NERVOSA "Slave Machine" (Recensione)


Full-length, Napalm Records
(2026)

Da amante del thrash metal in ogni sua forma (dal crossover al technical/progressive), raramente ho provato noia o, comunque, scarso coinvolgimento nell’ascolto di un’opera appartenente a questo genere del metal estremo; purtroppo, con "Slave Machine" delle brasiliane Nervosa siamo proprio in questa categoria. È quindi utile premettere che questo lavoro è, per me, bocciato.

L'album in questione è il sesto della formazione tutta al femminile: 12 tracce per quasi 45 minuti di ascolto, uscito il 3 aprile 2026 ed edito dalla Napalm Records. E temo che il problema sia proprio questo: la Napalm Records e le sue politiche più commerciali che artistiche. A mio avviso, infatti, questa casa discografica sta cercando a tutti i costi di creare prodotti vendibili per le nuove generazioni, rompendo gli stereotipi a ogni costo (si vedano band come gli Alestorm, che indossano occhiali fluo; i nostrani Nanowar of Steel, che propongono un metal parodistico spesso contaminato dalla cultura nerd; oppure i sempre fanciulleschi, seppur gradevoli, DragonForce, tutti sotto contratto con la Napalm Records). Ovviamente, poteva la Napalm Records lasciarsi sfuggire l'occasione di mettere sotto contratto una band thrash metal (genere storicamente "patriarcale", direbbe qualche fenomeno woke) composta interamente da gentili donzelle? Ovviamente no.

Sia chiaro, prima di creare equivoci: il mio non è un ragionamento sessista, assolutamente. Ci sono donne che fanno thrash in maniera straordinaria, ma quando un album è di scarsa qualità perché prodotto a tavolino, questo va detto, indipendentemente dal sesso dei musicisti. Quindi veniamo al sound proposto dalle Nervosa in "Slave Machine": essenzialmente le composizioni strizzano l'occhio al thrash metal "dietetico" degli anni Novanta, quella versione del thrash rivisitata anche dai titani del genere per reggere la concorrenza del grunge e del nascente nu metal e che, purtroppo, ha finito per snaturarlo (per fortuna sopravvissuto a questi abomini). E purtroppo quello che le Nervosa suonano in "Slave Machine" non sembra nemmeno thrash metal: sembra una specie di groove metal, ma manca di attitudine, manca di personalità; insomma, non funziona. Se amate il thrash, non funziona, mi dispiace. Per non parlare del missaggio: sembra che qualcuno abbia volutamente attutito i suoni per creare un ambiente "ovattato".

Non è comunque, sia chiaro, un album totalmente disastroso. Delle capacità musicali di fondo ci sono, ma il risultato resta qualcosa di "senza anima". Anzi, penso che le Nervosa, con alle spalle un'altra casa discografica o comunque una produzione di altro tipo, possano realizzare qualcosa di davvero valido. Quindi, come voto finale, 50/100 è il massimo che posso dare.

Se amate il thrash e siete ascoltatori navigati, purtroppo quest'album non vi lascerà nulla. Se invece siete neofiti, passate oltre, perché rischiereste di farvi un'idea sbagliata del genere. E la critica non è tanto rivolta alle Nervosa in sé, quanto a chi c'è dietro di loro: il thrash metal è un genere che richiede attitudine, genuinità e ribellione verso la mentalità dominante. Per favore, tenete le politiche da Netflix lontane dal thrash.

Recensione a cura di Lupo Thrasher
Voto: 50/100

Tracklist:

1. Impending Doom 
2. Slave Machine 
3. Ghost Notes 
4. Beast of Burden
5. You Are Not a Hero 
6. Hate 
7. The New Empire 
8. 30 Seconds 
9. Crawling for Your Pride 
10. Learn or Repeat
11. The Call 
12. Speak in Fire

Line-up:
Prika Amaral - Guitars, Vocals
Helena Kotina - Guitars
Hel Pyre - Bass
Emmelie Herwegh - Bass
Michaela Naydenova - Drums

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