Vuoi qui il tuo annuncio? Scrivi a: hmmzine@libero.it

POLARS COLLIDE "Grotesque" (Recensione)


Full-length, Independent 
(2021) 

Apparsi quattro anni or sono lungo la costa orientale dello Jutland, penisola a metà tra il Mare del Nord e il Mar Baltico che segna il confine tra Germania e Scandinavia, i danesi Polars Collide rappresentano una giovane realtà che perfettamente si inserisce nel panorama metal odierno, proponendo una particolare versione di death metal dalle tinte progressive in cui si scorgono forti richiami a generi quali il groove e l'alternative, sfiorando perfino il nu metal, ponendosi come azzardata fusione degli stili di Lamb of God, Gojira e Mastodon. Dopo l'EP di debutto "One to Rise" del 2017, la formazione di Aarhus composta dal cantante Martin Borre, dai chitarristi Tobias Hornstrup e Leander Kristensen, del batterista Hendrik Holm e del bassista Patrick Meyer, ha atteso quasi un lustro prima di presentare l'album di debutto "Grotesque", uscito nel giugno scorso per via indipendente. L'album si compone di nove brani comprensivi di intro di medio-lunga durata per poco più di un'ora di sonorità disturbanti, repentini cambi di tempo e virtuose armonie di chitarra che disegnano linee melodiche dissonanti e psichedeliche, dando vita ad una versione ampiamente rimaneggiata di metal estremo di matrice nordeuropea. 

Il lavoro si presenta fin dalla sua breve introduzione "Dissonance" come un'opera coraggiosa e complessa, avvolgendo l'ascoltatore con un claustrofobico death/doom di apertura dalle sonorità snervanti e dal growl catacombale di Bore che si evolve nel massiccio death/groove progressivo di "Spider and Fly", ad anticipare un'accelerazione guidata dalla batteria di Holm e dal riffing serrato dei due chitarristi; un pregevole assolo melodico di natura prog death schiude un finale doom ipnotico ed oppressivo, ennesima sfumatura di una opener a dir poco variegata. "Refraction of a Thousand Lies" si fa notare per le melodie dissonanti di un riffing technical death e per i numerosi cambi di tempo, che alternano death/doom lugubre e riff funerei a passaggi martellanti in groove metal, fino all'assolo disturbante che anticpa la serrata accelerazione finale; con il monotono e poco ispirato alternative metal di "Tragicomic" si arriva a metà lavoro, con l'impressione di aver già sentito tutto ciò che il quintetto danese è in grado di fornire in questo suo debutto. 

Il finale dell'album è un crescendo costante di livello che però non tocca mai apici particolarmente elevati, a partire dal martellante thrash/groove di "Passenger", che strizza l'occhio ai già citati Lamb of God, cantanto in growl profondissimo e cavernoso; il brano è degno di note per il riffing tecnico incalzante che accompagna l'accelerazione finale. Assai più ispirata è la title-track, che nei suoi dieci minuti e mezzo di durata cavalca melodie lente e annichilenti a partire dalla lenta introduzione death/doom fino al post-metal abissale centrale, reso onirico da chitarre psichedeliche e disturbanti, per poi concludersi con un avvolgente e cupo post-rock acustico. E' il preludio del finale, rappresentato dall'ancor più lunga "Cancer", che si apre con un crescendo acustico ipnotico ed un cantato in clean vocals caldo e sognante, per poi sfoderare melodie di chitarra progressive e riff virtuosi accompagnati dallo spaventoso growl di Borre; passaggi tra alternative e groove guidano l'ascoltatore all'assolo conclusivo, esempio di tecnica e melodia messe al servizio di un sound massiccio e dalle spiccate tendenze occulte. 

I Polars Collide esordiscono sulla lunga distanza con un lavoro che ha forse l'unico grande difetto di risultare monotono all'ascolto nonostante le sue variegate sfumature, troppo spesso ripetute all'interno di un minutaggio eccessivamente lungo: sono poche le accelerazioni che i cinque di Aarhus regalano all'ascolatore, lasciando prevalare i passaggi alternative in costante mid-tempo e i rallentamenti funerei di matrice death/doom. L'abilità dei due chitarristi è raramente messa alla prova e gli assoli si contano sulle dita di una mano, così come le atmosfere post-metal e i momenti acustici che ben si sarebbero inseriti all'interno di un così ricco wall of sound. Sicuramente non si tratta di una release per appassionati di death metal vecchia scuola, nè per chi non vede di buon occhio l'eccesso di tecnica e i virtuosismi della nuova era del metal; inserito però in questo contesto "progressivo" figlio dei tempi moderni, "Grotesque" rappresenta un debutto brillante per una band che potrebbe ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nel panorama underground (non necessariamente estremo) del nord-Europa, capace di schiudere frontiere occulte e visioni cosmiche attraverso sonorità sognanti e introspettive senza dubbio affascinanti. 

Alessandro Pineschi
Voto: 70/100

Tracklist:
1. Dissonance 
2. Spider and Fly 
3. Unrelenting 
4. Refraction of a Thousand Lies 
5. Tragicomic 
6. Rejected 
7. Passenger
8. Grotesque
9. Cancer 

DURATA TOTALE: 01:01:41

Line-up:
Patrick Meyer: Bass
Hendrik "Drix" Holm: Drums
Leander Kristensen: Guitars
Tobias Pejs Hornstrup: Guitars
Martin Borre: Vocals

Weblinks:
Facebook
SoundCloud

Nessun commento