Intervista: FRUSTRATION
La scena estrema italiana continua a rinnovarsi con band capaci di fondere influenze diverse e di trasformarle in un linguaggio personale. Tra queste realtà spicca il progetto guidato da Hirpus, autore principale della musica e mente dietro “Vision of Infinite Tortures”, un lavoro che esplora i territori più oscuri della mente umana attraverso un sound che attraversa death metal, influenze black, punk e sonorità più moderne. L’album si muove tra tensione psicologica, atmosfere oppressive e una forte componente concettuale, costruendo un percorso sonoro che riflette tormento interiore, alienazione e perdita di controllo. Abbiamo parlato con la band per approfondire la genesi del disco, il processo creativo e le idee che si nascondono dietro questo nuovo capitolo.
1. Il titolo Vision of Infinite Tortures è molto evocativo: qual è il significato dietro questa scelta?
Il titolo rispecchia il concept dell'album, improntato tra paura e tormento continuo, tra la sensazione di prigionia, insoddisfazione e odio verso se stessi e un mondo deludente. Il tutto sfocia in pazzia, delirio e pura incoscienza, creazioni che la mente umana elabora per tentare un’utopica quanto grottesca tregua che tenti di salvare se stessa.
2. I vostri testi sembrano esplorare il lato più oscuro della mente umana: da dove nasce questa ispirazione?
Nasce proprio dall’idea di un sound poco etichettabile che possa abbracciare varie sfumature e generi e tenerli comunque insieme in modo coerente. Descrivere quindi la complessità della mente umana nei suoi lati più oscuri è stato il nostro filo conduttore. Narrare delle sue varie personalità , delle sensazioni altalenanti e contraddittorie e dei suoi mille pensieri contorti e intrecciati è stato il nostro terreno fertile su cui costruire la nostra base musicale.
3. Come si è sviluppato il processo creativo dell’album?
L’album è stato molto sentito e ispirato, infatti è nato in modo quasi naturale e senza nessuna forzatura. Tutti i brani del disco sono stati scritti in maniera spontanea da Hirpus e successivamente revisionati con il resto della band, aggiornando sia le linee di batteria che quelle di basso.
4. Alcuni brani trasmettono una sensazione di tensione e oppressione molto forte: era un effetto che volevate ottenere fin dall’inizio?
Sì, assolutamente, è quello che speravamo di comunicare. Ci piace mescolare sensazioni estreme, spesso anche contrastanti, che possano anche spiazzare al primo ascolto. È sicuramente una sfida non facilissima, soprattutto quella di non perdere mai il tema portante. Siamo molto soddisfatti del risultato finale.
5. Quanto tempo avete impiegato per completare la scrittura del disco?
La scrittura è stata suddivisa in due step. In una prima fase sono nate le tracce con vocazione più Death Metal come i due singoli “Creeping Shadows” (di cui ricordiamo è presente il nuovo videoclip sul canale YT della Nova Era Records https://youtu.be/MdjmrMJD2QU?si=sMelzZzu3jQvBFgA che, se non avete ancora visto, consigliamo) e “The Dance of Desires”, a cui si aggiunge “Spiral of Ashes”. Successivamente abbiamo composto i brani più influenzati dai precedenti lavori che erano già stati abbozzati in precedenza. Unendo queste due anime abbiamo dato vita al nuovo sound che ha definito “Vision of Infinite Tortures”. Possiamo dire quindi che a livello compositivo siamo abbastanza istintivi, proprio perché non vogliamo snaturare l’atmosfera e l’idea iniziale dei pezzi. Cerchiamo di completare sempre nel più breve tempo possibile ogni traccia e, se l’idea o la bozza richiede troppo tempo o non convince, di solito viene subito cestinata.
6. Ci sono state band o album che vi hanno influenzato particolarmente durante questo periodo creativo?
Ognuno di noi ha gusti musicali diversi e predilige alcuni generi o sottogeneri del Metal, Rock, Punk o un po’ di tutta la musica (valida). Diciamo che di solito, oltre al proprio bagaglio che ci portiamo dietro, cerchiamo di farci influenzare più da quello che ascoltiamo meno. Forse è proprio lo stimolo di suonare qualcosa di diverso da poter inglobare nel nostro sound che ci ispira di più (oppure ci fa creare cose ancor più strane che, chissà , rilasceremo a piccole dosi… più in là ).
7. Quale traccia pensate possa sorprendere maggiormente gli ascoltatori?
Sicuramente quelle citate in precedenza con un'anima più Death Metal che finora non abbiamo mai mostrato in maniera così esplicita. Non possiamo tralasciare però Broken Soul per i suoi cambi di sonorità che hanno spiazzato anche noi (soprattutto il bassista, il membro meno aperto alle “stranezze” del gruppo heheh). My Prison con le sue sonorità Black Punk-Crust e, in conclusione, l’ultima traccia presente solo nell'edizione speciale in digipack che sicuro disorienterà molti… e per non rovinare la sorpresa evito di descriverla.
8. Avete sperimentato nuove soluzioni sonore durante la produzione?
Sì, per aumentare il senso di pesantezza delle tematiche e avere un approccio ancora più cupo siamo passati da un’accordatura in Do standard a una in La e questo ha dato un'enorme spinta ai rallentamenti e maggiore corposità al sound. Abbiamo optato anche per suoni un po’ più moderni che ci hanno permesso di avere una quantità di frequenze basse maggiore nelle registrazioni. Anche le voci hanno avuto un grosso cambiamento, con una predominante presenza di growl che però si alterna alle varie sfaccettature che i pezzi richiedono.
9. Qual è il momento dell’album che vi rende più orgogliosi?
Non c'è un momento in particolare, crediamo che il punto forte sia proprio la sua varietà : ogni traccia ha una sua personalità e si distingue dall’altra. Crediamo che tutto il lavoro fatto sia molto interessante e che invogli all’ascolto e stimoli la curiosità di scoprire cosa possa nascondere la traccia successiva.
10. Che tipo di esperienza volete offrire a chi ascolta il disco dall’inizio alla fine?
Desideriamo offrire una discesa guidata attraverso stanze e corridoi deformi della pazzia, dove ogni brano rappresenta un tormento in primis verso se stessi e, di riflesso, verso il mondo circostante.
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