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THE GREAT OLD ONES "EOD: A Tale of Dark Legacy" (Recensione)

Full-length, Season of Mist 
(2017)

Quando si sceglie di rappresentare ognuno dei tuoi album su novelle di uno dei più celebri autori del genere horror di tutto il mondo, difficilmente si è a corto di ispirazione. Numerosi gruppi hanno creato concept album, basati soprattutto sulle proprie idee, ma poche band dedicano l’intero arco di un album per un’opera esistente nella letteratura. H.P. Lovecraft è la linfa vitale del quintetto Ambient Black Metal francese The Great Old Ones. Il suo immaginario grottesco, nel suo vivido racconto immaginario, va di pari passo con la grandezza desolante che i The Great Old Ones evocano, che prende allo stesso tempo il loro pubblico in un viaggio attraverso paesaggi sonori espansivi della band e la narrazione tangibile di Lovecraft. Ora l’uscita del loro terzo album basata su “The Shadow over Innsmouth” (“La maschera di Innsmouth” in italiano), “EOD: A Tale of Dark Legacy“, I The Great Old Ones ci trasportano nella umida, decomposta e decrepita città di Innsmouth, dove seguiamo le orme del nostro narratore nella scoperta del segreti maledetti che abitano all’interno dello strano porto.

Poiché la base dei testi è stata disposta nella trama, il tono e l’atmosfera del disco sono stati sviluppati nel testo descrittivo. L’album inizia cronologicamente al romanzo, dove il protagonista si affaccia sul porto umido di Innsmouth. I The Great Old Ones proiettano questo ambiente abbattuto in “The Shadow over Innsmouth” (la canzone) con l’adozione di un suono di chitarra desolante in cui la voce scura di Benjamin Guerry è libera di risuonare intorno ai curiosi angoli del porto. I The Great Old Ones catturano immagini di Lovecraft e le rappresentano ulteriormente in dettagliate tracce come “When the Stars Align” e “Mare Infinitum“. I riff si contorgono nel rappresentare il deterioramento del protagonista nella follia e descrivono che la razza umana si sta inesorabilmente dirigendo verso il ritorno dei signori anormali di Lovecraft, i “Deep Ones” (Quelli-degli-abissi in italiano). Quest’ultima è dedicata alla creazione di un paesaggio sonoro espansivo, per illustrare la profondità infinita del mare che abita la splendida città sottomarina di questi mostri umanoidi-anfibi. Sinistri violoncelli evocano la grandezza della città, mentre il vortice di riff in tremolo incarna la distesa viziosa, volatile e vasta del mare.

Il quintetto Black Metal va di pari passo con le immagini orribili di Lovecraft. “EOD: A Tale of Dark Legacy” è una continuazione degli ultimi due album della band, solo con un aumento di teatralità ed esecuzione selvaggia. Le chitarre sono focalizzate esclusivamente sulla creazione di un ambiente grandioso, ma soprattutto si basano su muri di suono e ritmi deviati; “The Ritual” richiama una pesante influenza degli Emperor. La tecnica può sembrare unidimensionale, ma ciò che è immaginario, è interpretato da chitarre che comandano la vostra attenzione, non come è ritratto. Infine, una menzione speciale deve andare ai favolosi blast beat di Léo Isnard, che sono a dir poco mozzafiato in tutta questa trama maledetta. 
I The Great Old Ones hanno ancora una volta respirato ulteriormente la vita nel mondo immaginario di H.P Lovecraft, così come la padronanaza della loro estetica Atmospheric Black Metal.
 
Recensione a cura di: Benito Stavolone
Voto: 84/100

Tracklist: 
1. Searching for R. Olmstead 00:25 
2. The Shadow over Innsmouth 09:24 
3. When the Stars Align 04:48 
4. The Ritual 09:31 
5. Wanderings 01:15 
6. In Screams and Flames 07:50 
7. Mare Infinitum 10:55

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