02/11/12

Anamnesi "Descending The Ruins Of Aura"


Full-length, Naturmacht Productions, 2012
Genere: Depressive/Atmospheric Black Metal

Descending The Ruins Of Aura è il secondo capitolo della discografia di Anamnesi, one-man band sarda, dedita ad un black metal sospeso fra depressive, atmospheric e ferocia. Anamnesi è anche il nome del polistrumentista, autore di ogni singolo aspetto dell'album in questione ed abile a destreggiarsi fra chitarra, basso, batteria e synth.
Il disco si apre con la strumentale First Descent, facendo da apripista alla prima canzone vera e propria: Litany of Suffering and Reaction. Una traccia che parte in pieno stile depressive, batteria cadenzata con doppio pedale a fare da sottofondo, riff monocorde e voce sofferta, per poi  accelerare sino a sfociare in un interludio ambient dove una chitarra riverberata è accompagnata da un tappeto di synth. Calma apparente che prelude al ritorno nella tormenta, con la canzone che nel finale si fa sempre più serrata.

Un brano malinconico, esemplificativo della proposta di Anamnesi: un black metal a tutto tondo, che parte da Burzum sino a farsi sempre più violento come accade in Toward Rebirth, pezzo serrato, dominato dal blast su cui chitarra e pianoforte disegnano melodie ora aggressive, ora romantiche. Brano che trovo particolarmente riuscito anche per l'epicità che riesce a trasmettere, con il cantato sospeso fra italiano ed inglese. Anche in questo caso a fare da ponte fra inizio e fine un breve interludio di synth.
Anamnesi è un estimatore di Burzum e ciò traspare chiaramente dall'intera prova. Come non pensare a Vikernes, in occasione della strumentale Nocturnal Path, in cui convergono lenti accordi distorti, una melodia di piano forte e synth.
Da segnalare poi l'acerbo, ma riuscito, esperimento di Annega la coscienza, una ballata depressive con tanto di archi, che nel finale viene impreziosita da cori e beat elettronici.
Gradevole anche Julia Carta, che parte lenta per poi diventare sempre più feroce, con un ritmo sostenuto ed una chitarra “flangerata” a dare un tocco spaziale al tutto.

Descending The Ruins Of Aura è nel complesso un album gradevole, che però risente, a mio avviso, di un'eccessiva sudditanza verso la discografia burzumiana. Anamnesi, d'altronde, non fa nulla per nascondere il suo amore per Burzum, tributando al musicista norvegese la sua rivisitazione di Dot Sem Engang Var, Ciò Che Una Volta Era. Brano che riprende la melodia iniziale dell'originale, rivisitandola ed ampliandola.
Altra pecca è da ricercare in una certa ripetitività nella struttura nei brani più lunghi, con una soluzione ambient nella parte centrale, che risulta essere leggermente prevedibile.

Ciò però nulla toglie alla buona prova del musicista sardo, autore di un disco malinconico e sentito.
Anamnesi è sulla giusta strada, mettendo da parte l'eredità burzumiana, potrà tranquillamente sfornare un album di grande e personale black metal, soprattutto in virtù di una grande voglia di sperimentare, che trasuda vistosamente da Descending The Ruins Of Aura.

Recensione a cura di: Ersatz
VOTO: 77/100

Tracklist
1 - First Descent
2 – Litany Df Suffering And Reaction
3 – La Quiete Del Silenzo
4 – Nocturnal Path
5 – Toward Rebirth
6 – Annega La Coscienza
7 – Giulia Carta
8 – Ciò che Una Volta Era (Burzum tribute)





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