01/06/17

WHERE THE SUN COMES DOWN "Welcome" (Recensione)

Full-length, Minotauro Records
(2017)

Probabilmente non sapremo mai quale sia il reale potenziale artistico che avrebbe potuto sprigionare la primissima formazione dei Death SS. Ne abbiamo una vaga idea nei brani (i migliori, per inciso) dei dischi solisti di Steve Sylvester che hanno visto reunion temporanee di tutti i membri, Paul Chain compreso, ma quello che era magico in quella line-up, sia nel periodo con Steve Sylvester che in quello con Sanctis Ghoram, non era solo l'attitudine funerea, la furia iconoclasta figlia del punk e l'immagine shockante; c'era una buona dose di follia schizzata, di quella che troviamo, che so, nei dischi di John Zorn, nei progetti Masada, nei Naked City o nei Primus, per citare esempi anche agli antipodi dal punto di vista musicale ma “affini” sul versante prettamente sperimentale.

Ordunque, quando si legge che dietro il monicker Where The Sun Comes Down si nascondono personaggi storici del calibro di Thomas Hand Chaste, Alexander Scardavian e Claude Galley, restano pochi dubbi sul tipo di disco che ascolteremo. No, non parlo del genere: mi riferisco all'attitudine, ad un modo di fare e di comporre che si colloca naturalmente fuori dagli schemi, senza alcuna velleità di scrivere hit singles, ritornelli catchy o passaggi “memorabili”. “Welcome” è un disco che osa, si spinge oltre la forma canzone ma sa anche risparmiare l'ascoltatore regalandogli momenti di pura atmosfera, equamente distribuiti nelle sette tracce presenti.

È vero, Hand Chaste ha spesso l'impostazione da santone anni '60 tipo Arthur Brown (ricordate la sua “Fire”?) e la chitarra schizzata di Scardavian è diretta figlia di quella di Chain, che è quasi il convitato di pietra di questo disco (e di molti altri, penso ai Sancta Sanctorum...): queste sono le premesse dell'opener “Mister Lie”, cui fa da immediato contraltare la lugubre “A Snowin' Day”, impreziosita da vari inserti di sax che – se possibile – aggiungono solo ad aggiungere altra follia, in piena sintonia con la lezione zorniana. Il lavoro si dipana così, tra ritmi di batteria mai scontati, le acidità in acustico di “Myself”, il taglio tipico delle release Rise Above della title track, la nenia agghiacciante che apre la conclusiva “Where The Sun Comes Down” e le melodie inconsuete di “Because We Were Fools”, che la chitarra di Alexander Scardavian contribuisce ad ammantare di viola come ai tempi dei Violet Theatre.

Insomma, un nuovo sermone di quell'adunata di spiritelli che nacque a Pesaro a fine anni '70 e i cui frutti si raccolgono ancor oggi; unico neo (personale) la copertina, che però se vogliamo contribuisce a creare quella sensazione di straniamento tra l'innocenza stilizzata del disegno da bambini e le funeree evoluzioni presenti tra le tracce. Ma si sa, a me piacciono i Cathedral, e anche l'artwork dev'essere alla vecchia maniera...

Recensione a cura di: schwarzfranz 
Voto: 78/100 

Tracklist:
1.Mister Lie
2.A Snowin’ Day
3.Voyage
4.Myself
5.Welcome
6.Because We Were Fools
7.Where The Sun Comes Down


MINOTAURO RECORDS - Facebook

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...