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giovedì 12 maggio 2016

DARKEND - The Canticle Of Shadows (Review)

Full Lenght - Non Serviam Records 
(2016)

Devo ammettere di essermi avvicinato a questo terzo disco dei Darkend senza enormi aspettative. Nulla contro la band, che peraltro conoscevo solo di nome e per fama; solo una certa generica insofferenza nei confronti di qualsiasi cosa porti l'etichetta “symphonic black metal”, ormai divenuta ai miei occhi una sorta di marchio d'infamia dopo l'inarrestabile tsunami scatenato dal successo di Cradle Of Filth e Dimmu Borgir,
che se da un lato fu uno dei fattori che trainarono il metal estremo fuori dall'underground alla fine degli anni '90 (non necessariamente un male), dall'altro finì per saturare la scena europea di merda tanto inutile quanto pretenziosa e per affossare la credibilità delle stesse band che avevano dato inizio al tutto.

Per fortuna, una volta tanto posso tranquillamente darmi del coglione prevenuto e gioire del fatto che, al netto di ogni sottile disquisizione storico-musicale di sta ceppa, il terzo full length dei reggiani – appena uscito su Non Serviam Records - è davvero un gran bel sentire.

Lo è prima di tutto a livello di composizione, grazie a un lavoro strumentale davvero notevole e alle ottime parti vocali ad opera del cantante Animae, giocate sull'alternanza fra italiano, inglese e latino  e una volta tanto valorizzate nel mix; ma soprattutto perché riesce a trovare un buon equilibrio tra varietà (di suoni, di ispirazioni, di atmosfere) e compattezza. The Canticle of Shadows ruota sull'alternarsi fra distruzione cieca (l'opener Clavicula Salomonis raggiunge livelli di parossismo che non si sentivano in un disco black prodotto in Italia dai tempi di With No Human Intervention) e momenti di epicità quasi dissectioniani. Quello che alla fine fa la differenza sono i pezzi, spesso costruiti in maniera non canonica e conditi qua e là da tocchi spiazzanti infilati con disinvoltura come il solo di fiati nella seconda metà di A precipice..., senza tuttavia che la band dia mai l'impressione di voler strafare – una lezione che molte sedicenti “avantgarde” band farebbero bene a mandare a memoria. E se il collante del disco è l'atmosfera apocalittica e rituale (non a caso la band stessa di autodefinisce “extreme ritual metal”) evocata dall'uso pervasivo di campionamenti e parti sinfoniche, ogni brano resta comunque memorabile quanto basta ad evitare l'effetto monolite che troppo spesso affossa questo tipo di produzioni – un risultato che mi sento di accreditare interamente alle capacità della band e a cui le varie ospitate di Csihar, Tolis e compagnia, per quanto piacevoli, tutto sommato aggiungono poco.

In definitiva un lavoro più che meritevole – forse è ancora presto per dirlo, ma per quanto mi riguarda potremmo già avere un candidato per la miglior uscita black metal del 2016.

Recensione a cura di : Andrea Bertuzzi
voto 85/100

TRACKLIST:
01. Clavicula Salomonis  07:18
02. Of The Defunct  08:44
03. A Precipice Towards Abyssal Caves (Inmost Chasm, I)  06:04
04. Il Velo Delle Ombre  04:47
05. A Passage Through Abysmal Caverns (Inmost Chasm, II)  08:50
06. Sealed In Black Moon And Saturn  06:12
07. Congressus Cum Dæmone  06:38
TOTALE: 48:36

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