20/09/16

PAUL CHAIN "Alkahest" (Review) - [Reissue]

Full-length, Minotauro Records
(2016)


Ebbene sì, è giunta l’ora. Era proprio ora che la Minotauro mettesse mano al capolavoro di Paul Chain, “Alkahest”, rendendolo disponibile a chi non era riuscito ad accaparrarsi una copia della release originale, uscita nel 1995 per Flying Records/Godhead. Stiamo parlando di uno dei dischi cardine del metal in Italia, per quanto ci saranno schiere di detrattori pronti a confutare questa mia affermazione; tanto per intenderci, l’unico album dei Death SS in grado di competere davvero con questa release è la raccolta introduttiva “The Story 1977-1984”, che non a caso vede lo stesso Paul Chain come compositore ed esecutore di tutti i brani.

Dopo il seminale apporto dato alla band madre e i trascorsi sperimentali con i Violet Theatre, immediatamente prima della sua “morte artistica” arriva questo “Alkahest”: arcaico, ancestrale e legato a doppia mandata ad un genere – il doom – che lo stesso chitarrista pesarese ha contribuito a plasmare e che qui raggiunge punte di rara bellezza. Recensire “Alkahest” oggi non può prescindere da quella distinzione in “lati” che caratterizzava la prima edizione e che rende questo disco unico, data la presenza di Lee Dorrian dietro il microfono per tutto il lato B dell’album, un elemento che conferisce valore definitivo al lavoro. Tuttavia, non è solo il cameo di lusso del mainman dei Cathedral ad innalzare quest’album sulla vetta dei grandi capolavori: dirlo significherebbe non rendere piena giustizia all’operato di Chain, che qui raggiunge il compimento definitivo – e non è escluso che la presa di coscienza di aver conseguito un risultato artistico considerevole abbia progressivamente spinto il polistrumentista a voltare pagina e abbracciare nuovi lidi musicali. 

Veniamo alla musica, per chi non conoscesse le dieci gemme qui presenti: la dichiarazione di intenti migliore che Chain e soci potessero fare è affidata all’opener “Roses of Winter”, memore della tradizione sabbathiana che è da sempre un punto di riferimento indiscusso, cui fa seguito la malinconica “Living Today”, dal sapore vicino alle cose dei Saint Vitus con Wino. I riferimenti sono utili, ma mai esaustivi: ascoltate “Sand Glass”, vera e propria quintessenza del doom con accordi pieni e sagaci variazioni di chitarra, densa di quelle lugubri tastiere a cui noi aficionados siamo ben avvezzi e coronata dall’assolo sofferente e ben costruito ad opera di colui che Dorrian stesso definì “the Italian Maestro” (e non è un caso che la definizione sia nata proprio per questo pezzo, inserito all’epoca nella prestigiosa “Dark Passages vol. 2”). Sono quelle stesse tastiere ad introdurre due tra i picchi dell’album: la granitica eppur delicata “Three Water” e “Voyage to Hell”, riedizione della track già presente su “Detaching from Satan” qui affidata alle vocals ipnotiche di Lee Dorrian. 
Inutile dire che se il lato A del disco è da antologia del doom internazionale, il lato B non avrebbe sfigurato su un qualsiasi disco della prima fase dei Cathedral, complici quei rallentamenti che tutti conoscono come tipici della band britannica, ma che erano stati forgiati da tempo nelle fucine del Nostro. Un discorso che vale per l’eterea “Lake Without Water” (che beneficia nell’intro di una citazione dei Goblin) e per “Sepulchral Life”, le cui atmosfere rarefatte ci riportano alla mente quelle di “Soul Sacrifice” della band di Dorrian. 

A chiudere una ristampa che vi consiglio vivamente troviamo (seppur solo nella versione in CD) una cover di “Electric Funeral” dei Back Sabbath già presente su “Mirror”, che viene ovviamente reinterpretata alla maniera del buon Chain, con tanto di bridge aggiuntivi e vocals tipiche del suo stile (ricordate? “La lingua cantata da Paul Chain non esiste: è puramente fonetica”), pur non mancando il giusto omaggio al padre putativo Iommi in un assolo doppiato nel tipico stile dei primi dischi dei precursori di Birmingham. Un album colossale per un artista mai troppo incensato, la vera e propria Cassandra del nostro panorama musicale.

Recensione a cura di: schwarzfranz
Voto: 100/100

Tracklist:
1. Roses of Winter 04:58
2. Living Today 04:50
3. Sand Glass 05:47
4. Three Water 07:27
5. Reality 08:21
6. Voyage to Hell 04:32 
7. Static End 06:07 
8. Lake Without Water 04:51 
9. Sepulchral Life 20:38 

DURATA TOTALE: 01:07:31

PAGINA FACEBOOK

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...