Intervista: DEATH DIES
Con oltre trent’anni di carriera alle spalle, i Death Dies continuano a rappresentare una realtà solida e coerente all’interno della scena estrema, mantenendo vivo un legame profondo con le radici degli anni ’80 senza rinunciare a una propria identità ben definita. Il nuovo lavoro, "Maledicti In Aeternvm", si inserisce in questo percorso come un capitolo fondamentale: un disco che guarda indietro per andare avanti, costruito su un equilibrio tra istinto, ritualità e ricerca sonora. Tra atmosfere claustrofobiche, richiami mitologici e un approccio compositivo viscerale, la band dà forma a un’opera intensa e compatta. Ne abbiamo parlato con Demian De Saba, che ci ha accompagnati dentro le coordinate artistiche e concettuali del disco, tra passato, presente e prospettive future.
1. Come descrivereste il concept di "Maledicti In Aeternvm" a chi non conosce ancora i Death Dies?
Ciao e grazie per lo spazio dedicatoci. L'idea dietro al "concept artistico" di "Maledicti in Aeternvm" è un viaggio a ritroso verso le nostre radici musicali. Questo disco è il tassello di un mosaico che si va componendo da parecchio tempo e guarda assolutamente "indietro" ai padri della musica estrema degli anni '80.
2. Dopo oltre trent'anni di carriera, quanto è importante per voi mantenere coerenza stilistica senza rinunciare a nuove idee?
È fondamentale nei termini in cui questa "coerenza" nasce spontanea e, anche se aperta a input di natura diversa, non diventa mai ripetitività o mancanza di idee... è sempre e solo una scelta totalmente naturale.
3. Il disco apre con "Il Bosco Siamo Noi". Quale atmosfera volevate trasmettere subito all'ascoltatore?
Sicuramente un'atmosfera d'impatto ma allo stesso tempo claustrofobica e apocalittica. Il Bosco Siamo Noi è una dichiarazione d'intenti e mette subito in chiaro le coordinate del disco.
4. "Asmodevs" e "Patavinorvm Tyrannvs" hanno un'intensità feroce. Come avete lavorato sull'alternanza tra tensione e aggressività?
Sulle dinamiche delle canzoni c'è stato un gran lavoro di arrangiamento fatto in sala prove. Era fondamentale per noi riuscire a definire certe atmosfere durante un pezzo per non farlo sembrare solo un "treno in corsa". Accentuare le parti esaltandone le caratteristiche era il modo migliore per creare un percorso per l'ascolto che non fosse fine a se stesso, magari annoiando chi ascolta. Anche a livello vocale è stato tutto "incastrato" in modo da far rendere al meglio i brani. In ogni caso si è cercato di rendere tutto sempre a 10.000 giri e non lasciare respiro a chi ascolta.
5. L'album mescola black metal, thrash e hardcore. Quanto è stata una scelta consapevole e quanto spontanea?
Totalmente spontanea. I brani in questo disco sono stati scritti da Samael (eccetto l'ultimo, Destroyer, che è la riregistrazione di un mio brano del 2002) e racchiudono in pieno i suoi ascolti e le sue passioni musicali. Samael non compone mai a tavolino, per lui è tutto viscerale e diretto. Tant'è che in questo disco ci sono melodie ma puramente "estreme".
6. Quanto è centrale il tema del rituale e dell'oscurità nell'impianto narrativo dell'album?
Il tema della ritualità trova il suo focus già nel titolo del disco. La creazione delle canzoni, il processo di arrangiamento, le registrazioni sono tutte parti di un rituale che prende forma quando decidiamo di trasportare in musica ciò che sentiamo. È una sorta di maledizione che ci porta a finire un progetto per poi ricominciare da capo, ridando linfa alla creatività in una sorta di circolo chiuso che sembra eterno e dal quale non riusciremmo ad allontanarci. In questo rituale vengono "celebrate" proprio le parti più "oscure" del nostro essere sia musicalmente che a livello di testi, testi in cui Krom riversa tutta la sua sofferenza.
7. Titoli come "Caron Dimonio" o "Mater Meretrix" richiamano un immaginario oscuro. Quanto vi ispirano miti e leggende?
Sono parte integrante del nostro background. Nelle nostre zone collinari, poi, c'è grande abbondanza di tradizione orale riguardo ai miti e alle leggende. La stessa copertina del disco si rifà al mito di Prometeo per descrivere quel circolo eterno di cui ho parlato nella domanda precedente.
8. Quanto è stata importante la sequenza dei brani nella costruzione del racconto musicale?
La scelta della sequenza è meramente musicale, in modo da proporre una scaletta che non ti faccia premere "skip" alla seconda canzone perché ti sembra uguale alla prima. In questa ottica, l'importanza che abbiamo dato alla cosa è certamente molta.
9. Quanto pensate che "Maledicti In Aeternvm" rappresenti un'evoluzione del vostro percorso artistico?
Direi che è uno step importante perché in questo disco è tutto "a fuoco", dalle musiche ai testi, alla produzione che volutamente punta lo sguardo alle distorsioni anni '80 contestualizzate in un sound comunque al passo con i tempi.
10. Guardando al futuro, quali direzioni musicali o concettuali vi piacerebbe esplorare?
Il prossimo disco (e quindi guardando al futuro) sarà un ulteriore "passo indietro" nell'esplorazione delle nostre radici musicali di base... può non sembrare chiara questa affermazione ma è un concetto non semplice da trasmettere... solo l'ascolto riuscirà a rendere l'idea... ma tempo al tempo.
Siti ufficiali:
– MY KINGDOM MUSIC: https://linktr.ee/mykingdommusic
– DEATH DIES: https://www.facebook.com/DeathDiesLegione


Nessun commento