto tempo: unire le sonorità tipiche dell'heavy metal più tradizionale, con un'attenzione particolare per lo stile dei leggendari Iron Maiden, con le screaming vocals più abrasive tipiche del black metal vecchia scuola...Ho anche inserito qualche rimando allo speed metal e - in modo nemmeno troppo consapevole - degli spunti di folk irlandese... diciamo che se avete sempre desiderato, come me, una soluzione musicale che sincretizzasse questi generi, all'apparenza anche distanti, Quiet River propone musica che gradirete di sicuro!

2 - Parliamo del tuo ultimo album e di come è avvenuto il processo di composizione e incisione.
Qui entriamo davvero in un regno tutto mio, che probabilmente sfida le logiche tipiche dell'heavy metal: Quiet River è una one-man band, ma forse in un modo ancora più radicale rispetto a quanto in genere s'intende per tale: io sono un purissimo compositore, quindi di fatto non so suonare nessuno strumento "fisico", ma conosco la teoria musicale, da autodidatta, e lavoro unicamente usando una Digital Audio Workstation: in pratica, scrivo le partiture per tutti gli strumenti che poi andranno suonati effettivamente, esporto la trascrizione in formato Piano Roll e faccio il rendering di una base midi e di un file audio di prova, con strumenti puramente sintetizzati da dei plug-in. Diciamo che suddivido il processo in tre passaggi: il primo è l'idea, la melodia che emerge in modo del tutto inconsapevole e automatica nei momenti più disparati o addirittura inopportuni: mentre sei alla fermata dell'autobus, mentre sei in pausa pranzo, o in riunione di lavoro...Quindi, secondo passaggio, devo quanto prima mettermi davanti ad un Piano Roll per capire come trascrivere quel che il mio cervello ha già "composto" in tutta autonomia! Una sorta di ingegneria inversa del proprio inconscio… affascinante, non è vero? Il Piano Roll, per chi non fosse avvezzo alla composizione in ambito elettronico, è una rappresentazione cartesiana della partitura musicale, con sull'asse delle ascisse il tempo, la partizione ritmica (quarti, ottavi, sedicesimi e così via), sull'asse delle ordinate invece abbiamo le note del piano, disposte in verticale con le ottave gravi al basso e le acute in alto...E' un modo pratico e visivo per rappresentare la musica, e permette di avere subito sott'occhio i valori delle note, gli intervalli, le pause... il tutto senza ricorrere alla transcodifica simbolica e meno intuitiva dello spartito "classico" a pentagramma...A questo punto, terza fase, si passa a costruire tutto l'impianto per gli strumenti, che saranno, in prima battuta, virtuali e simulati: dovrò pensare come una band completa, trovandomi però da solo davanti ad un computer! Quindi clic dopo clic, nota dopo nota, beat dopo beat, mi ritroverò a costruire le linee melodiche, l'impianto armonico sottostante e lo scheletrato ritmico... La composizione, per come la intendo io, è molto viziata dal fatto di aver imparato a suonare su un sequencer digitale, manco facessi techno, house o industrial, quindi è fortemente modulare e pattern-based! Sembra strano, e lo è in effetti, ma anche il metal, che ha come mattoncino strutturale di base il "riff", si presta bene a questo approccio "ricorsivo": ogni riff è un pattern, o un insieme di più pattern, quindi se crea una struttura complessa fatta però da insiemi e sotto-insiemi di entità più elementari... Non è quello che magari voi tutti pensate quando vi riferite all’heavy metal come genere da suonare “in gruppo”, ma naturalmente, specie in ambito black metal, ci sono molte one-man band e il mio caso si configura come un’ulteriore estremizzazione ed astrazione di quell’approccio “autarchico”!

3 - Chi ha realizzato la copertina e cosa rappresenta precisamente?
La copertina è stata presa così com’è da uno stock online di immagini per il libero utilizzo anche commerciale! Lo so, sembra una soluzione di bassissimo profilo, ma in realtà quando ho visto le realizzazioni di Gordon Johnson, l’artista dietro alla cover dell’album, mi son detto: “perché no?” Volevo da un lato seguire e rievocare certi stilemi tipici del metal classico, come che so? Il logo, ad opera mia, con le lettere appuntite, però poi generare una qual certa dissonanza cognitiva usando un’illustrazione con dei pappagalli e dei motivi floreali…Volevo che il metallaro “tipico” pensasse: “va bene, questo personaggio non mi sta propinando la solita razione di mostri assortiti, come si permette? Devo assolutamente capire cosa c’è dietro! E’ un oltraggio! Voglio proprio sentire cosa ha da proporre questo impostore!”. Scherzo: non penso che ci sia un fruitore dalla mentalità così chiusa! Volevo solo stuzzicare la curiosità con qualcosa di inusuale… Poi c’è nella cover un concetto che si riverbera per tutto l’album: la simmetria. Il mio è un album strutturato nel modo più ossessivamente simmetrico possibile: ha una breve intro, quindi tre brani per un ipotetico Lato A, quindi altri tre brani e una outro per il Lato B: la struttura di tutti i brani è articolata in modo da avere, in totale, 40 riff tondi tondi, 20 per ogni lato. Il logo presenta una configurazione simmetrica, il titolo dell’album, “Echo Chamber”, richiama anch’esso a qualcosa di simmetrico, dove ad una voce ne riecheggia un’altra identica e contraria. La copertina, oltre ad avere quell’elemento di atipicità di cui argomentavo prima, ha una disposizione delle figure sempre simmetrica…Ci sono anche altre finezze che sono state piazzate, a guisa di easter eggs, che sottolineano ulteriormente questa fissazione per la specularità… sta a voi scovarle!


