Intervista: CHALICE OF SUFFERING
Con il loro doom funereo carico di emozione e atmosfere profonde, i Chalice of Suffering continuano a costruire un percorso personale e intenso all’interno della scena funeral doom. Il nuovo album “The Raven Cries One Last Time” unisce malinconia, pesantezza e sperimentazione, alternando momenti minimali a paesaggi sonori ricchi e cinematografici. Abbiamo parlato con John e Will del processo creativo dietro il disco, delle influenze musicali e dell’importanza dell’atmosfera nella loro musica.
1. La vostra musica ha un forte senso dell’atmosfera. Come costruite questo mood durante la scrittura dei brani?
(John) Costruisco l’atmosfera basandomi sulle mie esperienze personali, lasciando anche a tutti gli altri la libertà di contribuire ed esprimersi liberamente.
2. “The Raven Cries One Last Time” mescola minimalismo e arrangiamenti molto ricchi. Questo contrasto era pianificato fin dall’inizio?
(John) Mi piace che ogni persona del gruppo possa sperimentare ed esprimersi. Non voglio che la nostra musica sia sempre uguale. Cerchiamo di mantenere le cose diverse e di sperimentare, senza però allontanarci troppo dalla sensazione principale del Funeral Doom.
3. Come fate a evitare che gli elementi doom diventino monotoni in brani così lunghi?
(John) Evito che il doom diventi monotono trattando l’atmosfera come un organismo vivente. I riff possono essere lenti e ripetitivi, ma le texture, le dinamiche e il tono emotivo evolvono continuamente. Piccoli cambiamenti negli strati sonori, nell’intensità e nelle armonie mantengono vivo l’interesse dell’ascoltatore senza spezzare quell’effetto ipnotico che il doom richiede.
4. La cornamusa aggiunge una texture unica. Ci sono altri strumenti non convenzionali con cui vorreste sperimentare?
(John) Abbiamo sempre amato inserire strumenti non convenzionali nel nostro sound. Nel nostro primo disco abbiamo usato un tin whistle, e quello ha aperto la strada. Mi piacerebbe esplorare ancora di più strumenti tradizionali e folk: arpa celtica, bodhrán, concertina, bombarda, persino il dulcimer martellato. Queste sonorità aggiungono una qualità antica e inquietante che si adatta perfettamente al peso emotivo della nostra musica. Il doom non deve restare confinato nei suoi limiti tradizionali; questi strumenti ci aiutano a costruire un’atmosfera più profonda e immersiva.
5. I vostri riff sono pesanti ma raramente ripetitivi. Cosa ispira il vostro lavoro di chitarra?
(Will) Il lavoro di chitarra è fortemente ispirato alle mie band doom preferite. Swallow the Sun, Esoteric e Shape of Despair sono solitamente i miei punti di riferimento in questo genere. La tristezza e la pesantezza unite insieme rappresentano tutto ciò che amo del funeral doom.
6. Alcuni brani hanno un’atmosfera cinematografica o teatrale. Considerate la vostra musica anche come una forma di storytelling?
(John) L’aspetto cinematografico è una parte fondamentale del nostro sound. Non scriviamo semplicemente riff: ci piace costruire scene. Ogni traccia è pensata per farti entrare nello spazio emotivo in cui ci trovavamo mentre la creavamo. La musica diventa una forma di narrazione, non solo attraverso i testi ma anche tramite atmosfera, ritmo e tensione. Se l’ascoltatore riesce a provare ciò che provavamo noi, allora la storia è già stata raccontata.
7. In brani lunghi come “I Don’t Want to Fight…”, come mantenete tensione e dinamica?
(John) La chiave è trattare la tensione come qualcosa che brucia lentamente. Il Funeral Doom ti dà lo spazio per dilatare le emozioni, quindi invece di puntare su grandi cambiamenti ci concentriamo su variazioni sottili: il modo in cui un accordo rimane sospeso, il modo in cui un livello sonoro entra o svanisce, il modo in cui l’intensità cresce quasi senza che tu te ne accorga. Le dinamiche nascono dal lasciare respirare l’atmosfera. Anche quando il tempo resta lo stesso, la pressione emotiva continua ad aumentare. È così che manteniamo l’ascoltatore immerso nel viaggio fino alla fine.
8. La produzione suona sia grezza che curata. Quanto siete coinvolti nella definizione del sound finale?
(Will) Essendo sia l’ingegnere del suono che il chitarrista, è allo stesso tempo divertente e complicato “fare le cose nel modo giusto”. Vogliamo che il suono sia chiaro senza essere troppo pulito. Per questo considero i vecchi dischi dei My Dying Bride come punto di riferimento: grezzi ma puliti.
9. In passato avete collaborato con Tullio Carleo. La sua influenza ha avuto un ruolo in questo album?
(John) No, la sua influenza non ha avuto un ruolo in questo album. È un grande amico e per me è stato un onore lavorare con lui su “Forever Falling”. Fidatevi… la nostra prossima uscita sarà incredibile.
10. Cosa sperate che gli ascoltatori portino con sé emotivamente da “The Raven Cries One Last Time”?
(John) Speriamo che gli ascoltatori riescano a percepire il paesaggio emotivo in cui vivevamo mentre lo creavamo. Queste canzoni nascono da esperienze reali: depressione, ansia, perdita e il dolore di vedere una persona amata sprofondare nella demenza. Se qualcuno ascoltando questo disco riuscirà a riconoscere dentro di sé quelle emozioni o a sentirsi compreso nelle proprie difficoltà , allora l’album avrà raggiunto il suo scopo.
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