NOCTURNAL DEPARTURE "Spiritual Cessation" (Recensione)
Full-length, Hells Headbangers Records
(2026)
Caotici, malsani, con una produzione impastata che genera caos e marciume. Lo scream malato di Funeror ha quella vocazione alla degenerazione che rende la musica inquietante. I Nocturnal Departure sono diretti, feroci, con un drumming spinto che all’occorrenza sa essere pesante. Le chitarre hanno un suono pregno di malsana attitudine, escono fuori attutite come se davanti al cono dell’ampli ci fosse un cuscino pieno di vermi. E’ una musica dall’inclinazione irriverente, che prende molto dall’approccio punk e che si avvicina a un black metal primordiale.
Questo terzo lavoro riconferma l’anima inquieta dei canadesi, fuori dalle mode e dentro al caos, grezzi, ma veri, testardi e inossidabili nel generare questa musica malsana e priva di qualsiasi compromesso (“Deathcraft Majesty”). Se l’immaginario è quello oscuro e depravato del black metal, sicuramente le immagini che possono richiamare arrivano non dai fiordi norvegesi ma dalle fredde e immacolate lande canadesi, con l’ingannevole presagio di restare intrappolati tra le conifere e divenire possibili prede degli animali selvatici che lì vivono.
Se i Nocturnal Departure suonano un black metal piuttosto standard, allo stesso tempo riescono a farsi apprezzare per l’attitudine e per come riescono a costruire le loro sinfonie di morte, da cui è possibile sentire la puzza di marcio e decomposizione da molto lontano (“Spiritual Cessation”) con quello scream che sembra arrivare direttamente da sottoterra. L’anima selvaggia e l’irruenza punk emerge in brani tirati come “Altars Of Evocation”, devastante nel suo incedere caotico e folle. Come non sentire le influenze norvegesi in “Malefic Requiem” con l’atmosfera dai tratti oscuri e quel sentore di zolfo che abbonda tra questi suoni infernali.
La voce di Funeror diventa l’epicentro di una proposta estrema che non abbassa mai i toni, neanche quando provano a costruire malsani arpeggi che non fanno altro che ampliare quel senso di disagio che si respira durante l’ascolto (“Vanity In Bloodshed”). “Spiritual Cessation” è un album votato alle anime più nere e selvagge, che non cercano compromessi ma solo una fottuta scarica di black metal senza tanti fronzoli.
Recensione a cura di John Preck
Voto: 80/100
Line-up:
Illartha - Bass
Funeror - Guitars, Vocals
Hexzul - Drums
Folterer - Guitars
Web:
Bandcamp
Deezer
Spotify

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