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13/04/15

MADRE DE DIOS - Madre De Dios

Full-length, Independent
(2014)

I Madre De Dios nascono nel 2010 a Bari(Italia), formati da Stefano Pomponio, aka S.P.Jesus, già chitarrista nella storica death metal band italiana Natron. Con una prima line up, che vedeva assieme a S.P.Jesus alla chitarra, Gianpaolo di Stasi(Stainer) alla voce e chitarra, Gigi D’Angella (attualmente in attivo con gli Anuseye, nati dalle ceneri dei That’all Folks di C. Colaianni) al basso, e Marco Ninni (Swedish Death Candy) alla batteria, la band si accosta maggiormente allo stoner rock ed inizia ad esibirsi in vari club del territorio pugliese e a partecipare a vari contest, tra cui il Golem Dungeon C. in cui si classificano secondi. Nonostante un pubblico già molto presente ai concerti, i Madre De Dios ottengono maggiore compattezza con un nuovo cantante e frontman, Frank Bizarre (The Missing, Cafè Bizarre). 
 Nel 2012 Marco Ninni si trasferisce a Londra lasciando la band subito dopo la registrazione delle take di batteria di quello che sarà l’album d’esordio. Dopo quasi un anno di pausa i M.D.D. riprendono l’attività live con un nuovo drummer, Vince Floro (Stainer). 

Dopo questa breve introduzione biografica vado ad analizzare i brani uno per uno per cercare di cogliere i punti salienti riguardo la musica che i nostri producono. Ebbene il disco si apre con la traccia “The Evil Guide”, brano dalle sonorità chiaramente hard rock che da una carica molto positiva, basato su strutture relativamente semplici e dirette che si mantengono cosi nella totalità del pezzo. Il secondo brano,”High Living in the sunshine” si presenta già dall'intro più Stoner rispetto al brano precedente, che evolve strutturalmente parlando attraverso riff di chiara ispirazione anni settanta seppur mantiene una certa grinta ed arroganza nelle parti vocali. E' notevole il chorus che si stampa in testa dopo alcuni ascolti; molto bella l'evoluzione complessiva del pezzo che sicuramente rende vario l'ascolto. Andiamo verso la terza traccia:”Flamingos”, dalle atmosfere più desertiche, dal sound più bluesy e rock oriented, relativamente di facile ascolto e piena di positività. Il quarto brano si apre con un riff molto orecchiabile, che accompagnerà anche la strofa. Ottimo il chorus d'impatto, che riporta agli antichi fasti dell'Hard rock anni settanta. Il pezzo evolve attraverso strutture come breakdown e riff piuttosto diretti, che cercano di innalzare il livello del brano, seppur con una certa incertezza, i nostri riescono a trasmettere quanto volevano dire. 

Stessa atmosfera si può assaporare nel brano “I crashed your car”, brano hard-blues che vuole creare un sound misto tra stoner e rock classico, molto diretto e pieno di carica che esalta all'ascolto. Ottimi i lavori solistici che si possono ascoltare durante il brano. Il quinto brano “Shake it Baby” inizia con un riff che sa di Black Sabbath, ma poco male; Il pezzo tuttavia evolve attraverso strutture molto orecchiabili e decisamente più hard rock, che si mantengono per tutta la durata del brano. Interessanti i lavori solisti che rendono più gradevole il pezzo che di per se potrebbe annoiare. “Mad city” è un brano strumentale puramente rock, che a mio parere serve solo da filler per il disco, poichè non presenta nulla di cosi importante come traccia. “Ordinary Man” molto interessante l'intro del pezzo, alla Deep Purple. Il pezzo è carino, ma tutto sommato si salvano alcuni riff interessanti per il genere che stiamo ascoltando, quindi nel complesso si può apprezzare, anche grazie a certe sonorità bluesy che donano colore al brano. 
Sullo stesso livello è “Mater Skelter”, cover riarrangiata di "Helter Skelter" dei Beatles; un tentativo di rinnovare un brano di una certa caratura storica, ben riuscita l'interpretazione anche grazie ad una buona dose di personalità da parte del gruppo. Decimo brano del lavoro dei nostri, è “Merry go round song”: un rock-blues molto tradizionale che rappresenta a pieno lo stile che il gruppo adotta, come a conferma del sound che hanno sviluppato. Vista comunque la tipicità del genere, bisogna dire che a livello chitarristico il pezzo è interpretato molto bene, e quindi valido su tutti i fronti. Grande la performance del vocalist, che ben si sposa con le parti strumentali. A mio parere è il brano più bello di questo lavoro, poiché è quello più sentito e ben suonato nella sua interezza. Arriviamo alla fine di questo disco accompagnati dalla traccia “Orbit”, che vuole chiudere in bellezza questo viaggio attraverso sonorità vintage e di stampo classico in maniera eccellente. Ottimo il songwriting di questo brano, e l'utilizzo del “wah-wah” rende il main riff molto godibile. Il pezzo rimane strutturalmente parlando allo stesso livello ad eccezione di alcuni spunti interessanti forse anche dall'aspetto psichedelico.

In definitiva i Madre de Dios si presentano come una band in grado di saper suonare quello che si sono proposti, riuscendo a farlo attraverso la buona interpretazione del genere. Non è nulla di nuovo sotto il sole, ma spero che riescano almeno ad emergere nella scena dei “revival” che ultimamente è di moda.
Grande supporto al gruppo, in ogni caso!

Recensione di: Matteo Perazzoni "DoomMaster"
VOTO: 75/100

Tracklist:
1. The Evil Guide
2. High Living In The Sunshine
3. Flamingos!
4. Big Head
5. I Crashed Your Car
6. Shake It Baby
7. Mad City
8. Ordinary Man
9. Mater Skelter
10. Merry Go Round Song
11. Orbit (Bonus Track)

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