PHANTOM "Not Midnight Yet" (Recensione)


Full-length, High Roller Records
(2026)

I messicani Phantom, appartenenti all’odierno filone speed metal, giunti al terzo album realizzano quello che potrebbe essere il loro lavoro più ambizioso e uno dei più ambiziosi dell’intero filone. La band fa proprie alcune tendenze power/thrash dei Destruction e l’eclettismo dei primi Testament, per un risultato che a tratti funziona quasi come un thrash neoclassico. L’entusiasmo punk e la spavalderia notturna dell’heavy metal classico non vengono sacrificati, così come la capacità di dar luogo ad avvolgenti melodie che mirano a un’epicità che, a tratti, ricorda perfino i Dissection, seppur con le dovute distanze stilistiche.

Le voci sono mantenute su registri scream relativamente bassi e solo in qualche occasione si spingono verso gli acuti. Quello che era l’immaginario fantastico dell’heavy metal è un software che viene installato su sonorità prettamente speed/thrash, debitrici soprattutto della scuola tedesca. Ma i Phantom, anziché puntare tutto sul caos e sulla velocità, infondono al tutto un gusto melodico più vicino all’heavy metal classico e il risultato funziona perfettamente. Chitarre armonizzate e sezioni dal sapore neoclassico si alternano a riff di stampo thrash più diretti, qualcosa di affine al lavoro chitarristico svolto da Alex Skolnick nei primi Testament, mentre le parti più veloci potrebbero stare tranquillamente a loro agio in album come ad esempio "Mad Butcher".

La durata di "Not Midnight Yet", pari a 56 minuti, espande quindi proposte di questo tipo, normalmente portate a un minutaggio più sintetico dato l’alto numero di BPM. Per fare ciò, le componenti neoclassiche vengono portate alle estreme conseguenze. Intro dal taglio quasi cinematografico preparano il terreno alla foga speed metal dei Phantom. Riff più spensierati e vitalistici continuano a ricordarci quando la musica metal era qualcosa di più semplice, un’evasione dal grigiore quotidiano, come in “Morgestan Iron Strike”.

Un brano come “The Pale Remains of Time” non teme l’utilizzo di voci pulite, con un’introduzione lenta e melodica prima che lo sviluppo narrativo e i cambi di atmosfera lo trasformino in un brano di epic heavy metal. Le suite strumentali, quasi prog, di “Curse Your Name” ed “Echoes from the Past” fanno da preludio alla conclusione di un lavoro che, con sincera devozione, bilancia perfettamente quelli che sono gli stili di metal più autentici. Una band che fa della varietà delle influenze una virtù grazie a qualità compositive superiori. "Not Midnight Yet" rappresenta la perfetta aderenza al linguaggio dello speed metal senza però sfociare in copie o vuoti cliché.

Recensione a cura di Gabriel Althos Aldo
Voto: 74/100

Tracklist:
1. Hordes of Bats 
2. Out of the Mausoleum 
3. Dracula's Curse
4. Morgenstern/Iron Strike 
5. The Pale Remains of Time 
6. Summoned to Kill 
7. Not Midnight Yet 
8. Solomonari 
9. Sepulchral Majesty 
10. Curse Your Name 
11. A Trail Full of Sorrows 
12. Echoes from the Fights

Line-up:
Harel O.- Guitars
J. C. García - Vocals, Guitars
Raír Tavizón - Bass
J. P. Alatorre - Drums

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