IMMOLATION "Descent" (Recensione)


Full-length, Nuclear Blast Records
(2026)

Gli Immolation rappresentano certamente un caso di studio all’interno della scena death metal. L’esordio "Dawn of Possession" nel 1991 non ottenne i giusti riconoscimenti (non solo storici), perché la Roadrunner preferì rescindere il contratto. Da "Here in After" fino a "Unholy Cult" del 2002 incanalarono una serie di capolavori di evoluzione e coerenza.

Ross Dolan e Bob Vigna, tra i più iconici duo della storia del metal, hanno intrapreso altre strade rispetto alle death metal band statunitensi, decidendo di non registrare mai negli allora in voga Morrisound Studios di Scott Burns e rifiutando di accasarsi presso una delle cosiddette “major” del metal estremo, privilegiando il perfezionamento del loro sound. Tutto ciò ha consentito loro di non produrre mai dischi al di sotto di una certa soglia di qualità, contrariamente ad altre death metal band. Da "Majesty and Decay", uscito per Nuclear Blast nel 2010, questi emissari di morte decisero di adottare copertine digitali, cambi di logo per renderli più leggibili, suoni più artificiosi e tutta la filosofia di quegli anni, senza perdere un minimo di ferocia e autorevolezza. Vigna continuava a essere un compositore di livello superiore nel metal estremo e Dolan la consueta fiera che ruggisce la morte in modo chirurgico.

Il genio che ha caratterizzato il periodo dal 1991 al 2002 consisteva però nella capacità di comprimere poliritmi, dissonanze, armonici duellanti, groove e la vecchia brutalità in composizioni che miravano sempre a far emergere l’epicità dal caos, quindi a ciò che dovrebbe incanalare la musica metal nella sua forma più autentica. Nel frattempo il sound "cavern-core" degli Immolation era diventato quasi la norma del death metal underground, un modello a cui ispirarsi. Tutto ciò era tornato in "Atonement" e in "Acts of God" del 2022, seppur in maniera discontinua.

"Descent" è l’album in cui il genio compositivo di Vigna e la tensione teologica (presa in prestito da tanto black metal dissonante e d’avanguardia) riescono a espandersi per tutta la durata, qualcosa che mancava in "Acts of God" a causa di qualche filler di troppo. Perfino nei momenti in cui i riff sono più diretti e vicini ai Profanatica, come nella title track, i nostri non mancano mai di impreziosire il tutto con soluzioni di qualità di livello superiore, sempre in bilico tra brutalità e malinconia. La voce di Dolan si abbassa ulteriormente (una costante in ogni disco) e sembra davvero di udire il ruggito di un leone provenire da una caverna. La micidiale batteria di Shalaty, con tutta la sua tecnica, è perfettamente udibile; nonostante i suoni moderni e la produzione Nuclear Blast, è stato fatto un buon lavoro in fase di produzione e mixaggio.

Il sound degli Immolation, che dopo 12 album era giunto a compimento, è reso più diretto ma addirittura sintetizzato, tanto che in molti punti è più vicino a soluzioni black metal di gruppi come i Marduk che all’ambizione di spingersi più in là che ha sempre caratterizzato i nostri. L’eccessiva strutturazione dei brani (“The Vengeful Winds” o “God’s Last Breath”), con inizio in armonici, alternanza di parti cadenzate e parti brutali e ritorno agli armonici in chiusura, già intravista in "Acts of God", si è ulteriormente consolidata. Gli Immolation mettono sul piatto sempre le stesse tecniche compositive ma anche gli stessi modus operandi, traducendo però il tutto in un lavoro mirato e coerente che, nonostante la ripetitività, ricompensa con la catarsi. Qualcosa di importante per loro, che continueranno a produrre musica di buona qualità negli anni a venire, e per gli ascoltatori che potranno beneficiarne, ma molto meno per la scena death metal e per il suo sviluppo.

(Per maggiori approfondimenti si rimanda alla lettura del volume “Into Everlasting Fire: The Official History of Immolation” di Kevin Stewart-Panko).

Recensione a cura di Gabriel Althos Aldo
Voto: 75/100

Tracklist:

1. These Vengeful Winds 
2. The Ephemeral Curse 
3. God's Last Breath 
4. Adversary 
5. Attrition
6. Bend Towards the Dark
7. Host 
8. False Ascent 
9. Banished 
10. Descent

Line-up:
Ross Dolan - Bass, Vocals
Robert Vigna - Guitars
Steve Shalaty - Drums
Alex Bouks - Guitars

Web:
Bandcamp
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