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16/02/15

SORROWS PATH - Doom Philosophy

Full-length, Iron Shield Records
(2014)

Leggendo la biografia dei poliedrici greci Sorrows Path, non si può non notare che si tratta di un gruppo per cui la parola “Doom” (che, per coloro che non masticano l’inglese, significa “fato, destino” nella sua accezione più infelice, avversa) non è un vuoto termine con cui indicare il proprio genere musicale: il Fato pare infatti essersi accanito contro questa band, autrice di una piacevole sinergia di generi facenti capo, appunto, al Doom Metal, ostacolandola in vari modi, dalla leva militare alla morte di uno dei componenti, alla quasi paralisi di un altro… Tanto che dal 1993, anno della fondazione, è solo nel 2006 che il combo riesce a dare in pasto al pubblico il primo album.
Tanto tempo è passato, e nel frattempo di full-lenght ne sono arrivati altri due, ed è proprio della loro terza fatica in studio, “Doom Philosophy”, datato 2014, che questa recensione tratta. Fin dal primo ascolto salta subito alle orecchie la perizia tecnica di questi musicisti, e in particolare le ardite linee di basso di Stavros Giannakos, strumento meritatamente ben valorizzato dalla produzione.

Fatto di sonorità che spaziano, senza spaesare l’ascoltatore, dalla tetra oscurità al misterioso Vicino Oriente fino a sentire influenze del Progressive Metal, con tempi dispari e volteggianti assoli, quest’album (che presenta un nutrito elenco di ospiti) si presenta fin da subito carico di atmosfere, a cominciare dalla bella e varia “Tragedy”, forte di un orecchiabile ritornello e interessanti virtuosismi… Epica, e più possente, è invece “A Dance with the Dead”, brano cupo e malinconico, quasi horrorifico per via della voce femminile che incombe spaventosa sul break centrale.

Segue, col suo roboante intro che muta rapidamente volto verso una traccia più malsana e leggera, che riprende con spiacevole somiglianza la struttura della precedente: molto più Heavy della sorella, “Brother of life” si rivela comunque un buon mid-tempo, capace senza dubbio di attirare l’attenzione in sede live. “Everything can change” si apre con sapore che quasi ricorda gli Epica, con gli archi che incalzano feroci, seguiti a ruota dalle chitarre, ma ecco che quando la canzone vera e propria comincia, mette in mostra la sua vera natura un oscuro, melodico brano impreziosito dalla voce in growl e da un quasi ipnotico intermezzo di chitarra acustica, degna apertura di un assolo che ci riporta al ritornello che, come sembra piacere molto a questa band, si erge in velocità sul resto della canzone. Ritorna ancora la horrorifica voce femminile, che riesce ancora una volta a far venire i brividi: atmosfera assolutamente azzeccata per quello che senza dubbio è uno dei pezzi migliori dell’album.

Decisamente malinconica è l’anima della religiosa “The King with a Crown of Thorns”, con la sua struttura acustica intervallata dal ritornello, dalle sonorità classicamente Metal, e decorata da un eccezionale assolo di chitarra acustica, un altrettanto fulgido gemello distorto e da bassi cori maschili. Sacro e profano, come sappiamo, sono facce della stessa medaglia, e dunque è logico che “Venus and the Moon”, brano dal testo riguardante la prostituzione, sia inanellato subito dietro il lamento di Gesù nel Gethsemane: si tratta di una canzone che strizza l’occhio alle sonorità più Gothic che fan parte del repertorio della band, con melodie di facile assimilazione e un pomposo ritornello, altrettanto d’impatto.

Decisamente oscuro, sottilmente crudele, è il crescendo che apre la cadenzata, lenta e imponente “Epoasis”, forse il brano che più di tutti, in quest’album, può dirsi Doom Metal: calpesta l’ascoltatore con il suo incedere pesante, inquieto, fino a rigettarlo in pasto a un inaspettato break quasi claustrofobico e, infine, a un ispirato assolo, che chiude il pezzo. Altro brano che qualcosa deve agli Epica (e in particolare al famoso cavallo da battaglia “Unleashed”, che sembra quasi di sentire attraverso le note del ritornello) è il successivo “Clouds Inside Me”, che riesce però a emergere dal limbo dell’anonimato grazie a orchestrazioni, assoli e quant’altro la band ha già dato mostra di saper fare.

Ritmata è anche “Darkness”, variopinta denuncia delle bassezze dell’animo umano, della sua vulnerabilità alle lusinghe dell’oscurità in tutte le sue forme, forte di un moderno breakdown intorno alla metà della traccia. Chiude la dozzina “Damned (O)Fish/L.S.D. (Life Sexuality Death)!?...”, particolare brano strumentale che mette in bella mostra l’abilità tecnica di tutti i membri del gruppo, in particolar modo dei chitarristi Kostas Salomidis e Giannis Tziligkakis, influenzato dal Progressive Metal quanto da “bassi istinti” più Groove alla Lamb of God e Pantera, dove Fotis Mountouris, alla batteria, fa bella mostra delle sue capacità.

Nel complesso, non si può certo dire che “Doom Philosophy” sia un album brutto, noioso o fatto male. Però… però manca di originalità: i richiami, inevitabili, alle band di ispirazione sono davvero troppi e troppo forti, e troppo numerose sono le soluzioni che sanno di già sentito. La prestazione di Angelos Ioannidis al microfono, poi, sfigura violentemente se confrontata a quella dei suoi colleghi, con linee vocali talvolta non banali ma addirittura “brutte”, mi si passi il termine. Di contro, si nota una certa stabilità nello stile, nella costruzione dei pezzi, che dà uniformità all’album, corpo e spirito alla musica… Senza dubbio, i Sorrow Path sono un gruppo di musicisti esperti e capaci di caricare di emozione ad atmosfera le loro opere, sperimentatori per passione, ma al contempo troppo influenzati da altri gruppi più noti. Peccato per questo dualismo scomodo, un’ombra su un album che sarebbe potuto essere semplicemente “meglio”, sotto tanti punti di vista…

Recensione a cura di: Lorenzo Stelitano 
Voto: 65/100

Tracklist:
1. First Beam of Darkness into Light (Intro) 01:17
2. Tragedy 03:58
3. A Dance with the Dead 05:56
4. Brother of Life 05:41
5. Everything Can Change 05:42
6. The King with a Crown of Thorns 06:01
7. The Venus and the Moon 03:55
8. Epoasis 05:53
9. Clouds Inside Me 05:07
10. Darkness 06:19
11. Damned (O)fish/L.S.D. 06:57

DURATA TOTALE: 56:46

http://www.sorrowspath.net/

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