12/12/11

Wedard\Thou Shell of Death (Split)

Split, Nailboard Records, 2011
Genere: Black Metal/Ambient/Atmospheric

Ritorna sulle scene, dopo una brevissima assenza, il polistrumentista Sternefrost, anima del progetto depressive-ambient Wedard, giunto ormai quasi a dieci anni di onorata attività. Non nuovo a collaborazioni, fra queste menziono la riuscita relazione artistica con Midnight Odissey che sarà presente anche nel full lenght prossimo venturo, qui ospita il gruppo esordiente dell’Estonia Thou Shell of Death.

Entrambi di chiara ispirazione burzumiana, offrono all’ascoltatore cinque tracce inedite, eccezion fatta per la strumentale di Wedard, Helion, qui re-incisa. E’ subito da mettere in luce l’ottimo lavoro svolto dal tedesco, notevolmente più esperto ed a suo agio: la opener, What we left behind, costruita grazie ad una melodia superba (e Wedard non è nuovo ad intuizioni siffatte!), un cantato pulito d’impatto (in un genere in cui non si apprezza mai una voce in clean…), e ad una sezione ritmica semplice come da tradizione, ma che profondamente si sposa con l’atmosfera decadente del brano. A svettare su questi prime caratteristiche, che da sole varrebbero una promozione a pieni voti, il testo, filosoficamente e poeticamente struggente, adatto al viver d’oggi, in lingua inglese (una delle poche esperienze con questo idioma per Sternefrost). Di seguito la lirica nella sua perfetta interezza:


As I see the stars above 
I feel the weight of those I've left behind 
Their cries echo in my head 
If only I could turn back 


My memories have drowned in flames 
What wonders have I betrayed 
Remorseful thoughts claw at me 
I'm bleeding all their pain 
Such a peaceful existence I've lost 
If I could only retake my steps 
If I could only go back and stay 


But here I stand 
With others just like me 
Who've given up their ways 
And wander this path so lonely 
We all have heavy hearts 
We all want to reclaim 
What we left behind 


Instead we stand here 
Waiting to die...

L’ultima emblematica strofa è affidata alla canonica voce sgraziata, oramai marchio di fabbrica del progetto, a tal punto malata, da rappresentare il male di vivere in musica. Ribadisco, veramente una delle migliori tracce incise in questo florido, disco graficamente discorrendo, 2011. Abbinata poi all’eleganza di My lonely friend, The Endless Sky, strumentale composta appositamente per apparire nello split, in cui vengono enucleati i connotati della proposta del compositore teutonico, e alla bellezza malinconia e sfuggente di Helion, permette ad un lavoro sostanzialmente di nicchia di accedere ad un pubblico maggiormente vasto.

A far da contraltare alle derive Romantiche del Leopardi musicale di Germania, probabilmente nutrito culturalmente dai poeti ottocenteschi e da filosofi quali Schopenhauer, i compagni del gelido Est europeo hanno inciso una coppia di episodi, di chiarissima, quando non esageratamente palese matrice norvegese. E di un norvegese in particolare; inutile precisare che si tratta di Varg Vikernes e dei suoi lavori da Filosofem, di cui vengono ripresi i giri di batteria (in primis tratti dal capolavoro Darkness), a i due full lenght suonati dietro le sbarre del carcere (A Burden of Desire presenta un riff di tastiera molto affine ad altri già sentiti). Ovviamente, il nostro (anche qui troviamo un polistrumentista che si avvale di session men), mutua pure i difetti: dietro ad un qualità non troppo celata, stride una produzione saltuariamente caotica, per colpa della quale riesce arduo distinguere chiaramente liriche, riffing, giri di basso. Di conseguenza, è impossibile concedere una valutazione approfondita, benché si avverta una discreta capacità compositiva, una tecnica applicata agli strumenti di livello (interessante la progressione di accordi all’organo che introduce And Ghost and a Dream, forse solo leggermente prolissa), intuizioni felice (lo scream è notevole, veramente notevole per quel che si può comprendere).

Nel complesso, Wedard è giunto alla completa maturità, dopo tre full, svariati EP (tra cui il lodevole Eiskreig II, fra le cui tracce spicca Winterdepression II), qualche iniziale demo. Possiede un’eleganza, un gusto, un talento negli arrangiamenti che ne fanno uno dei migliori esempi di moderno depressive black metal, finalmente svincolato (almeno per quanto riguarda lui), dal pesante lascito del Conte (derivazioni di sorta a parte). Sull’altra sponda un combo che potrebbe seguire facilmente le orme del figlio della Foresta Nera, se prestasse attenzione alle scelte stilistiche, essenziali anche in un genere che pone l’emozione al centro della sua indagine. Più che discreto quindi, ottimo disco (magari, anzi obbligatoriamente se concesso, in vinile), da impacchettare sotto l’albero vestito di rosso.

Recensione a cura di: Thanatos
Voto: 82/100

Tracklist:
Wedard
1. What we left behind 08:07
2. My lonely Friend-The Endless Sky (instrumental) 06:44
3. Helion (remastered) (instrumental) 07:38

Thou Shell Of Death:

4. And a Ghost and a Dream 10:18
5. A Burden of Desire 09:39

DURATA TOTALE: 42:26

http://www.myspace.com/wedardband
http://www.myspace.com/thoushellofdeath

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...