DIMMU BORGIR "Grand Serpent Rising" (Recensione)


Full-length, Nuclear Blast Records
(2026)

Dimmu Borgir tornano con "Grand Serpent Rising", il loro primo album in otto anni. Il ritorno รจ ambizioso, sรฌ, ma sotto la patina di grandiositร  e tecnica emerge un problema che la band non ha mai del tutto risolto: la tendenza all’autoindulgenza. La miscela di primitivo e cerebrale che li ha resi leggendari รจ ancora presente, ma spesso soffocata da orchestrazioni ridondanti e arrangiamenti troppo complicati, che rendono l’ascolto pesante e a tratti faticoso.

Con 70 minuti di durata, l’album si presenta come una dichiarazione di forza, ma la lunghezza e la densitร  non giovano alla fruibilitร . Brani come "Tridentium" aprono con un’oscura teatralitร , ma invece di catturare l’attenzione rischiano di annoiare chi non รจ giร  immerso nell’ossessione della band per la grandiositร . "Ascent" esplode con riff taglienti e atmosfere soffocanti, ma la furia chitarristica viene spesso sepolta sotto strati di orchestrazioni, facendo emergere un difetto cronico dei Dimmu Borgir: l’eccesso di pomp.

La band alterna momenti incisivi, come "As Seen in the Unseen" e "At the Precipice of Convergence", a epiche mastodontiche come "The Qryptfarer" e "The Exonerated", ma anche qui il rischio รจ che la grandiositร  tecnica diventi fine a sรฉ stessa. Alcuni passaggi suonano piรน come esercizi di stile che come musica che vive davvero. Persino brani piรน “concreti” come "Ulvgjeld & Blodsodel" e "Phantom of the Nemesis" mostrano che l’orchestrazione, quando non bilanciata, rischia di soffocare la forza del riffing e della melodia, lasciando l’ascoltatore esausto piรน che impressionato.

Il disco evidenzia inoltre un problema di identitร : la band sembra oscillare tra fedeltร  al passato e tentativo di aggiornarsi, senza mai decidere se privilegiare brutalitร , melodie oscure o spettacolaritร  orchestrale. Questa indecisione si traduce in alcuni momenti di confusione sonora, dove tutto appare troppo denso, troppo pomposo, e persino artificiale.

Sparire per otto anni richiede coraggio, e Dimmu Borgir mantengono la loro identitร , ma "Grand Serpent Rising" รจ un ritorno che dimostra anche i loro limiti. รˆ feroce e ambizioso, ma un ascolto critico rivela un album che a volte pesa piรน per il manierismo che per la musica stessa. La grandiositร  supera spesso la sostanza, la tecnica oscura rischia di diventare autocelebrativa, e il risultato รจ un’opera potente ma stancante, che solo i fan piรน accaniti potranno davvero apprezzare.

In sintesi, "Grand Serpent Rising" conferma che Dimmu Borgir sono ancora maestri del black metal teatrale, ma mette anche in luce il loro vizio piรน grande: l’incapacitร  di dosare il pomposo con l’essenziale. Un album di talento, sรฌ, ma gravato da troppi eccessi e scelte che appesantiscono l’ascolto.

Recensione a cura di Simone Lazzarino
Voto: 72/100

Tracklist:
1. Tridentium 
2. Ascent 
3. The Qryptfarer 
4. As Seen in the Unseen 
5. Ulvgjeld & blodsodel 
6. Repository of Divine Transmutation 
7. Slik minnes en alkymist 
8. Phantom of the Nemesis 
9. The Exonerated
10. Recognizant 
11. At the Precipice of Convergence
12. Shadows of a Thousand Perceptions 
13. Gjวซll

Line-up:
Shagrath - Vocals, Keyboards, Orchestrations, Effects
Silenoz - Guitars

Web:
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