CRUEL FORCE "Haneda" (Recensione)


Full-length, Shadow Kingdom Records
(2026)

A tre anni da “Dawn of the Axe” i Cruel Force tornano con “Haneda” e, più che sorprendere, danno l’impressione di voler consolidare una direzione ormai chiara: la lunga pausa è definitivamente alle spalle e questa seconda fase della loro carriera procede con coerenza e idee molto più focalizzate rispetto agli esordi. Chi li aveva conosciuti ai tempi di “The Rise of Satanic Might” e “Under the Sign of the Moon” ricorderà una band immersa fino al collo in un black/thrash ruvido e primitivo, debitore di nomi come Bathory e Venom, mentre oggi il baricentro si è spostato verso uno speed metal più classico, meno sporco ma non per questo meno aggressivo, anzi più strutturato e consapevole. 

“Haneda” si muove proprio su questo crinale: è veloce, spesso furioso, ma allo stesso tempo più ragionato, con una scrittura che cerca di evitare l’effetto “mitragliata continua” inserendo cambi di ritmo, aperture melodiche e un gusto quasi epico che richiama tanto la scuola di Iron Maiden quanto certe tensioni più tecniche alla Megadeth. L’inizio chiarisce subito le intenzioni, con un’introduzione atmosferica che sfocia in brani tirati ma tutt’altro che grezzi, dove la pulizia esecutiva e il lavoro sulle chitarre fanno la differenza: i riff sono affilati, gli assoli essenziali ma efficaci, e l’insieme regge proprio grazie a una maggiore varietà rispetto al passato, che permette al disco di scorrere senza appiattirsi troppo nonostante le velocità sostenute. 

C’è anche una componente più evocativa, quasi “esotica”, che attraversa il lavoro e gli dà un’identità visiva e sonora precisa, come se ogni brano fosse una tappa di un percorso tra scenari antichi e suggestivi, senza però sfociare mai in un vero concept. Quando il gruppo spinge sull’equilibrio tra impatto e respiro – nei pezzi più articolati o in quelli con aperture più solenni – emerge il lato migliore del disco, mentre nei momenti più diretti si sente ancora una certa dipendenza dagli schemi classici del genere. La sezione strumentale resta il vero punto di forza: chitarre in primo piano, batteria martellante ma dinamica, basso solido a fare da collante; meno incisiva invece la voce, corretta ma poco memorabile, che accompagna senza mai rubare la scena. 

Se proprio si vuole trovare un limite, è nella sensazione di trovarsi davanti a un’evoluzione più che a un salto: “Haneda” perfeziona quanto fatto in precedenza ma raramente dà l’impressione di andare oltre, lasciando qualche brano in meno davvero capace di restare impresso. Detto questo, rimane un disco solido, suonato con convinzione e profondamente rispettoso della tradizione, che conferma i Cruel Force come una realtà credibile in una scena sempre più affollata di revivalisti, ma anche come una band che, con un ulteriore guizzo di personalità, potrebbe ambire a qualcosa di ancora più grande.

Recensione a cura di Sergio Vinci
Voto: 75/100

Tracklist:

1 The Cross 
2. Whips-A-Swinging 
3. Savage Gods 
4. Sword of Iron 
5. Crystal Skull 
6. Warlords 
7. Black Talon 
8. Titan's Awakening 
9. Haneda

Line-up:
GG Alex - Drums, Percussion
Slaughter - Guitars, Synthesizers
Carnivore - Vocals
Spider - Bass

Web:
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