VOMITORY "In Death Throes" (Recensione)


Full-length, Napalm Records
(2026)

Con i Vomitory il rapporto รจ sempre stato piuttosto diretto: o li senti, oppure no. Non sono mai stati una band da mezze misure, e forse รจ proprio questo che negli anni li ha resi cosรฌ affidabili. Non nel senso prevedibile del termine, ma nel senso che sai esattamente dove vanno a colpire.

“In Death Throes” dร  proprio questa sensazione: non di ritorno, ma di continuitร . Non c’รจ quell’aria da “siamo ancora qui”, nรฉ il bisogno di aggiornarsi a qualcosa di attuale. รˆ un disco che sembra nato senza sovrastrutture, e questa cosa si percepisce fin da subito. “Rapture in Rupture” รจ quasi brutale nella sua funzione: meno di tre minuti, nessun giro a vuoto, tutto concentrato sull’impatto. Perรฒ, ascoltandolo meglio, non รจ solo velocitร . Il riffing รจ piรน lavorato di quanto sembri al primo passaggio, soprattutto nel modo in cui si incastra con la batteria senza diventare caotico. รˆ essenziale, ma non superficiale. “For Gore and Country” gioca su un’altra leva. Qui รจ il groove a tenere tutto insieme, ed รจ uno di quei pezzi che funzionano anche senza puntare esclusivamente sull’estremitร . C’รจ un senso del ritmo che rimane addosso, e probabilmente รจ uno dei momenti piรน immediati e memorizzabili del disco.

Quando si arriva a “Forever Scorned” e “Wrath Unbound”, si capisce meglio quanto il lavoro sia costruito su un equilibrio preciso. Non ci sono sbavature evidenti, ma nemmeno passaggi pensati per stupire a tutti i costi. รˆ tutto controllato, e potrebbe sembrare un limite, ma in realtร  รจ uno dei motivi per cui il disco tiene cosรฌ bene nel suo insieme. La title track “In Death Throes” cambia leggermente prospettiva. Non rallenta davvero, ma acquisisce piรน peso. Qui emerge un lavoro diverso sulle dinamiche, meno immediato ma piรน stratificato. รˆ il tipo di brano che non colpisce subito come altri, ma cresce con gli ascolti.

“Cataclysmic Fleshfront” e “Two and a Half Men” si collocano nel mezzo e svolgono esattamente il loro ruolo. Non sono episodi di passaggio in senso negativo, ma brani che tengono compatta la struttura del disco, evitando che tutto si concentri solo su pochi picchi. “Erased in Red” e “The Zombie War General” sono probabilmente i piรน difficili da isolare. Non perchรฉ siano deboli, ma perchรฉ arrivano in un punto in cui il disco ha giร  detto molto. รˆ qui che si percepisce la natura compatta del lavoro: tutto รจ coerente, ma non tutto emerge con la stessa forza.

La chiusura con “Oblivion Protocol” รจ quasi sobria. Nessun finale costruito per lasciare il segno, nessuna coda enfatica. Il disco si esaurisce in modo naturale. Ed รจ una scelta che rispecchia bene l’intero impianto: niente orpelli, niente teatralitร . Riascoltandolo piรน volte, quello che resta non รจ tanto il singolo brano quanto la soliditร  complessiva. Non รจ un disco costruito sui picchi, ma sulla continuitร . E oggi non รจ una cosa cosรฌ scontata. Poi รจ chiaro: se si cerca evoluzione, sperimentazione o deviazioni stilistiche, qui non si trovano. Ma se l’obiettivo รจ ascoltare death metal suonato con controllo, coerenza e senza distrazioni, “In Death Throes” centra il punto senza esitazioni. E forse รจ proprio questo il motivo per cui continua a tornare: non sorprende, ma non si consuma nemmeno in fretta.

Recensione a cura di Simone Lazzarino
Voto: 88/100

Tracklist:
1. Rapture in Rupture 
2. For Gore and Country 
3. Forever Scorned 
4. Wrath Unbound 
5. In Death Throes 
6. Cataclysmic Fleshfront 
7. Two and a Half Men 
8. Erased in Red 
9. The Zombie War General 
10. Oblivion Protocol

Line-up:
Tobias Gustafsson - Drums, Vocals (backing)
Urban Gustafsson - Guitars
Erik Rundqvist - Bass, Vocals
Christian Fredriksson - Guitars (lead), Vocals (backing)

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