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07/11/16

PUTRIFIED "The Flesh. The Scythe. The Tomb." (Recensione)

EP, Unholy Prophecies 
(2016)

I Putrified esistono dal 2010 e fanno parte di quella foltissima schiera old school revival cresciuta a pane, grettezza e mostri sacri del pantheon estremo scandinavo e non solo. Band come gli svedesi in questione nascono come reazione, sacrosanta a mio modestissimo parere, ad una generale esasperazione in ambito estremo del tecnicismo e della ricerca ad ogni costo dello status di “next big thing”. Non si può negare che da parte di certi addetti ai lavori vi sia la tendenza a liquidare con troppa fretta le realtà musicali che non abbiano l’obiettivo di essere i nuovi Arcturus, Thy Catafalque, Oranssi Pazuzu o A Forest of Stars.

I Putrified fanno parte invece della fazione che impugna gli strumenti perché vuole fare casino e farlo senza andare per il sottile. L’imprinting è quello della vecchia scuola death svedese (Grave, Entombed, Dismember, Nihilist etc), ma anche primissimo Thrash, Celtic Frost e punk in generale. Purtroppo le belle intenzioni e i nobili principi non bastano a generare un prodotto di qualità. Che sia possibile incorporare le suddette influenze, divertirsi, divertire e farlo comunque con personalità e freschezza, è dimostrato da realtà come Verminous e Bastard Priest. Tanto per restare in Svezia. Il presente “The Flesh The Scythe. The Tomb” probabilmente non è il miglior banco di prova per giudicare lo stato di forma dei Putrified. La durata è ridotta e su sei pezzi ben due sono cover, “Devil’s Whorehouse” dei Misfits e “Morbid Tales” dei Celtic Frost” e altri due sono poco più che intermezzi strumentali. Ci troviamo quindi a giudicare un’uscita che conta soltanto due inediti. Il senso di una simile operazione con tutta probabilità è soltanto quella di ricordare al pubblico che i Putrified esistono e sono al lavoro per dare alle stampe qualcosa di più consistente in tempi relativamente brevi.

I due inediti, “Sarcophagus” e “The Scythe Descends”, sono esattamente quello che ci si aspetta dai Putrified. Le sonorità sono grezze, rozze, il riverbero è generoso e sinistro. L’ambientazione che viene in mente è uno scantinato di Stoccolma stipato di birra e insetti. A. Death vomita con raucedine e malvagità mentre Grave, P. Apocalypse e Crypt sferragliano un death metal vecchia scuola a forti tinte tanto black quanto thrash che non disdegna incursioni “punkeggianti”. L’attitudine dei Putrified non si discute e i pezzi divertono, ma nonostante la durata ridotta, si nota una certa mancanza di freschezza e trasporto. Le stesse cover non sono all’altezza né come rivisitazioni interessanti né come tributi pedissequi. 
La speranza è che i nostri abbiano conservato nella faretra i dardi migliori per il full lenght, perché di ignoranza e marciume ispirati c’è un grande e urgente bisogno.

Recensione a cura di Nicola “El Mugroso” Spagnuolo 
Voto: 65/100

Tracklist:
1. Sarcophagus (Under The Lid)
2. The Scythe Descends 
3. Maleficium I 
4. Devil’s Whorehouse 
5. Maleficium II 
6. Morbid Tales

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