DIABOLUS MECUM SEMPERTERNE! "Diabolus, Mecum Semperterne!" (Recensione)


Full length, Terratur Possession 
(2026)

Appartenente alla scena di Trondheim, il cui antico nome era Nidaros, questo quartetto è stato formato da Cernunnus (Manes, Høstsol, Syning) in collaborazione con il cantante KR, meglio conosciuto come il vocalist originale dei Whoredom Rife, tutti progetti profondamente radicati nella scena black metal di Trondheim.

Sviluppatasi nella città famosa per la cattedrale in stile gotico-romanico, immortalata in versione purpurea sulla copertina di “De Mysteriis Dom Sathanas” dei Mayhem, la scena nidrosiana ha progressivamente sviluppato una propria interpretazione del black metal norvegese nel post-millennio. Già dai primi act come i Celestial Bloodshed, l’intento era quello di conferire al black metal di seconda ondata, e in particolare all’eredità dei Mayhem del ’94, un’impronta ancora più “parrocchiale” e rituale.

Questo album si muove come black metal atmosferico nella sua forma più pura, declinato in una versione escatologica. Pur senza sconfessare il dominio dei riff, questi vengono stratificati e utilizzati come onde concentriche: non costituiscono il centro del progetto, ma contribuiscono a costruire l’atmosfera. Un approccio distante sia dalle forme più grezze del genere, sia da quelle che incorporano elementi rock’n’roll o thrash.

Qui il singolo riff è un ingrediente, non la torta: è funzionale al tutto. Un’impostazione non troppo lontana dai Mayhem di “Liturgy of Death” nell’uso del tremolo picking, ma con finalità differenti. Le parti vocali sono impostate sulla compostezza: a differenza dei Mayhem, l’assenza di una voce dominante come quella di Attila Csihar consente alle chitarre di espandersi senza restrizioni.

I Diabolus, Mecum Semperterne! si rivelano maestri di questa tecnica compositiva. La musica, intrisa di riverbero, utilizza più chitarre sovrapposte attraverso un meticoloso lavoro di sovraincisione, creando linguaggi melodici indipendenti e un clima quasi orchestrale. In questo caso, però, l’orchestra è quella di una chiesa: per ottenere questo effetto si è scelto di utilizzare non sintetizzatori, ma un organo.

Ad orchestre sintetizzate dominate da archi e violini si preferisce quindi uno strumento a tastiera profondamente radicato nella tradizione, anche rock, soprattutto degli anni ’70.

La batteria di B. Kråbøl (Misotheist), per non compromettere il risultato finale, si mantiene su strutture relativamente semplici: blast beat in 4/4 a tempo medio, non lontani da quelli che avrebbe potuto utilizzare Fenriz dei Darkthrone, ma senza arrivare al suo minimalismo estremo e senza influenze jazzistiche alla Hellhammer.

In questo modo si ottiene un equilibrio tra black metal minimalista e raw, black metal atmosferico e una declinazione più ortodossa e “religiosa” sviluppatasi sulla scia dei Mayhem degli anni 2000 grazie a band come Ondskapt, evitando però derive eccessivamente astratte o autoindulgenti, spesso presenti in produzioni simili.

“Diabolus, Mecum Semperterne!” consegna così un lavoro di black metal contemporaneo che sintetizza perfettamente le matrici fondamentali della scena norvegese. Un’opera che, con sobria intransigenza, riesce a comunicare maestosità: un risultato tutt’altro che scontato.

Recensione a cura di Gabriel Althos Aldo
Voto: 85/100

Tracklist:

1. Praeludium 
2. Ab Illo Benedicaris, in Cujus Honore Cremaberis 
3. Interludium I 
4. Diabolus Sit in Corde Tuo, et in Labiis Tuis, ut Digne et Competenter Annunties Evangelium Suum 
5. Interludium II 
6. Gratias Agamus Domino Infero Deo Nostro 
7. Interludium III 
8. Revelabitur Gloria Domini 
9. Postludium

Line-up:
B.Kråbøl - Drums
T.Skei - Guitars, Keyboards
K.Rambech - Vocals
E.Blix - Vocals (choirs)

Web:
Deezer
Spotify

Nessun commento