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Intervista: LUNARSEA


I Lunarsea sono una delle band più rappresentative dell'universo melodic death metal italiano, e la loro band esiste da ben venti anni, nei quali sono stati realizzati quattro full-length, l'ultimo dei quali risale al 2019 ed è intitolato "Earthling/Terrestre". Abbiamo raggiunto Fabiano Romagnoli, chitarrista e tastierista della band, nonchè unico membro storico presente sin dagli albori della band per scoprire tante curiosità ed aneddoti su questa band. Buona lettura!

01. Ciao Fabiano e benvenuto su Heavymetalmaniac.it. Se non sbaglio quest'anno cade il vostro ventesimo anniversario di vita della band. Vogliamo fare un po' il punto della situazione di questi primi venti anni di esistenza della band elencando quelle che sono state le maggiori soddisfazioni e magari altre cose che vorreste ancora raggiungere?
Ciao e grazie a voi per lo spazio concessoci. Si, siamo sulla “strada” dal lontano 2003, anno in cui usci’ il nostro primo E.P. Ci piace considerare la nostra nascita’ a partire da quella uscita discografica, anche se, effettivamente, il primo full-length è datato 2016. La principale soddisfazione è senza dubbio il fatto che siamo attivi da così tanto tempo senza aver mai avuto momenti di stallo in carriera. Non abbiamo mai avuto pause, o periodi di smarrimento. Nel bene o nel male, per 20 anni abbiamo sempre cercato di essere on the road, suonare, rilasciare musica, essere attivi. Uno dei momenti più belli è stato il nostro tour del 2018 di spalla agli Orphaned Land. Vivere per 20 giorni nel tour bus con loro, acquisire esperienza sulle modalità di gestione di un tour, suonare ogni sera in nazioni diverse, gestire gli imprevisti, le tempistiche, le relazioni con altre 3 band etc. E’ stato un master intensivo su come si deve affrontare un tour. E per tornare agli albori, la nostra partecipazione al palco B del Gods Of Metal edizione 2007. Era un luna park per noi. Immagina una band che ha rilasciato il primo album neanche un anno prima, e si ritrova a suonare al Gods of Metal di fronte a migliaia di persone, a rilassarsi nel backstage, dove accanto al tuo tavolino, siedono Dimmu Borgir, i dark tranquillity, i shymphony x etc etc.

02. Cosa significa esattamente il monicker della vostra band e come mai lo sceglieste all'epoca?
Siamo sempre stati affascinati dal mondo spaziale, dalle prime missioni Mercury, Gemini e Apollo, passando per il filone sovietico di esplorazione spaziale (ho 2 gatti chiamati Buzz e Neil, come i primi astronauti a mettere piede sul suolo lunare). Il monicker LUNARSEA è un tributo a tutto ciò.

03. Il vostro ultimo album, "Earthling/Terrestre" risale ormai al 2019. State lavorando a nuova musica e come pensate che si sia evoluta in questo periodo. Insomma, ci saranno novità sostanziali nel vostro sound?
Ogni volta che switchiamo la mente in modalità scrittura, la prima domanda che ci facciamo è sempre quella di come vorremmo sia la prossima release a livello di suono, cercando di rimanere però, sempre nel mood e sonorità che ci hanno caratterizzato. Il primo album aveva una matrice puramente power metal, nel secondo ci indirizzammo verso sonorità classiche melodic death metal. Nel terzo album volevamo dimostrare di saper spingere sull’acceleratore e venne fuori un album molto veloce, serrato, freddo. Con il quarto album ("Earthling/Terrestre"), volevamo tentare di fare un mix tra power/prog/mdm nel limite del possibile. Per quanto riguarda il nostro nuovo album, la bozza dei pezzi è pressochè ultimata. Siamo nella fase in cui dobbiamo capire bene e attentamente su quale caratteristica principale forgiare il sound globale del disco. Per non cadere nel tranello di fare un album autoreferenziale. I dettagli faranno la differenza nel nuovo album, e ci saranno alcune sorprese.

