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DJEVEL "Tanker som rir natten" (Recensione)


Full-length, Aftermath Music
(2021)

Sotto il leggendario marchio del True Norwegian Black Metal si è sviluppata a partire dai primi anni Novanta un'intera scena musicale che si è fatta col tempo protagonista del nascente panorama estremo europeo, nonchè espressione grezza e rudimentale di uno spirito oscuro e nichilista volto a risvegliare dagli abissi dell'animo umano le sue essenze più arcane e sinistre, in opposizione alla morale e all'etica della società contemporanea. Il black metal di scuola norvegese ha da sempre manifestato una tendenza al maligno e all'orrido attraverso sonorità cariche di occultismo e di armonie sinistre, a partire dai colossi storici del genere per arrivare a quelle band che ne hanno raccolto nel corso degli anni l'eredità, adeguandola alle loro idee musicali senza mai snaturarla, ma al contrario rendendola più personale e definita. Tra queste si sono distinti nell'ultimo decennio i prolifici Djevel, formazione di Oslo nata nel 2009 per mano del chitarrista e cantante Trånn Ciekals, al quale dopo svariati cambi di formazione si sono affiancati lo storico batterista degli Emperor Bård Faust e più recentemente il bassista e vocalist Kvitrim, completando una line-up che è stata appena battezzata con l'uscita di "Tanker som rir natten", settimo album in studio della band nonchè ultima frontiera di un percorso evolutivo che non sembra intenzionato ad interrompersi, ma che al contrario progredisce anno dopo anno verso orizzonti sempre più nuovi. 

Il progetto, il cui nome in norvegese significa "diavolo", si è distinto nella scena black metal norvegese grazie ad una lunga serie di capolavori attraverso i quali Ciekals e compagni hanno saputo plasmare il raw black metal grezzo e minimalista degli esordi fino a dargli un'essenza inedita e ben costruita, che in questo nuovo lavoro si è arricchita di melodie folkeggianti, di armonie epiche e maestose e di un songwriting pregevole e definito, ma ancora ricco di quell'essenza gelida e opprimente che è un segno distintivo dell'intero genere. Gli influssi atmosferici e armonici del precedente "Ormer til armor, maane til mode" si sono ulteriormente espanti, donando al lavoro un'anima tragica e struggente che ben si fonde con la violenza della batteria di Faust, assumendo un'aura fredda e tagliente nel pregevole riffing di Ciekals, dalla spiccata essenza melodica. L'album, il cui titolo è traducibile come "Pensieri che cavalcano la notte", si apre con la galoppante "Englene som falt ned i min seng, skal jeg fri med brukne vinger og torneglorier" ("Gli angeli sono caduti nel mio letto, li libererò con ali e spine rotte"), introdotta da un lento e cupo riff black/doom e dalla batteria in crescendo di Faust, che guida un'accelerazione veemente su cui si ergono le taglienti e fredde chitarre di Ciekals, a disegnare brillanti melodie atmosferiche, e spicca lo scream rauco di Kvitrim, anticipando le armonie epiche e maestose del finale. Strettamente legato alla conclusione della opener è l'incipit atmosferico dell'ottima "Maane skal vaere mine øine, den skinnende stierne min e ben, og her skal jeg vandre til evig tid" ("La luna sarà le mie orecchie, i sentieri splendenti le mie ossa e qui io camminerò"), su cui lo scream del vocalist si fa disperato e le chitarre stridono serrate e gelide, ad anticipare un blast-beat feroce e atmosferico; il cantato pulito e sognante di Ciekals schiude un intermezzo folk acustico che risale rinnovando l'epicità del brano, tra cori in clean vocals, riff melodici e passaggi epici solenni e impetuosi.

La cupa e tragica "En krone for et oie som ser alt, tusin torner for en sønn som var alt ("Una corona per un occhio che vede tutto, mille spine per un figlio che era tutto"), aperta da una sezione atmosferica su cui si scagliano la violenza della batteria di Faust e il riffing serrato di Ciekals, decelerando fino ad inseguire una ritmica black/doom scandita da canti liturgici in clean vocals per poi chiudersi con delicate melodie e un passaggio ambient, antipa il malinconico folk acustico della breve ma incisiva title-track. Chiudono il lavoro gli oltre dodici minuti e mezzo dell'ipnotica "Vinger som tok oss over en brennende himmel, vinger som tok oss hjem" ("Ali che ci hanno portato su un cielo ardente, ali che ci hanno portato a casa"), introdotti da un lugubre black/doom e dalla clean solenne del chitarrista e fondatore, che diviene un solenne canto vichingo nel passaggio folk acustico successivo; la seconda parte è più aggressiva, scandita dalle accelerazioni di Faust e da chitarre affilate e melodiche, accompagnate dallo scream feroce di Kvitrim e da cori maestosi in clean, fino al crescendo lento e disturbante del finale. "Tanker som rir natten" è l'ennesima conferma che i Djevel, dopo undici anni di attività in studio, sono tra le poche band incaricate di portare avanti il marchio nero del black metal norvegese che riescono perfettamente nel loro intento, rappresentando l'élite di una nuova gloriosa epoca per il genere. 

L'eredità dei colossi degli anni Novanta non sembra pesare sulle loro spalle, e Cieklas e compagni sembrano aver raggiunto una maturità stilistica che permette loro di uscire dagli schemi e inseguire sonorità variegate, senza mai perdere il filo conduttore che lega ogni uscita sotto il segno del black metal made in Norvegia. In questo nuovo lavoro c'è melodia, c'è epicità ed atmosfera e i passaggi acustici riescono perfettamente ad inserirsi in una ricetta dominata da riff serrati e armonici e da sfuriate di batteria, rendendo già al primo ascolto l'idea di un capolavoro assoluto di black metal moderno, ancorato ai tenebrosi vicoli del passato ma orgoglioso di espanderne i confini senza porre a questi limite alcuno. 

Alessandro Pineschi 
Voto: 90/100

Tracklist:

1. Englene som falt ned i min seng, skal jeg sette fri med brukne vinger og torneglorier 
2. Maanen skal være mine øine, den skinnende stierne mine ben, og her skal jeg vandre til evig tid 
3. En krone for et øie som ser alt, tusind torner for en sønn som var alt
4. Tanker som rir natten 
5. Naar maanen formørker solen i en dødelig dans, ber jeg moder jord opp til en siste vals 
6. Vinger som tok oss over en brennende himmel, vinger som tok oss hjem 

DURATA TOTALE: 56:51

Line-up:
Trånn: Ciekals Guitars, Vocals (clean), Vocals (chants), Songwriting, Lyrics
Faust. Drums
Kvitrim: Vocals, Bass

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