07/11/16

ONIRICIDE "Revenge of Souls" (Recensione)

Full-length, Independent
(2016)

Iniziamo la recensione di questo Oniricide con qualche nota biografica, dato che parliamo di una band al suo debutto discografico: Oniricide nasce nel giugno 2011 da un'idea di Andrea Pelliccioni (chitarrista) e Daniele Pelliccioni (batterista e tastierista). Nel 2013 entra a far parte della band Mara Cek Cecconato, lead vocalist, che partecipa attivamente alla stesura delle melodie vocali e dei testi delle canzoni.
A giugno 2014 entra a far parte del progetto il bassista Luca Liuk Abate. Dal 2015 la band entra in studio prima per registrare la demo che avrà un notevole riscontro su Soundcloud, per poi entrare nuovamente in studio per la registrazione dell'album "Revenge of Souls". Mentre in studio si procede con le varie sessioni di registrazione, sui social i primi fans della band partecipano attivamente alla Crowdfunding DIY proposta, pre-ordinando l'album dagli Stati Uniti, dal Giappone, dall'Australia e dall'Europa. "Revenge of Souls" esce a febbraio 2016.

Ora passiamo ad esaminare più nel dettaglio la musica contenuta in questo disco. Iniziamo dicendo che le influenze citate dalla band, in verità molto eterogenee in quanto si nominano band apparentemente anche distanti tra loro come sound, non sono campate in aria. Citando la band stessa gruppi di riferimento come  Lacuna Coil, Tristania, Evanescence, Within Temptation, Nightwish, Therion, Cradle of Filth, credo che non sia tanto lontana da quella che è poi la realtà, sebbene con le dovute proporzioni in fatto di mestiere e qualità, e aggiungiamo anche il fatto che di Cradle Of Filth io non ne ho sentito traccia. Qualità che comunque è ben presente in questo "Revenge of Souls", disco che si divincola tra una base di metal sinfonico con voce femminile e influssi gothic e power metal.
Ecco quindi che la bella voce di Mara ci accarezza le orecchie sin dalla opener "Revenge of Souls", che segue l'intro "Oneiros", fino all'ultima traccia "Becoming a Different Man", con la sua ugola dolce e vellutata, mentre la band imbastisce un sound ricco di pathos e con un gusto sempre rivolto alla melodia e alla forma canzone. Sicuramente questa band ha ascoltato anche del buon pop e lo ha incorporato nella propria proposta sonora e non c'è nulla di male in questo, e lo dico perchè le canzoni presentano sonorità heavy, ma le loro strutture sono abbastanza snelle e le melodie di voce sono molto "radio-friendly". A volte fanno irruzione anche vari influssi folk ("The Beast", ad esempio) che donano un'atmosfera sognante ai pezzi molto gradevole e avvolgente.

In tutto questo ho trovato anche delle piccole pecche, ma nulla di realmente disturbante. In generale potrei in questo senso affermare che sarebbero potute essere sviluppate meglio le doti canore di Mara Cek Cecconato, che spesso ho trovato sacrificata in melodie non sempre all'altezza della situazione, quindi non proprio centrate e ben architettate. Quindi il primo consiglio è quello di lavorare sull'aspetto delle metriche vocali, perchè la timbrica è già buona e ha bisogno di esprimersi al meglio. Inoltre le chitarre svolgono sì un buon lavoro, ma hanno bisogno di più corpo e definizione in modo che i riff spicchino meglio. Poi ci sarebbe un episodio che mi pare sia un po' troppo influenzato da "Nothing else Matters" dei Metallica, e parlo di "A Good Place to Die", che rasenta quasi il plagio, e anche se parliamo di un solo episodio, per una band che vuole proiettarsi ad alti livelli non sono ammesse queste "sbavature".

Detto questo, però abbiamo molti altri elementi positivi in scaletta, e la quasi totalità delle canzoni si assesta su livelli più che discreti. Certo abbiamo delle acerbità da limare, come un songwriting che si presenta in generale piuttosto ispirato, ma che ogni tanto inciampa in una sorta di insicurezza dettata da una amalgama ancora non pienamente raggiunta tra tutti gli ingredienti che la band mette sul piatto.
Sono sicuro che se questi ragazzi sapranno aggiustare questi piccoli difetti nel giro di poco tempo, potranno dimostrarci le loro piene qualità, che comunque sono già decisamente evidenti. 
In ogni caso, un buon inizio che fa ben sperare!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 65/100

Tracklist:
1. Oneiros 01:38
2. Revenge of Souls 06:12
3. Noxy 04:35
4. Vision from the Mirror 05:46
5. Gipsy and the Cards 04:51
6. A Good Place to Die 06:55
7. The Illusion of the Abyss 02:36
8. The Beast 06:53
9. Mother of Pain 05:07
10. Becoming a Different Man 06:30

DURATA TOTALE: 51:03

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