04. Il vostro nome gira nell'ambiente sia italiano che estero da due decenni, e in ambito melodic death metal credo che siate fra i migliori. Vi chiedo quindi cosa ne pensate dello stato di salute di questo genere e se avete apprezzato l'evoluzione che hanno avuto molti nomi storici.
Il Melodic Death Metal e’ un genere di nicchia, un genere per cultori. E’ stato un genere che ha avuto non poche difficoltà a ritagliarsi un posto nel mainstream. Per la caratteristica insita che unisce elementi Death Metal ad aperture melodiche, e spesso ritornelli clean o cmq molto orecchiabili. Il che è un arma a doppio taglio nel già frastagliato ambiente metal in generale. Chi ama il death metal classico, spesso non digerisce molto bene il melodic death (soprattutto con l uso di tastiere), viceversa chi ama sonorita’ melodiche, non digerisce velocità troppo eccessive o passaggi troppo “cupi” provenienti dalla scuola americana all’interno dei pezzi. Riguardo l’evoluzione dei nomi storici, apprezzo l’evoluzione che hanno avuto gli In Flames, mai ridondanti nelle loro release, apprezzo la loro propensione al rischio discografico. Che con il senno di poi, gli ha dato ragione, in quanto godono di un bacino di utenza molto ampio. Dagli estimatori delle loro prime release, agli estimatori delle ultime che li preferiscono rispetto ai loro albori. E questo è facile da notare in sede live, in quanto hanno un pubblico molto variegato e ampio, sia come età che come gusti musicali. Così come apprezzo l’evoluzione dei Soilwork, passati da un classico MDM a sonorità più lineari, senza cercare a tutti i costi passaggi classici del genere, ma osando e sperimentando. Rimanendo pur sempre fedeli alla loro linea. Andrò controcorrente (e probabilmente gli altri ragazzi della band la penseranno in maniera completamente differente), ma ho difficoltà (al momento) a interiorizzare le nuove releases dei Dark Tranquillity. Ho sempre un senso di deja-vu, li ascolto molto volentieri, li apprezzo, li stimo, ma non ho l’effetto “wow” rispetto alle loro vecchie uscite discografiche. Ciò non toglie che tra le 3 band citate, siano la più solida a livello di sonorità e la più fedele alle loro origini.

05. In sede live vi state muovendo in questo periodo e cosa deve aspettarsi uno spettatore da un vostro show?
Divertimento. Uno spettatore deve divertirsi. Ci mettiamo sempre nei panni di chi viene a vederci e deve sopportarci per 30 minuti live e che probabilmente non conosce le nostra canzoni. Cerchiamo di privilegiare una attitudine live alla “Iron Maiden”, ci piace divertirci sul palco, anche tra di noi. Siamo una band underground cosciente che rimarremmo tali. Non abbiamo più l’onere di dimostrare nulla, se non a noi stessi nell’avere sempre la passione di mettersi in gioco, avere l’adrenalina prima di salire sul palco,avere ancora voglia di divertirci nello stare insieme, ma al tempo stesso di crescere e migliorarci.
Al momento siamo sempre in promozione del nostro ultimo album, considerando che è stato rilasciato 1 mese prima del lockdown, e non ha mai avuto una promozione live adeguata. Non avendo nessun obbligo, e coscienti che la musica per noi è un hobby, vogliamo dare il giusto tributo ad “Eartling/Terrestre” anche in sede live. Questo disco merita di essere suonato live, è divertente da suonare, ci piace suonarlo, e non lo lasceremo invecchiare senza avergli prima dato una occasione live.


06. Parliamo un po' di come nasce solitamente un vostro brano e in generale del processo compositivo.
E’ un procedimento decisamente macchinoso e se vogliamo anche noioso. A prova di camicia di forza, ma nonostante ciò, efficace, almeno per il nostro modus operandi. Registro centinaia di take nel corso degli anni. Su un una traccia (lunga ore). Nel momento in cui si decide che e’ ora di far uscire un nuovo album, cominciò la scrematura di tutti i riffs scritti nel tempo e cerco di incastrarli. Alla Tetris. Fin quando non esce fuori la combinazione giusta che abbia una parvenza di “canzone”. Da li, si inizia a lavorarci sopra. Questo è il motivo per cui la maggior parte delle nostre canzoni non è lineare. Si inizia con un intro, un riff, un bridge, un ritornello, poi si cambia riff, tempo, altro bridge etc etc. La sfida è alla fine nel riuscire ad avere un collante di base che dia il senso di ascoltare una canzone, e non un mero collage di riffs. Un lavoro da nerd. Ne viene meno la spontaneità sicuramente, ma credo anche, che questa caratteristica, abbia contribuito nel nostro piccolo a plasmare un nostro sound personale.

07. In questi anni ci sono stati cambiamenti di line-up? E quanto hanno influito sul vostro sound?
Abbiamo avuto circa 11 ex-componenti nei LUNARSEA nel corso degli anni. Una squadra di calcio. In pratica, ogni album ha avuto diversi componenti. Ed ognuno ha portato, nel rispetto del mood ormai consolidato della band, il suo stile, il suo suono, la sua preparazione, le sue idee. Motivo per cui ogni disco suona diverso dagli altri e ogni album ha i suoi punti di forza che si differenziano dagli altri.

