Vuoi qui il tuo annuncio? Scrivi a: hmmzine@libero.it

DRAKKAR - Run with the Wolf

Full-length, My Kingdom Music
(2015)

Non esattamente dei novellini, i Drakkar, power metallers milanesi in giro ormai dal lontano 1995, e c’è da dire che si sente. Si sente a cominciare dall’intro di questo “Run with the Wolf” (la cui uscita è prevista per il 16 Marzo 2015), un arrangiamento sinfonico assolutamente epico che ci sbatte in faccia senza alcun preavviso la ben costruita “Under the Banners of War”, che scivola piacevolmente col suo ritornello rallentato e facilmente assimilabile, marchio di fabbrica del genere e che sicuramente dal vivo farà la sua bella figura…

Al terzo posto nella tracklist troviamo la canzone che dà il titolo all’album, un mid tempo che non teme di spezzare ritmi e schemi, abbandonando la rigidità della canzone precedente in favore di una maggiore complessità. Segue, aprendosi con un intro che chiarisce subito le carte in tavola in materia di ferocia musicale, “Watcher of the Wall”, ispirata alle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” (alias “Il Trono di Spade”) di George R.R. Martin: unendo epica e melodia, e sostenuta da un (ancora) superiore pathos vocale di Dave dell’Orto e un bel doppio assolo di Dario Beretta (chitarra) e Emanuele Laghi (tastiere), questa canzone emerge fiera e possente tra le altre come uno dei pezzi migliori dell’album, ulteriormente particolarizzata dalla presenza dietro le pelli di Mattia Stancioiu (ex-Labyrinth).

Più leggera, ma non per questo meno bella, ornata com’è da cornamuse nell’intro, è ora il turno di “Ride the Storm”, ritmata e compatta, dopo cui si ritorna a velocità più sostenute con la rapida “Burning”, in cui il batterista Paolo Pirola ci offre una performance particolarmente valida, costruendo assieme al bassista Simone Cappato un’ineccepibile base ritmica per i numerosi e arditi assoli dell’accoppiata melodica, spezzati in maniera piacevolmente inaspettata da silenzi che mozzano il fiato. Settimo episodio dell’album, "Southern Cross" si rivela essere una ballad, tranquillo intermezzo, dalle sonorità più moderate, tendenti al rock e che strizzano l’occhio a quelle proprie della musica folk, prima della successiva "Gods of Thunder", tipico esempio di puro Power Metal che presenta inoltre la collaborazione di Olaf Thorsen (Labyrinth, Vision Divine), autore dell’assolo, e di Terence Holler (Eldritch) al microfono, a partire appunto dalla tematica fino al tappeto di doppia cassa che accompagna il pezzo fino a metà, dove la traccia spezza il ritmo in un bridge cadenzato e possente.
Ci si avvia alla fine dell’album, con "Invincible", penultimo pezzo della serie, inno e incitazione all’autoaffermazione e alla fiducia in se stessi, forte sia di una prima metà incalzante che di un breakdown acustico centrale. Ultima composizione di questo assolutamente ottimo “Run with the Wolf” è “Call of the Dragonblood”: dal sapore Manowar, ma senza perdere lo stile che contraddistingue i Nostri, chiude con un esempio di cadenzata epicità l’album, lasciando soddisfatti di un’opera compatta, composta, eseguita e interpretata con assoluta competenza.

Resta ora da scoprire, per coloro che avranno tra le mani (o in versione digitale, dato che è prevista l’uscita anche in questo formato) l’edizione da 2 CD, il disco bonus: qui Laghi cede il posto al precedente, storico tastierista Corrado Solarino, in onore alla natura di raccolta delle vecchie glorie e al titolo del CD bonus stesso, “Coming from the Past”, condiviso anche dalla opener, che, pur bella, sembra derivare con forse un po’ troppa sfacciataggine dai tedeschi Blind Guardian… Non è invece il caso di “Dragonheart” (da “Quest of Glory”, 1998), che più si rifà più genuinamente alle atmosfere heavy-epic, equamente divisa tra un sentore ottantiano e influenze più moderne. Più power, e più potente (mi sia concesso il gioco di parole…), è invece l’aggressiva “Eridian Falls” (“Gemini”, 2000), mentre la successiva “Pure of Heart” (anche questa da Gemini) con l’intro a base di archi si presenta fin dall’inizio come una canzone più particolare, atmosferica. Chiude definitivamente la questione l’orchestrale “Galadriel’s Song”, che un tolkieniano come me non poteva non aspettare con trepidazione… e non poteva che rivelarsi uno struggente canto di dolore, acustico e sinfonico, della disperazione di Galadriel, forzata (secondo alcune interpretazioni, la questione è in realtà controversa…) a restare sulla Terra di Mezzo e non poter più rivedere il Reame Beato dove i Valar dimorano, al di là del mare…

È il momento di tirare le somme. “Run with the Wolf”, in sé e di per sé, è un album di eccellente power metal, che si mantiene su livelli molto alti per tutta la sua durata, che non annoia durante l’ascolto e che trascina e appassiona. Un ottimo album, come ho già ribadito: ben composto, ben arrangiato, ben eseguito e ben interpretato.

Recensione a cura di Lorenzo Stelitano
VOTO: 85/100

Tracklist:
Disc 1 - Run with the Wolf
1. Rise of the Dark Lords 
2. Under the Banners of War 
3. Run with the Wolf 
4. Watcher on the Wall 
5. Ride the Storm 
6. Burning 
7. Southern Cross 
8. Gods of Thunder 
9. Invincible 
10. Call of the Dragonblood 

Disc 2 - Coming from the Past
1. Coming from the Past 
2. Dragonheart 
3. Eridan Falls 
4. Pure of Heart 
5. Galadriel' Song (orchestral)

Nessun commento