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21/10/14

FEN "Carrion Skies"

Full-length, Code666 Records
(2014)

Dischetto da prendere con le pinze questo "Carrion Skies" dei britannici Fen. Il power trio è fautore di un black metal dalle forti influenze d’avanguardia e sperimentali, con un sound che lascia molto spazio ad effetti e soluzioni atipiche, con un tocco di shoegaze e sonorità che a volte toccano il post-rock.
Per chi non li conoscesse, i Fen, attivi dal 2006, hanno finora pubblicato finora tre album molto ben accolti ed apprezzati dalla critica e hanno partecipato a diversi festival metal e a diversi tour con Negura Bunget e altri nomi tutelari del genere.

Tornando al platter, è composto da sole sei canzoni, dal minutaggio piuttosto elevato, la maggior parte infatti si aggira tra i dieci e i dodici minuti; ciò da un senso di dilatazione e vacuità alla musica del combo britannico, che però alterna sapientemente sfuriate black metal a momenti riflessivi e sotto acidi.
Detto ciò, potrei concludere la recensione anche qua, dal momento che tra la lunghezza dei brani davvero alta e la quantità della musica, rischierei di ripetermi inutilmente. Ma dal momento che il mio compito è quello di valutare il disco per la sua qualità, consigliando o meno l’acquisto, mi limiterò ad accennare alle caratteristiche e alle cose che più mi hanno colpito di questo lavoro.

L’iniziale "Our Names Written in Embers Part 1 (Beacons of War)" si presenta subito aggressiva e potente, alternando bei riff e melodie, momenti più riflessivi e sfuriate black , intervallata nella parte centrale da un bel rallentamento quasi doom molto suggestivo e concludersi con una cascata di riff e urla lancinanti in dissolvenza. La parte seconda, omonima della precedente, ha un guitarwork molto interessante, che non lesina l’uso dei tempi dispari in alcuni punti; la canzone comunque ha una buona personalità, con passaggi evocativi e lancinanti, un cantato sofferto e suggestivo, supportato da un’ottima sezione ritmica eccellente. La successiva "The Dying Stars" parte con un arpeggio quasi rilassante e si trasforma in un inferno di nove minuti, dal riffing quasi heavy metal. Una gran bella canzone a mio avviso.

Con la seconda metà dell’album però, inizia ad insorgere qualche segno di stanchezza, probabilmente dovuto ad un dilatarsi esagerato delle canzoni, davvero un po’ troppo prolisse: forse scrivere qualcosa di più condensato avrebbe sortito un effetto migliore. Il difetto principale è che le canzoni hanno chi più , chi meno, la stessa struttura, ( arpeggio evocativo in crescendo-entrata della chitarra- sfuriata black metal- break centrale evocativo- seconda sfuriata black- outro); mescolare maggiormente le carte in tavola avrebbe messo un po’ di pepe in più.
Riassumendo, ci troviamo di fronte ad un buon lavoro: se già conoscevate la band inglese, andrete sul sicuro poiché l’album ha comunque musica di qualità, se non li conoscevate un ascolto lo merita tutto.

Recensione di: Stefano Paparesta
VOTO 70/100

Tracklist:1. Our Names Written in Embers Part 1 (Beacons of War)
2. Our Names Written in Embers Part 2 (Beacons of Sorrow)
3. The Dying Stars
4. Sentinels
5. Menhir – Supplicant 11:50
6. Gathering the Stones

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