MOONSPELL "Far From God” (Recensione)
Full-length, Napalm Records
(2026)
Il tredicesimo lavoro dei lusitani, come un serpente che matura e si trasforma, cambia di nuovo pelle, restando allo stesso tempo fedele al proprio trademark. “Far From God” segue di ben cinque anni “Hermitage” ed evidenzia un approccio totalmente rock, in cui l’elemento metal è quasi totalmente assente e relegato alle sole due canzoni poste in coda all’ascolto. Per certi versi questa nuova produzione ricorda quelle atmosfere profondamente decadenti di album come “A Deeper Kind Of Slumber” dei Tiamat. Durante l’ascolto si evidenzia una delicatezza dai connotati macabri, perché non c’è luce all’interno di queste canzoni, ma una costante percezione di tenebra, come se ci si trovasse al buio all’interno di un cimitero abbandonato.
“Far From God” non è un lavoro facile, soprattutto per chi si aspetta un suono più duro. Necessita di diversi ascolti per essere apprezzato nella sua profondità. Fernando Ribeiro, con la sua interpretazione piena di pathos, diventa il perno centrale nel definire i connotati di una musica gotica in cui ci si lascia trasportare da quel senso di desolazione e tristezza senza trovare un raggio di luce, ma strisciando nell’oscurità in cerca di qualche appoggio solido per riemergere dalle viscere (“The Great Wolf In The Sky”). La chitarra non crea mai lo strappo con le sezioni più soffuse, ma segue l’andamento atmosferico riempiendo e ricamando, sostenendo la voce nella sua evocativa interpretazione.
Qualcosa dei Paradise Lost emerge in diverse sezioni. Probabilmente il lavoro di Arellano, in qualche modo, ha influenzato questo contatto, anche se, dove Holmes esplode con il growl, Ribeiro ringhia con il suo scream, e queste non sono differenze da poco (“Your Promise Of Light”). “Far From God” si dimostra un lavoro maturo, in cui le atmosfere decadenti sono l’essenza e dove, senza un muro di chitarre a riempire gli spazi, diventa essenziale l’apporto dei musicisti coinvolti, che dimostrano ottime qualità di arrangiamento. In questo, le tastiere rivestono un ruolo centrale nel generare il giusto tono di decadenza. La stessa sezione ritmica sostiene in modo solido la struttura delle canzoni in modo essenziale, ma decisamente valido.
Sul finale c’è lo strappo con la dannata “Our Freedom To Fall” e la maledetta “Reconquista”. Entrambe sono metal nell’essenza e richiamano il precedente lavoro, ma allo stesso tempo ben si inseriscono dentro una proposta più rock oriented, a dimostrazione della volontà precisa della band di produrre una musica meno pesante e più atmosferica. Nonostante gli anni che passano, i Moonspell, insieme ad altre band che negli anni Novanta hanno gettato le basi per il loro metal dalle tinte oscure, continuano a evolversi e a proporre musica ispirata e valida, dando l’impressione che, per loro, questo non sia un lavoro e che pubblicare nuove canzoni non significhi timbrare un cartellino. La sensazione è quella di un fuoco che continua ad ardere.
Voto: 80/100
Tracklist:
1. Cross Your Heart
2. Far from God
3. Biblical
4. The Great Wolf in the Sky
5. Your Promise of Light
6. For the Love of Mortals
7. Our Freedom to Fall
8. Reconquista
Tracklist:
1. Cross Your Heart
2. Far from God
3. Biblical
4. The Great Wolf in the Sky
5. Your Promise of Light
6. For the Love of Mortals
7. Our Freedom to Fall
8. Reconquista
Line-up:
Pedro Paixão - Keyboards, Samples, Programming
Fernando Ribeiro - Vocals
Ricardo Amorim - Guitars
Aires Pereira - Bass
Hugo Ribeiro - Drums
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