GLI ALBERI “Maturafine” (Recensione)


Full-length, Masked Dead Records
(2026)

Ho conosciuto Gli Alberi all’indomani del precedente lavoro “Reinhold” del 2022. Mi avevano colpito per il nome, un manifesto nella sua apparente semplicità, a cui avevano associato un concept particolare sui fratelli Messner e la loro epica, e allo stesso tempo tragica, scalata sul Nanga Parbat del 1970. Prima di ascoltare una singola nota, con il solo immaginario, mi avevano generato una grande curiosità, per l’audacia e l’originalità del concept (qui recensione). E’ con enorme curiosità che mi sono avvicinato al nuovo “Maturafine”.

Per la prima volta escono sotto un’etichetta, l’italiana Masked Dead. Se il freddo, la neve e la sfida verso l’impossibile era al centro del precedente “Reinhold”, oggi Gli Alberi hanno cambiato location e hanno impostato il nuovo concept “attorno all’immagine del deserto come ecosistema e come metafora”. Per fare questo hanno avuto un approccio diverso alla scrittura: passare dal Nanga Parbat al deserto ha richiesto una visione strumentale e mentale diversa. “Maturafine” è un lavoro che aumenta l’aspetto sperimentale, affiancando con più regolarità la voce caustica del bassista Davide Quinto alle melodie di Arianna Prette che richiama a più riprese l’espressività di Anneke Van Giersbergen in modo convincente come nell’iniziale “_Q”. Ci si perde dentro al deserto di “El Camino”: l’anima sperimentale iniziale lascia spazio a una costruzione con richiami al rock italiano di band come gli Scisma. 

L’evoluzione de Gli Alberi passa attraverso una percezione di ampiezza nel suono, con arrangiamenti mirati a creare atmosfere diverse, passando tra momenti rarefatti a robuste chitarre, con quel retaggio ampio fornito da un uso intelligente delle tastiere, dense e sperimentali. (“Il Quarto Vuoto”). Forse oggi una band che per diversi aspetti potrebbe richiamare le sensazioni espresse qui sono i nostrani Messa. L’aria lugubre e profonda dai forti connotati doom lo si respira all’inizio di “Astralia”, crisalide che poi si trasforma in un brano dal forte sapore rock alternativo e che per certi versi mi ricordano i Gea. Ma è solo un aspetto dentro una canzone che nella seconda parte ci fa vivere i miraggi che solo il sole abbagliante del deserto può provocatore, sfociando nella pura psichedelia. 

La voce di Arianna Prette è centrale nella sua evocatività, rendendo la musica pregna di umori astrali. Come non restare ammaliati dalla semi ballad “Sui Relitti”, il cui unico neo è quella parte simil black metal che poca affinità ha con la placidità e il senso profondo del brano. L’unica traccia che ho trovato poco interessante è “La Sabbia Coprirà Ogni Cosa”: sostanzialmente inutile la sua presenza nella tracklist. La lunga “Mare Tranquillitatis” è un viaggio introspettivo, una perla posta in chiusura che ribadisce le qualità espresse da una band che non ha paura di osare. 

Dentro la musica de Gli Alberi vive una forte componente cantautorale, quella alta che si è sviluppata negli anni settanta e che si è fusa al rock alternativo degli anni novanta, arrivando ai giorni nostri con una proposta personale a convincente. “Maturafine” è il terzo capitolo discografico per la band piemontese e diventa a tutti gli effetti l’album della maturità. Gli Alberi sono arrivati a questo appuntamento con una manciata di brani convincenti, mostrando una forte personalità e con le idee ben chiare su cosa vogliono essere e rappresentare.

Recensione a cura di John Preck
Voto: 78/100

Tracklist:

1. Q
2. El Camino
3. Il Quarto Vuoto
4. La Sabbia Coprirà Ogni Cosa
5. Astralia
6. Sui Relitti
7. Nomadi Grigi
8. Mare Tranquillitatis

Nessun commento