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DAMN FREAKS "III" (Recensione)



Full-length, Andromeda Relix
(2023)
I Damn Freaks nel giro di pochi anni hanno già messo nel loro curriculum tante belle cose, tra cui tre album, compreso questo "III". Le ultime novità in line-up sono segnate dall'ingresso del cantante Giulio Garghentini dai Dark Horizon e dal chitarrista/produttore Alex De Rosso che ha collaborato con band quali Dokken, Dark Lord, Headrush.

La band a questo punto della carriera sembra rifarsi totalmente a quel sound hard rock e hair metal in voga dai primi anni Ottanta ai primi anni Novanta, e quindi accodandosi a quanto di buono insegnato da band seminali come Tesla, House Of Lords, Dokken, Whitesnake e Quiet Riot. E' quindi un album che non ha forse la sfrontatezza e per certi versi la vena festaiola delle band slease metal, e che a più riprese mostra un songwriting tanto maturo quanto profondo. Questo è chiaro già con le due tracce di apertura, ovvero "The Land Of Nowhere" e "Where Is Love", che mostrano una band arrembante, ma anche un po' malinconica nei refrain cantati alla perfezione da un cantante di razza come Giulio Garghentini. I riff di chitarra sono affilati anche se abbastanza lineari, e si sente l'apporto del basso di Claudio Rogai, che sorregge bene l'impalcatura dei pezzi, anche quando le chitarre ritmiche non sono sempre presenti. 

Con la terza traccia cambia qualcosa; si sente un po' di più l'influsso di leggende come gli L.A. Guns e Motley Crue e della scena del Sunset Boulevard. Finalmente la band si lascia andare a qualcosa di più spensierato e il risultato è ottimo, e nei ritornelli si potrebbe sentire anche qualcosa dei The Darkness. Ottimo l'assolo sul finale, ma il pezzo in generale tira dritto senza sosta con un bel 4/4 di batteria. A proposito della batteria, sembra proprio che l'essenzialità espressa da Matteo Panichi dietro le pelli sia molto funzionale a questo sound, che punta molto sulle emozioni e dove i tecnicismi sono davvero rari, ma questo non vuol dire che la band non abbia le capacità per esprimersi bene anche in alcuni punti dell'album, dove la classe viene a galla in maniera decisa. 

Uno degli highlight dell'album è probabilmente rappresentato da "My Resurrection", dove la band punta maggiormente sul groove, con dei riff di chitarra bluesy ed una potenza che sembra essere ancora maggiore che negli episodi precedenti. Ed allora dopo questa bella staffilata la band decide di regalarci una semi ballad, "You Ain’t Around", che forse non brilla per originalità ma che fa il suo dovere accarezzandoci anima ed orecchie. Bello il finale che sale in pathos. Altro episodio da annotarsi come uno dei migliori è "Damn Burning Mercy’, pesante nel suo incedere e anche introspettivo e visionario, e qui il cantato di Giulio Garghentini diventa davvero unico e bellissimo, perchè passa con disinvoltura da parti soft ad acuti bellissimi! 

Nel finale abbiamo altre ottime canzoni, ma si chiude all'insegna del groove nuovamente e dell'oscurità con la sinistra e potente "Walking The Wire", che però ha quasi due anime: una sicuramente cupa, ma poi un'altra che si rivela nei ritornelli molto più solare. 
In definitiva, questo è un album di cazzutissimo hard rock fatto da gente che la sa lunga e che merita la massima attenzione da parte di tutti gli appassionati del genere. Buy or die!

Recensore: Sergio Vinci
Voto: 80/100

Tracklist:
01. The Land Of Nowhere
02. Where Is Love
03. Walking In The Sand
04. My Resurrection
05. You Ain’t Around
06. Damn Burning Mercy
07. My Time Has Gone
08. Nothing’s True
09. Crazy Ride
10. Walking The Wire

Line-up:
Giulio Garghentini – voce
Alex De Rosso – chitarra
Claudio Rogai – basso
Matteo Panichi – batteria

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