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ORDAHLIA NERA "Mask of Broken Glass" (Recensione)


Full-length, Universal Music
(2023)

Album di debutto per gli italiani Ordahlia Nera, ed è subito un piacere aggiungere questa realtà al già buono e nutrito panorama metal tricolore! Il disco si esprime attraverso un dark/symphonic metal che chiama in causa formazioni come Eleine, Within Temptation e Nightwish. Ma rispetto a queste band gli Ordhalia Nera enfatizzano forse maggiormente il fattore "dark" attraverso un songwriting che difficilmente si butta nel power metal già ampiamente abusato da molte band che hanno una voce femminile. La musica degli Orhalia Nera è davvero dark ed oscura, si muove sinuosa attraverso la buona voce di Vanna Basso, che oltre ad offrire una prestazione di tutto rispetto cerca anche di colpire attraverso liriche molto impegnate. Ed in generale l'album in esame, citando le parole della band: "rappresenta la nostra fragilità, il desiderio di nascondere il proprio Io solo per compiacere gli altri". 

Tra i brani migliori citerei sicuramente l'opener "Thorns", che si apre con molta atmosfera e dove dopo dei colpi di tom si aggiungono tastiere inquietanti e poi pian piano la band entra in scena con tutta la propria potenza ed oscurità. Ottima anche la successiva e già citata “Elizabeth Ann Short" che mette in mostra una band che sa picchiare a dovere e dove sono presenti anche cori e tastiere quasi horror che creano un clima di tensione notevole. Ci si apre a volte anche verso una melodia meno cupa, come può essere ben rappresentata da un pezzo come "Alone", e che per me rappresenta uno degli highlight di questo album. Non manca la semi ballad tipica in molti album metal, e in questo caso si chiama "My Angel Comes", dolce nel suo incipit e poi piano piano un po' più ritmata e piena comunque di malinconia. Altro episodio davvero convincente!

In tutto questo è bene ricordare che ciascun musicista sa ritagliarsi il suo spazio. Per esempio le chitarre riescono anche in sede solista a farsi valere e non si limitano a restare nelle retrovie delle tastiere, che comunque sono praticamente onnipresenti. La batteria pur non facendo nulla di tecnicamente incredibile svolge il suo compito molto bene e soprattutto riesce a dare il giusto ritmo ai vari passaggi dell'album. La voce di Vanna è pulita ed intonata e non invade il tessuto musicale, restando anche leggermente compassata, ma in questo modo forse enfatizza più l'andamento dark del platter. E con dark in questo caso dovremmo scomodare band quali gli storici Goblin e la scena prog/dark italiana degli anni Settanta. Ecco, le tastiere e le atmosfere si accodano forse più a quel filone quasi horror che non alle recenti band symphonic/gothic metal, e questo è un aspetto non da poco, perchè andiamo ad affrontare radici importanti non solo per la musica italiana, ma parliamo di una scena che pochi possono vantare...

In virtù di tutto questo mi sento di fare solo due piccoli appunti alla band e a questo "Mask of Broken Glass". La produzione è molto curata ma forse poco potente, e forse una maggior spinta sulle frequenze basse avrebbe giovato. Poi avrei voluto sentire qualche variazione in più a livello vocale, nel senso che in alcune parti la bravissima Vanna avrebbe potuto aggiungere qualche vocals estrema, magari in scream o growl, ma qui parliamo di gusti e scelte soggettive. Detto questo, stiamo parlando di un debutto, anzi, di un signor debutto che è distribuito da Universal Music, quindi la band si presenta al pubblico già molto bene e forte e avrà solo da dimostrare cose ancora più buone in futuro. 

Recensione a cura di Interceptor
Voto: 75/100

Tracklist:
1. Thorns
2. Elizabeth Ann Short
3. Follow this path
4. Bloody nightmare
5. Alone
6. Don’t look back
7. My angel comes
8. The way of doom
9. I hear you call
10. The look

Line-up:
Vanna Basso - Vocals
Ivo Ricci - Guitar
Michele De Ponti - Guitar
Alex "Raven" Colombo - Bass Guitar
Edo Sala - Drums

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