4 - Influenze musicali. Quanto sono importanti per la tua musica?
Tutto parte proprio per poter rendere omaggio alla mia influenza musicale più ingombrante di tutte: gli Iron Maiden! Diciamo che poi ci sono gli ovvi rimandi al metal estremo, di cui sono un grande appassionato fin dalla mia gioventù, però direi che la band di Steve Harris e soci rappresenta la più evidente e dichiarata influenza a cui ho prestato omaggio col mio progetto!

5 - Che genere pensi che proponga Quiet River e come lo descriveresti?
Una riproposizione personale del sound degli Iron Maiden, ma con una modalità di lavoro che richiama più certe espressioni “in solitaria” che ritroviamo nel black metal, oltre ovviamente all’uso delle mie screaming vocals che legano fortemente la mia proposta anche al metal più estremo.

6 - Stai già lavorando a nuova musica? E pensi che ci saranno cambiamenti importanti nel tuo sound?
Non ho purtroppo alcun controllo sulla mia ispirazione: come raccontavo, le melodie, a volte già tutto un riff già “fatto”, irrompono all’attenzione della mia consapevolezza in modo del tutto imprevedibile. Se posso essere estremamente metodico nelle fasi successive, in cui devo interpretare questo “stimolo autogeno” con le regole della grammatica musicale, nulla in realtà posso fare per pianificare come, dove e quando avrò la prossima idea…Non so dire quindi se riuscirò mai a ripetermi, o addirittura a superarmi, perché in realtà la scintilla si accende quando più le garba: io dico, ridendo, che in realtà il disco non l’ho composto io, ma la mia mente… io mi sono limitato a trascriverlo!

7 - Di cosa trattano le liriche del tuo ultimo album?
Non sono stato troppo lì ad elaborare chissà quale concept: mi sono limitato a strambe fantasie di potere e velocità - e tenete conto che io sono un tipo pacato e che ama andar piano nella vita – così come a riferimenti al fantasy o, un po’ più interessanti, magari, delle analisi pseudo-analitiche di certi vissuti e di certi risvolti psicologici…Di sicuro qualcuno potrebbe leggere, in quelle liriche tutto sommato abbastanza semplici, dei sottostesti particolari… non saprei, io mi sono proposto solo di scrivere quel che meglio si adattava alla musica e che poteva essere interpretato in modo credibile con le mie screaming vocals...


8 - Chi sei/siete nella vita di tutti i giorni al di fuori della band?
Ovviamente, essendo Quiet River un progetto solista, parlo per me: sono un programmatore analista informatico… non sono però un computer-nerd come si potrebbe pensare! Mi piace intellettualizzare tutto, il che può essere vantaggioso a volte, limitante in altre… Mi piace il Cinema, sia quello più autoriale che quello più degenere – ma nel senso buono – come certe sparate della Troma o di registi come Frank Henenlotter… Non leggo più come una volta, purtroppo, ma son cresciuto a suon di Edgar Allan Poe e H. P. Lovecraft… per il resto, sono una persona timidissima - ma in via di miglioramento! - e assai riservata: le solite cose di noi nerd di metallo, no?

9 - Fate dei live show? E avete in programma qualche data importante?
Quiet River nasce come progetto solista e rigorosamente da studio: non ci sono i presupposti, né materiali né psicologici, diciamo, per affrontare un palco!

10 - Parliamo di strumentazione. Vogliamo dare due cenni su cosa di solito usi/usate in studio e live?
Allora, non posso esprimermi sulla strumentazione usata dai turnisti, tutti musicisti di altissimo livello segnalati dallo studio di registrazione a cui mi sono rivolto (Attitude Studio di Milano, per la cronaca): c’era in ballo una chitarra “customizzata” per le linee soliste, un basso a 5 corde… di più non saprei dirvi e nemmeno ci capisco qualcosa: per me l’importante era che tutto suonasse come desiderato, così è stato, quindi massima soddisfazione! Lato mio, tutta la musica, quindi tutte le partiture di basso, chitarre ritmiche e soliste e ovviamente la batteria sono trascritte usando una Digital Audio Workstation, nello specifico FL Studio: mentre tutti gli strumenti a corda sono stati poi realmente suonati dai suddetti musicisti ospite, la batteria è stata elaborata in studio seguendo l’esportato midi che avevo prodotto in casa e lavorando con i dovuti ri-campionamenti e umanizzazioni...

11 - A te le ultime parole. Un saluto da parte nostra!
Vi piace il metal più tradizionale e melodico? Avete un debole per gli Iron Maiden, ma anche per i Grave Digger e magari per il black metal più ferale? Forse avete trovato qualcosa che può accontentare tutte le sfumature dei vostri gusti musicali! Un saluto a voi, è stato un onore e un piacere!


Intervista a cura di Interceptor

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