Intervista: REVENGE FROM BEYOND | Dare voce a chi non è più tra noi


Nel panorama underground estremo, ci sono progetti che nascono semplicemente dalla voglia di suonare e altri che prendono forma da una visione più profonda, personale e decisamente fuori dagli schemi. I Revenge From Beyond appartengono a questa seconda categoria. Il loro approccio a Death e Black Metal non si limita alla dimensione musicale, ma si intreccia con suggestioni esoteriche, ritualità e una particolare concezione del tempo e dell'esistenza. Con il debutto "The Dark Cycle of Golden Crown", la band dà forma a un'opera concepita come un percorso circolare, dove atmosfere oscure, intrecci chitarristici ed energia estrema diventano parte di un disegno più ampio. Abbiamo incontrato L.O.W. per approfondire la genesi del progetto, le scelte compositive, le influenze e la filosofia che si cela dietro questa prima pubblicazione. Ne è emersa una conversazione particolare, nella quale musica, esperienza personale ed esoterismo si fondono in una visione decisamente fuori dal comune. Buona lettura!

1. Come nasce Revenge From Beyond e quale esigenza vi ha spinto a fondare questa nuova band?
Ciao e grazie per l'interesse. Revenge From Beyond nasce come progetto per dare voce a chi non è più con noi su questa miserabile terra, per trasmettere i loro messaggi e le energie che confluiscono nella musica racchiusa nei brani della band.

2. Come descrivereste il vostro sound? Quali sono le influenze che hanno maggiormente contribuito a definirlo?
Il nostro sound è frutto di tutta l'esperienza che ogni membro della band ha accumulato nel corso degli anni. Oltre a me, Hirpus, Wally e Andrew sono dei veri veterani, ciascuno con le proprie capacità e il proprio background musicale. Personalmente, non mi sono ispirato a nessun genere o gruppo: ho lasciato confluire le energie, che ho poi rilasciato attraverso il mio strumento, ossia la sei corde.

3. "The Dark Cycle of Golden Crown" è il vostro primo EP. Quanto tempo ha richiesto la sua realizzazione?
Ho iniziato tutta una serie di ritualità nel gennaio 2026, cercando di spiegare ai componenti della band, che si sono aggiunti in seguito, quale fosse il mio preciso progetto, dettato "from Beyond". Ho tenuto in considerazione tanti aspetti: periodi, fasi lunari, stagioni e tutta una serie di ritualità cabalistiche ed esoteriche che ho coltivato fino al giorno della pubblicazione dell'EP. Quest'ultimo non è altro che la realizzazione e la sintesi di tutto ciò che è stato elaborato, costruito e rilasciato nell'arco di dieci mesi.

4. Death e Black Metal convivono in modo interessante nelle vostre composizioni. Come riuscite a bilanciare queste due anime?
Avendo costruito io tutte le linee di base dei brani, non mi è stato difficile trovare questo equilibrio, perché fa parte del mio stesso background. Tuttavia, in questo progetto c'è stato qualcosa, a livello di intrecci di chitarre e atmosfere, che ha rappresentato una novità anche per me. Si può pensare a un gruppo piuttosto che a un altro, ma io ascolto molta musica e, finora, non mi viene in mente nessuna band che suoni esattamente in questo modo. Anche se ormai tutto è già stato sentito e risentito e non c'è più nulla da inventare, pensiamo che, ascoltando l'EP senza superficialità, ci si possa rendere conto di trovarsi davanti a un unicum nel genere metal. Che possa piacere o meno è un altro discorso, ma noi siamo fieri di questa opera.


5. Qual è il vostro approccio alla composizione? Partite dai riff, dalle atmosfere o da un'idea musicale già strutturata?
Per tutti i pezzi sono partito prendendo la chitarra e registrando direttamente le bozze dei singoli brani, uno alla volta, nell'arco di un lungo periodo. Ognuno è stato poi lavorato e lasciato maturare nel momento in cui ciascuno di noi ha iniziato ad apportare il proprio contributo.

6. Quanto conta la componente tecnica rispetto all'impatto emotivo nella vostra musica?
Si parla sempre di tecnica e della necessità di saper fare cose da virtuosi in ambito metal, ma non è il nostro caso. Suonando da tanti anni, ciò che esce semplicemente dai nostri strumenti è il frutto di un lungo percorso di vita dedicato alla musica e al proprio strumento. È quindi abbastanza normale che emerga anche la componente tecnica, quasi automaticamente. È importante? Sì, soprattutto quando devi far confluire determinate soluzioni: le dita, parlando della chitarra, devono essere preparate anche al lavoro tecnico. La tecnica è il metodo pratico per realizzare un obiettivo. Mettiamola così.

7. Quali sono i brani dell'EP a cui siete maggiormente legati e perché?
Ti rispondo con poche parole: è come se fosse un brano unico. Il primo pezzo è l'inizio, l'ultimo è la fine. È un cerchio che gira a 360 gradi, alla perfezione, nel suo insieme.

8. Avete già iniziato a lavorare su nuovo materiale? Quali sono i prossimi obiettivi dei Revenge From Beyond?
In realtà, l'obiettivo era realizzare questa opera senza programmare un futuro. Ora, visto che "The Dark Cycle of Golden Crown" è fresco di uscita, ci godiamo questo periodo e celebriamo quest'opera. Il futuro non esiste: è qualcosa che si presenta ciclicamente, come qualcosa di già vissuto e passato. Non siamo in linea retta a livello di spazio e di tempo: è un cerchio perfetto, un loop. E se succederà qualcosa di nuovo, vorrà dire che era già successo.


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