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BLOODBATH "Survival of the Sickest" (Recensione)


Full-length, Napalm Records
(2022)

Si fa fatica a pensare ai Bloodbath come ad un progetto parallelo. La all star band è a tutti gli effetti una realtà consolidata del firmamento estremo. Inoltre con Old Nick alla voce sembrano aver trovato un assetto piuttosto stabile. Questo è il suo terzo album. E’ stata rispettata anche la cadenza di pubblicazione: quattro anni dal precedente ottimo “The Arrow Of Satan Is Drawn”. Un tempo ragionevole per chi si deve incastrare tra gli impegni dei gruppi principali. Quello che conta alla fine è il risultato. E i Bloodbath non tradiscono. Nella loro ultraventennale carriera non hanno fallito un colpo. Nascono per suonare death metal, in cui sono evidenti le influenze swedish e non solo. L’old school è l’elemento base della ricetta proposta. Nessuno spazio al suono e allo stile contemporaneo. Qui l’atmosfera è impregnata di quel marciume, di quel senso di malsano che porta il risultato finale ad essere devastante. E scorrendo i titoli delle canzoni non si può che farsi una risata. L’ironia è pazzesca. Fare i cattivi, scrivere titoli altisonanti che possano dare voce ad una musica estrema, senza prendersi troppo sul serio, ecco come li vedo! 

Undici canzoni per oltre quaranta minuti è quanto offrono. Interessanti sono anche gli ospiti che impreziosiscono quanto proposto e che confermano l’elemento imprescindibile della band, l’old. Come non restare annichiliti dall’apporto del leggendario Barney Greenway in “Putrefying Corpse” che con il suo growl d’assalto si contrappone al growl profondo di Old Nick, un contrasto che rende il pezzo dinamico, e sicuramente uno dei più violenti e uno dei più riusciti tra quelli proposti. Non a caso è stato scelto come uno dei singoli! “Carved” vede invece ospite Luc Lemay (Gorguts), dentro un pezzo che tra il classico riffing d’assalto ed i rallentamenti lo vede co-protagonista di uno degli episodi più putridi. La più classica “To Die” vede invece Marc Grewe (Morgoth) infettare il microfono su un brano tenebroso, in cui l’oscurità diviene l’elemento centrale. L’opener “Zombie Inferno” è un classico pezzo d’assalto, veloce, brutale, da pogare, a suo modo “commerciale”. Giusta la scelta di proporlo come primo singolo. Se la velocità ci porta in dote il classico stile svedese, è nei brani lenti che il combo scandinavo guarda oltre oceano, a quelle band come gli Autopsy, per proporre una musica brutale nei suoi ritmi marziali (“Dead Parade”). Quello che come sempre sorprende dei Bloodbath è l’alta qualità dei riff, unita ad una capacità di saper costruire canzoni e renderle “apparentemente” semplici (“Born Infernal”). Il buon Nick dietro il microfonico offre una prestazione maiuscola, convincente e con grande personalità (“Affliction Of Extinction”). 

E come non sentire accenni di brutal in “Tales Of Melting Flesh” e in “Environcide”. Qui siamo di fronte ai momenti più estremi raggiunti tra questi solchi, un finale di notevole intensità, in cui riescono ad offrire quel qualcosa in più che fa la differenza, anche grazie a solo di chitarra di gran qualità. E arriviamo al finale. “No God Before Me” è la canzone che prende in contropiede e sorprende. Un brano profondo con accenni gotici, che richiama proprio la band madre di Nick Holmes e la trasporta nelle fredde lande scandinave. La consapevolezza che giunge a fine ascolto è che i Bloodbath hanno fatto di nuovo centro con “Survival Of The Sickest”.

Recensione a cura di John Preck
Voto: 80/100 

Tracklist:
1. Zombie Inferno 
2. Putrefying Corpse 
3. Dead Parade 
4. Malignant Maggot Therapy 
5. Carved 
6. Born Infernal 
7. To Die 
8. Affliction of Extinction 
9. Tales of Melting Flesh 
10. Environcide 
11. No God Before Me

Line-up:
Jonas Renkse - Bass
Anders Nyström - Guitars
Martin "Axe" Axenrot - Drums
Nick Holmes - Vocals
Tomas Åkvik - Guitars

Web:
Bandcamp
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