02/10/16

OVERKILL "W.F.O." (Recensione)

Full-length, Atlantic Records
(1994)

Ricordo ancora molto bene quando uscì questo album e quando e dove lo comprai. Era il 1994, credo verso fine estate o giù di lì, e dopo aver letto una pessima recensione su Metal Shock (se la memoria non mi inganna) di questo album, mi precipitai da Maschio qui a Torino (storico negozio di musica oramai defunto, purtroppo), e presi il cd. D'altronde conoscevo gli Overkill oramai da anni, ossia dal 1989, anno di grazia in cui partorirono quello che per me rimane, probabilmente, il loro masterpiece, "The Years Of Decay".
Certo, il disco dopo datato 1991, "Horrorscope" non aveva affatto deluso, e quasi bissato la qualità del precedente e quindi gli Overkill diventarono a pieno diritto tra i miei gruppi favoriti. Stavo appena entrando nell'adolescenza, ma ricordo altrettanto bene quando uscì "I Hear Black", da me recensito QUI in maniera accurata, e mi scesero abbastanza le braccia, per non dire altro. Tutte le thrash metal band erano ormai in piena crisi di identità; da una parte c'era il grunge e dall'altra i Metallica che dettarono la nuova via dell'ammosciamento generale del genere, accecando molti colleghi grazie al successo che riscossero col black album. "I Hear Black" non faceva schifo, ma era altamente sotto le possibilità di una band del genere. Anche gli Overkill rallentarono il tiro e si buttarono in un heavy metal annacquato che non poteva soddisfare i palati più esigenti del thrash metal sound, e quindi del sottoscritto!

Ma un anno dopo esce quasi in sordina questo "W.F.O.", che, al contrario di quanto diceva la recensione che citavo in apertura, era tutto fuorchè un cattivo album. Con questo disco gli Overkill si riappropriarono del loro sound, le chitarre ritorneranno a ringhiare e il basso di D.D. Verni ritornerà a squillare come ai bei tempi. Si potrebbe dire che questo album ammicchi un po' al groove metal. ed in effetti ci sono dei vaghi influssi, ma in generale siamo di fronte ad un disco di massiccio thrash metal che, visto ora, era oro colato in un periodo in cui di thrash vero e proprio in quegli anni non era scontato sentirne...
Comunque, riprendendo il discorso inerente l'album in questione, possiamo affermare che ci sono episodi che si elevano una spanna sopra ad altri, come la pesantissima opener "Where It Hurts", la veloce ed in your face "Fast Junkie", la devastante "They Eat Their Young" che sconquassa e trita alla grande, grazie anche ad un refrain cantabile e una ritmica di chitarra irresistibile ad opera della coppia Merritt Gant e Rob Cannavino. Questi sono gli episodi più significativi, a mio parere, della prima parte del disco, con alcune lievi cadute di tono in "The Wait / New High in Lows" e "What's Your Problem".

La seconda parte dell'album si apre in maniera superlativa con quelli che sono probabilmente i due episodi che preferisco del lotto: "Under One" e "Supersonic Hate". La prima è una batosta thrash pesantissima con alcune accelerazioni killer che portano ad un ritornello dai toni cupi e pessimisti, la seconda è la classica song veloce degli Overkill che trascina alla grandissima, un po' come la storica "Hello From The Gutter". 
Ottima anche se essenziale la prova di Tim Mallare dietro i tamburi. Ecco, questo batterista è sempre stato un tantino sottovalutato, per me. E' pur vero che il precedente drummer Sid Falck aveva sicuramente una tecnica più elevata, ma Tim Mallare ha sempre avuto fiuto per dei pattern non intricatissimi ma molto solidi, che accompagneranno gli Overkill per quasi quindici anni con ottimi risultati.
Da pelle d'oca la strumentale (e purtroppo corta) "R.I.P. (Undone)" eseguita con chitarre acustiche dal feeling malinconico che aprono alla successiva "Up to Zero", che si rivela buona ma tutto sommato inutile, e che ci fa pensare ad un ritorno ai suoni nefasti del precedente album, quindi tanto groove e poca sostanza. Ma ecco che dopo quattro minuti di quasi noia spunta un altro episodio davvero degno di nota, "Bastard Nation", facendoci ritornare il sorriso sulle labbra.
Chiude il disco "Gasoline Dream", un macigno bestiale dove la distorsione delle chitarre, sostenuta da un volume pazzesco, tiene in piedi un episodio sabbathiano, oscuro, sinistro, fatto di ottimi momenti riflessivi alternati a sferzate di potenza non da poco, fino ad arrivare a dopo la metà con una specie di impennata thrash che quasi potrebbe ricordare il riff portante di "Damage Inc." dei Metallica!

Per concludere, consiglio a chiunque abbia dei pregiudici sulla produzione di questa band "post 1991" di rispolverare questo disco se già non lo avesse fatto, sono sicuro non se ne pentirà. Al tempo stesso è un disco che consiglio vivamente a chiunque voglia un disco di roccioso e pesantissimo thrash metal, probabilmente uno dei più pesanti che la band di Bobby Blitz abbia mai realizzato. 
Purtroppo il suo periodo di uscita ne decretò un appeal commerciale non minimamente paragonabile a quello che avrebbe potuto avere negli anni Ottanta-primi anni Novanta. Ormai il thrash era morto, ucciso dai Metallica e dal black album, ma ciò non toglie il suo valore più che buono, e che quindi colloca questo "W.F.O." tra i lavori più riusciti degli Overkill, magari solo un po' inferiore ad alcuni loro capolavori più acclamati, ma degno di stare in tutte le discografie di ogni thrasher che si rispetti!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 79/100

Tracklist
1. Where It Hurts 05:33
2. Fast Junkie 04:22
3. The Wait / New High in Lows 05:46
4. They Eat Their Young 04:57
5. What's Your Problem 05:10
6. Under One 04:15
7. Supersonic Hate 04:18
8. R.I.P. (Undone) 01:43 instrumental
9. Up to Zero 04:08
10. Bastard Nation 05:38
11. Gasoline Dream 06:53
DURATA TOTALE: 52:43

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