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NOCTURNA "Daughters of the Night" (Recensione)


Full-length, Avalon
(2022)

Altro esempio di prodotto discografico che in teoria dovrei mandare al rogo con veemenza inquisitoria, e invece son qui a parlarne in termini positivi. Come mai? Perché il vostro umile recensore comprende che da un certo genere ci si devono aspettare determinate cose: sarebbe sciocco valutare un lavoro simile con la lente che usiamo di solito per il metal estremo. Facciamo le nostre solite considerazioni: questo sarebbe una delle risposte italiane al Symphonic Metal, quindi vedasi come riferimento i vari Nightwish, Within Temptation e tanti, tanti altri. Un genere che ormai è un vero e proprio mainstream, e non sempre, purtroppo, per meriti squisitamente musicali.

Siamo adulti, ormai, anche forse un po’ vecchietti, nel mio caso, e certe cose si capiscono al volo: c’è tutto un marketing dietro a certe scelte estetiche, un appeal commerciale che passa anche dal requisito di “bella presenza”. E’ una carta che se la stanno giocando in molti: l’ingresso di logiche proprie della pop music importate nel metal dei nostri giorni. Voi mi direte che la cosa c’è sempre stata, che c’era un certo Gothic Metal, vent’anni fa, che lavorava sullo stesso fulcro accalappia-tutto: però poi avevi lavori come “Widow’s Weed” dei Tristania che tutto erano fuorché mosse commerciali. La bellezza c’era, ma era al servizio del mostruoso (che non è detto sia brutta arte, anzi), lo contrastava e pertanto lo esaltava.

Era tutto un giochino diverso: qui abbiamo ben due talentuose ragazze che si presentano con differenti impostazioni vocali, ovvero da una parte la lirica, dall’altra una prestazione più rock-oriented. Dietro tutto questo sfoggio di abiti sontuosi e maschere di scena, troviamo un qual certo Heidon, che (lo dico o non lo dico?) altri non è se non Federico Mondelli. Proprio lui, il fondatore dei Frozen Crown, che conosco bene, e dei Volturian, che invece ho beatamente tralasciato: quindi, manco a dirlo, abbiamo una sfilza di brani in perfetta forma-canzone confezionati ad arte con strofe e ritornelli riuscitissimi: la tecnica esecutiva è precisa, com’è ovvio, ma la scrittura è più moderata, quindi meno tecnicismi e virtuosismi, più urgenza di fare presa sull’ascoltatore con un piglio non lontano da certe hit radiofoniche.

Un male assoluto? Se in radio passassero i Nocturna, invece di certe mostruosità (lì per davvero!) (s)vestite a festa, il mondo sarebbe un luogo migliore in cui vivere! E’ pop music spacciata per derivato del metal? Probabile, ma se dal pop pretendiamo melodie memorabili e strutture agili e facilmente fruibili, allora forse il problema non si pone. Il disco scorre che è una meraviglia: si raggiunge un minutaggio adeguato e conciso, senza sbrodolare, quindi si può addirittura sentir il desiderio di premere di nuovo il tasto “play”. Non è un miracolo, ma ci sono una manciata di belle canzoni, e tanto basta: il resto magari è messo lì per attirare i “like” e le “view”, ma poco importa. Il loro lavoro la fanno bene, missione compiuta!

Recensore: Luke Vincent
Voto: 75/100

Tracklist:

1. Spectral Ruins 
2. New Evil 
3. Daughters of the Night 
4. The Sorrow Path 
5. Sea of Fire 
6. Blood of Heaven 
7. In This Tragedy 
8. Darkest Days 
9. Nocturnal Whispers 
10. The Trickster 
11. Daughters of the Night (Live Acoustic Version)

Line-up:
Hedon - All instruments, Songwriting, Lyrics
Rehn Stillnight - Vocals
Grace Darkling - Vocals

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