BARA "Mary Cry" (Recensione)
Full-length, Club Inferno Ent.
(2026)
Con "Mary Cry", i BARA consolidano la loro presenza nella scena Gothic Dark Rock italiana, emergendo come una delle proposte più coerenti e stratificate del momento. Nato dalle ceneri di BARAFOETIDA, il progetto si muove tra malinconia teatrale e atmosfere ipnotiche, costruendo un album che affascina per densità e precisione. La voce di Luke Warner è tagliente e penetrante, capace di trascinare l’ascoltatore in un universo di dolore e tensione, mentre le strutture dei brani si sviluppano come ragnatele sonore: compatte, oscure e costantemente tese.
Dal punto di vista musicale, "Mary Cry" richiama la tradizione italiana del Dark e del Darkwave: le linee di tastiera e i synth di Denny Z evocano atmosfere vicine a band storiche come Devotion o Kirlian Camera, mentre i riff di chitarra e le percussioni accentuano il lato più drammatico, vicino al Dark rock di area romana e milanese degli anni ’90. Brani come "Frozen Tears" e "Raven’s Day" oscillano tra malinconia glaciale e tensione teatrale, richiamando anche certe sonorità minimaliste tipiche del Darkwave italiano contemporaneo, senza mai perdere l’impatto diretto del rock.
L’apporto degli ospiti – Alessio Trapella al basso, Diego Banchero e Pino Sinnone – aggiunge un tocco di solidità e profondità al tessuto sonoro, mentre la produzione valorizza la tridimensionalità dei brani, tra elettronica, chitarre taglienti e percussioni calibrate. La reinterpretazione di "Die, Die My Darling" dei Misfits, inoltre, mostra come i BARA sappiano fondere le radici punk/goth con la loro visione moderna e dark, creando una continuità tra passato e presente della scena italiana ed europea.
Se un limite emerge, riguarda la densità costante dell’album: la tensione continua e le atmosfere perennemente cupe possono risultare estenuanti, soprattutto per chi è abituato a un Darkwave più dilatato o a pause melodiche più evidenti. Qualche variazione dinamica in più avrebbe aiutato a far respirare la narrazione musicale, senza intaccarne la coerenza.
Nonostante questo, "Mary Cry" si impone come un disco maturo e distintivo, in grado di dialogare con la tradizione del Dark e del Darkwave italiani senza scimmiottarla, creando un ponte tra la teatralità gotica e le sonorità contemporanee. Gli amanti di The Sisters of Mercy, Bauhaus, Christian Death e Fields Of The Nephilim troveranno qui un’esperienza intensa e alienante, che conferma i BARA come uno dei progetti più interessanti della scena italiana dark contemporanea.
Quello dei Bara è in sintesi un Gothic Dark Rock affilato, teatrale e ipnotico, con radici nel Dark italiano ma con una visione moderna e personale.
Recensione a cura di Checco 78
Voto: 80/100
Tracklist:
1. Mary Cry
2. Frozen Tears
3. Raven's Day
4. In The Flames
5. Die, Die My Darling (Misfits cover)
6. Obscura Somnia
7. The End
8. Voices From The Dark
Line Up:
Luke Warner: lead vocals, programming, theremin, sound devices
Denny Z: keyboards, synthesizer, programming
Luca Stoppa: guitars
Massimo P.: drums
Guest musicians:
Drums played by Miss Hell
Drums on song 8 played by Pino Sinnone
Bass played by Alessio Trapella
Bass on song 8 played by Diego Banchero
BARA ON WEB:
Band management - CLUB INFERNO
Promotional Agency - CLUB INFERNO

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