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ENTIRETY "Eternal Fire" (Recensione)

Full-length, Razed Soul Productions
(2017)

Dopo dieci anni dall’ultimo full length “Proud”, tornano i blackster nostrani Entirety con il nuovo album, che esce per la label americana Razed Soul Productions. Il cd in questione è composto da sette canzoni inedite, e ci pone all'attenzione un black metal piuttosto tirato, melodico, ma abbastanza malvagio e ficcante. Abbiamo un membro della band già conosciuto per il suo ottimo lavoro svolto ultimamente coi suoi Paymon, ovvero Lord Skarn, che in questo caso si occupa di voce e batteria, facendolo molto bene tra l'altro. 

Ma come si pone questo "Eternal Fire"? Come dicevo, siamo in pieno ambito black metal vecchio stile, ma non aspettatevi produzioni lo-fi e altri richiami troppo espliciti ad una scena che ormai non c'è più. Qui dentro troverete un metallo nero veloce, con riff taglienti e batteria indemoniata, che si pone un po' come la somma di tante tradizioni black, ma che al tempo stesso ha il pregio di non risultare troppo simile a nessuno.
Non so se sia una scelta precisa della band quella di realizzare un disco con brani brevi ed immediati, ma in effetti quasi non ci si rende conto del tempo che passa tra la prima e l'ultima traccia del cd. 

In sostanza a partire dalla opener "Death to Worship" fino a "Nyarlathotep", il tempo passa velocissimo ascoltando questo album, e ciò potrebbe essere sinonimo di bontà, insomma, che non ci si annoia. I riff sono sempre molto incazzati, così come perfida appare la prestazione dietro al microfono di Lord Skarn, che si esprime col suo scream luciferino. "Ancient Art" si fa notare per un riffing insistente e per una batteria che non trova sosta nel suo furioso blast beat perpetuo, fino ad arrivare ad una bella apertura melodica fatta di chitarre acustiche posta poco prima del secondo minuto, dove poi un crescendo di potenza ci porta in un finale distruttivo e caotico davvero ben pensato. Questo brano ci fa intravedere quelle che potrebbero essere alcune coordinate che la band potrebbe ricalcare in futuro, magari inserendole più spesso in dei brani che sono sì piacevoli, ma che tendono un po' ad assomigliarsi l'uno con l'altro. 
Il pianoforte della conclusiva "La promenade des Anglais (instrumental)" ci fa respirare dopo nemmeno mezz'ora di album. In effetti venticinque minuti sono un po' stringati per poter parlare di full-length, ma alla fine l'intensità della proposta e la buona qualità generale potrebbero indurre a farci pensare che "così può bastare".

Essendo del tutto onesti e dovendo evidenziare anche ciò che mi è piaciuto di meno, devo dire che ho trovato questo album leggermente monotematico e non sempre convincente in tutte le canzoni, e questo è dovuto a ciò che dicevo poco fa, ovvero ad una scarsa varietà all'interno dei brani proposti, ed a una proposta che tende a volte a rimanere in superficie e che non azzarda ad approfondire alcuni spunti che avrebbero donato più fascino e completezza all'opera.
Un buon disco di black metal "melodico" senza troppi fronzoli, questo "Eternal Fire", che non deluderà i die hard fans del genere, ma forse non colpirà per chissà quali pretese. Ma va bene così, tutto sommato, la qualità c'è e si sente!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 70/100

Tracklist:
1. Death to Worship
2. Eternal Fire
3. Over a White Desert
4. Bearers of Pain
5. Nyarlathotep
6. Ancient Art
7. La promenade des Anglais (instrumental)

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