08. Negli ultimi due decenni il metal italiano a mio avviso ha fatto un salto di qualità notevole, e allo stato attuale siamo letteralmente sommersi di ottime band come la vostra! Vi chiedo quindi: cosa ci vorrebbe ancora per far fare il definitivo salto di notorietà ad alcune band?
Non credo di avere una risposta definitiva in quanto non ci siamo riusciti neanche noi. Serve perseveranza, essere sempre presenti, spingere, suonare, farsi il “culo”, scendere a compromessi e non fermarsi di fronte alle difficoltà. Investire nella band, trattarla come una azienda, la propria azienda. Non basta avere della buona musica. Ormai la musica nel music business attuale è un 20%. Il restante è come riesci a vendere il prodotto che fa la differenza. Noi abbiamo avuto un momento a metà carriera in cui c’era il sentore che potevamo fare il salto. Tutti gli ingredienti erano al posto giusto. C’erano le occasioni, i contatti, c’era richiesta. Ma dovemmo fare i conti sia con l’età (30 anni di media all’epoca) e bisognava scegliere se buttare una vita di studi per “provare” a vivere di musica, sia con l'aspetto economico, che è importante quanto quello musicale. La musica non è il calcio, è più come il tennis. Difficilmente trovi un tennista cresciuto nelle favelas. Se non hai il “grano”, puoi essere bravo quanto vuoi, ma non entrerai mai nei circoli che contano e che ti possono permettere di accedere agli eventi internazionali, anche se disponi di talento. Uguale nella musica, difficilmente si trovano piu’ etichette disposte ad investire a scatola chiusa per una nuova band che si affaccia per la prima volta sul mercato discografico(o cmq è rarissimo). Si parla ormai di collaborazioni tra parti, ed è giusto così visti i tempi che corrono, soprattutto post-covid. Quindi la band in primis deve investire nelle registrazioni, nel master, nell immagine, nel marketing, nei social. O almeno, se vuoi rilasciare un prodotto a tripla AAA non badando a spese, i costi di registrazione, mixing e mastering lievitano molto facilmente. Noi abbiamo sempre investito molto e ci siamo sempre affidati a studi esterni per le registrazioni e il missaggio. Parto dall'assunto che ciò che registri su disco, rimarrà a vita. E’ il biglietto da visita. E’ bene investire e affidarsi a professionisti che spesso riescono anche a valorizzare il prodotto (vedi il nostro mentore/produttore Giuseppe Orlando). Ci fa piacere che continuano a capitarci occasioni, anche se poi nella realtà dei fatti è sempre più difficile organizzare il tutto (mi riferisco a tour lunghi) per via degli impegni famiglia/lavoro di ognuno di noi, ma siamo sempre propositivi e ottimisti e cerchiamo di fare il possibile ad ogni occasione concessaci. Anche recentemente, abbiamo avuto l’occasione di poter partecipare all’intero tour dei Soilwork (un ringraziamento a Scott Eames dei Nile, nostro manager passato per averci proposto, nonchè a Bjorn e Bastian dei Soilwork stessi). C’era il semaforo verde da parte di tutte la parti in causa. Tranne (purtroppo) dalla nostra. Stare fuori per 2 mesi da casa era improponibile. E non tutti i tour o artisti lavorano o hanno voglia di splittare le opener band per trance di tour (10 giorni una band, 10 giorni un'altra band etc). Soprattutto considerate le condizioni e difficoltà odierne per gestire un tour anche per gli headliner, molti danno l’opportunità di far partecipare una band di supporto, ma spesso impongono di prendere tutto il tour completo come pacchetto opzionabile. Al netto di ciò, siamo orgogliosi che ci capitino queste chance. Verrà quella in cui le condizioni saranno favorevoli. Perseveranza. Aggiungo: Le band italiane non hanno nulla da invidiare a nessuno. Abbiamo un underground italiano molto attivo e promettente.

09. Domanda un po' insolita: vogliamo parlare un po' della strumentazione che di solito utilizza ognuno di voi sia live che in studio?
Siamo molto minimal come strumentazione. Io e Leonardo (chitarrista),siamo cultori del digitale. Kemper, pedaliera minimal midi con 5 preset. Erica (bassista) è molto rocker. Ampli, distorsore aggiuntivo e rock and roll! Alex (cantante) usa un microfono wireless associato a una pedaliera. Andrea (batterista) è il più pignolo (in senso buono) e il più professionista. Facendo di lavoro l’insegnante di musica, essendo proprietario di una scuola di musica (Alpha Music), essendo anche un fonico, è il nostro metronomo. E’ colui che ci bacchetta sulla strumentazione e sulle cose da usare. Gli piace performare (come è giusto che sia),sempre al top e sempre con la miglior strumentazione possibile. E’ la colonna vertebrale della band.

10. Ragazzi abbiamo finito, concludete come volete l'intervista!
Grazie di nuovo per l’intervista e grazie anche alla Rock On per averci messo in contatto con voi. Se volete approfondire il nostro mondo: www.lunarsea.it. Stay Lunar.


Intervista a cura di Sergio Vinci

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