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domenica 17 gennaio 2016

SUNRUNNER - Heliodromus

Full-length, Minotauro Records
(2015)


I Sunrunner sono una band che proviane da Portland Maine, New England, formati nel 2007. Questo "Heliodromus" rappresenta il loro terzo full-length, ma la band ha realizzato anche altri tre ep. Siamo quindi al cospetto di una band che, oltre che abbastanza prolifica, è anche piuttosto dotata. Questo lo si nota appena parte la prima traccia del cd, "Dies Natalis Soli Invicti", una cavalcata power-prog metal davvero di gran presa, e che rivela le capacità compositive e strumentali dei Nostri. In pratica su una struttura che rimembra i primi Helloween, la band aggiunge forti influssi prog. La voce non è tipicamente heavy o power metal, e andando avanti nella tracklist scopriremo il perchè. In pratica i Sunrunner suonano un qualcosa di non facilmente catalogabile, e l'elemento velocità viene subito a mancare nelle due tracce successive, ovvero "Keeper's Of The Rite e "Corax". Quest'ultima traccia infatti ha un andamento sognante, molto raffinato, e la band richiama anche qualcosa di band come Jethro Tull. Anche la produzione e i suoni non sono proprio al passo coi tempi, in quanto la band opta per un approccio quasi "Seventies", senza spingere troppo la mano su suoni artefatti e inumani, come ormai molto spesso avviene.

Colpisce la capacità dei Nostri di sapere dare un senso tutto personale alle composizioni. La stessa "Corax" verso il finale si fa più imprevedibile, più sostenuta nelle ritmiche, per lasciare spazio ad un piccolo gioiello di prog metal quale è "The Horizon Speaks", dall'icedere pesante e lento, quasi doom. Ma è con "Star Messenger" che la band dà finalmente ampio sfogo di tutte le sue armi, in una traccia che alterna riff prettamente metal a parti di più soffuse che richiamano certo jazz. Ma i Sunrunner sono abili nel cambiare le carte in tavola, e presto la canzone si apre a una sorta di apertura epica e solenne, con dei cori stranianti e la band che, mai come prima d'ora, si spinge verso una complessità compositiva notevole. Si aggiungono anche pregevoli soli di chitarra. In tutto questo potremmo affermare che certe cose potrebbero essere idealizzate come un punto di incontro tra Iron maiden e Fates Warning, ma non avremmo reso comunque l'idea in pieno.
"The Plummet" è invece una folk song in tutto e per tutto, dove mandolino, fiati e chitarre acustiche si incontrano con una voce quasi country. Un episodio che non giunge poi così inaspettato, dato che la formazione, anche se in piccole dosi, aveva già mostrato una certa propensione verso soluzioni folkeggianti. Il tutto è comunque affrontato non con il solito clima festoso, ma con una malinconia di base piuttosto marcata. 

Ritorna il fantasma degli Iron Maiden in "Technology's Luster", che parte come le solite cavalcate della band di Steve harris, ma che successivamente aggiunge elementi prog, power e altro ancora. Anche questo episodio è tra i più riusciti, anche se per un attimo la band sembra tornare ad una dimensione più semplice ed immediata, con un buon tiro generale. Verso metà brano, però, i Sunrunner cambiano le carte in tavola, per alleggerire i toni con un'apertura puramente prog dove il basso dà ampio sfoggio della sua tecnica. Ecco, la sezione ritmica è a dir poco sfavillante. Batteria e basso sono istancabili, e riempiono alla grande ogni passaggio musicale, dando forma e colore a dei riff in continuo evolversi. "Passage" può essere etichettata come una quasi ballad. Qui la band prende respiro, dilata le atmosfere con arpeggi vari. Questo pezzo fa da intro, praticamente, alla conclusiva "Heliodromus", un pezzo dove succede un po' di tutto e dove la band condensa tutte le proprie caratteristiche: metal, prog, hard rock, influenze fusion, epicità. Tutto racchiuso in un pezzo dalla durata molto elevata, ovvero circa venti minuti di musica, di quella con la M maiuscola. 

Cosa posso dire per concludere? Un disco pazzesco per le qualità strumentali espresse, e molto gradevole da ascoltare, in quanto i Sunrunner hanno un modo complesso di approcciarsi alla musica, ma il più delle volte cercano di non annoiare l'ascoltatore con soluzioni tecniche fini a se stesse, sostituendole con canzoni nel vero senso del termine. L'unico pezzo che davvero richiede alta concentrazione è la title-track, di cui parlavo poc'anzi, ma vedrete che, con un po' di attenzione, riuscirete a cogliere anche in quel caso tutte le sfaccettature che la band mette sul piatto.
Disco non per tutti, ma davvero ben riuscito e ben suonato, da parte di una band che ha qualità strumentali fuori dalla norma e che, giustamente, le mette in mostra. 

Recensione a cura di: Sergio "Bickle" Vinci
Voto: 74/100

Tracklist:

1. Dies Natalis Soli Invicti
2. Keeper's Of The Rite
3. Corax
4. The Horizon Speaks
5. Star Messenger
6. The Plummet
7. Technology's Luster
8. Passage
9. Heliodromus

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